Pentax K-3 III Monochrome vs Fujifilm GFX100RF: nel bianco e nero conta davvero la dimensione del sensore?
Può un sensore APS-C monocromatico mettere realmente in difficoltà un sensore medio formato da 100 megapixel?
La domanda, detta così, può sembrare quasi provocatoria. Ed effettivamente il confronto che abbiamo realizzato è volutamente particolare: da una parte la Pentax K-3 III Monochrome, con sensore APS-C dedicato esclusivamente al bianco e nero; dall’altra la Fujifilm GFX100RF, con un sensore medio formato da circa 100 megapixel.
Due fotocamere profondamente differenti per filosofia, dimensioni del sensore, risoluzione e destinazione d’uso.
Il nostro obiettivo, però, non era stabilire quale delle due fosse la fotocamera migliore in assoluto. Volevamo piuttosto capire quanto possa incidere realmente l’assenza della matrice Bayer sulla qualità del bianco e nero.
E i risultati ci hanno dato parecchi spunti di riflessione.
Un confronto volutamente estremo
Per rendere il test il più coerente possibile abbiamo utilizzato, nei diversi scatti comparativi, la stessa triade esposimetrica: stessi ISO, stesso tempo e stesso diaframma.
La misurazione è stata effettuata anche con un esposimetro esterno a luce incidente.
Naturalmente questo non significa che le due fotocamere reagiscano esattamente nello stesso modo.
La sensibilità ISO effettiva può differire, così come possono cambiare la trasmittanza delle ottiche, la curva di contrasto e numerosi altri fattori.
Ed è proprio qui che il confronto diventa interessante.
Fin dai primi scatti abbiamo infatti osservato una differenza significativa nella risposta alla luce e nella distribuzione tonale.
Il primo elemento evidente: la luce
La Pentax Monochrome tende a mostrare una maggiore luminosità utilizzando gli stessi parametri di esposizione.
Il motivo principale è facilmente intuibile.
Un normale sensore a colori utilizza una matrice di filtri RGB, generalmente basata sullo schema Bayer. Questi filtri assorbono una parte della luce prima che questa raggiunga i fotodiodi.
Nel sensore monocromatico questa matrice non è presente.
Ogni fotosito registra direttamente l’intensità luminosa.
Questo comporta una maggiore quantità di luce utile che raggiunge il sensore e, almeno teoricamente, una migliore efficienza soprattutto quando si sale con la sensibilità ISO.
Nel nostro confronto questa differenza è risultata evidente più volte.
La Pentax mostrava immagini più luminose a parità di parametri, mentre la Fujifilm richiedeva in alcune situazioni circa due terzi di stop in più per avvicinarsi alla stessa resa generale.
Non è solamente una questione di esposizione
Il vero elemento interessante, però, non riguarda soltanto la quantità di luce.
Le due fotocamere interpretano il bianco e nero in maniera profondamente differente.
La Fujifilm deve partire da un’immagine acquisita attraverso la matrice Bayer e successivamente trasformarla in scala di grigi.
La Pentax, invece, registra direttamente la luminanza.
Questo cambia radicalmente il modo in cui vengono riprodotti colori differenti una volta trasformati in tonalità di grigio.
Durante il test abbiamo osservato, per esempio, superfici colorate che nella conversione della Fujifilm tendevano ad avvicinarsi tonalmente, mentre nella Pentax mantenevano una separazione più evidente.
La differenza è risultata particolarmente evidente in scene caratterizzate da molti verdi oppure da elementi rossi, verdi e blu con luminosità differenti.
La separazione tonale
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più importanti per chi ama realmente il bianco e nero.
Un buon bianco e nero non significa semplicemente eliminare il colore.
Significa gestire correttamente le relazioni di luminosità tra i differenti colori originali, trasformandole in una scala di grigi ricca e leggibile.
Con un file proveniente da una fotocamera a colori possiamo intervenire in post-produzione attraverso il miscelatore dei canali, i filtri colore digitali e numerose altre tecniche.
È un enorme vantaggio in termini di flessibilità.
Ma richiede intervento.
La Pentax Monochrome, invece, ci ha restituito già in partenza un file con una separazione tonale molto convincente e, in molte situazioni, sorprendentemente vicina alla sensazione che si può avere utilizzando una pellicola bianco e nero.
Una maggiore sensazione di matericità
Un altro elemento che abbiamo osservato più volte riguarda quella che potremmo definire matericità dell’immagine.
Texture, superfici, microcontrasto e dettaglio fine appaiono particolarmente evidenti nei file della Pentax.
Questo non significa che la GFX100RF manchi certamente di dettaglio.
Anzi.
Con circa 100 megapixel, il livello di risoluzione disponibile è ovviamente enorme e il confronto al 100% deve essere interpretato con attenzione proprio per la differenza gigantesca nella risoluzione dei due sensori.
Eppure, osservando le immagini nel loro insieme, il file monocromatico trasmette spesso una maggiore sensazione di presenza e tridimensionalità delle superfici.
È una differenza difficile da quantificare, ma visivamente molto interessante.
Medio formato contro APS-C
È importante ricordare continuamente un particolare.
Stiamo mettendo a confronto un sensore medio formato da circa 100 megapixel con un APS-C da circa 26 megapixel.
Sulla carta, la disparità dovrebbe essere enorme.
Eppure nel bianco e nero puro il piccolo sensore monocromatico riesce non soltanto a difendersi, ma in alcuni aspetti a mostrare caratteristiche che il sensore più grande non riesce a replicare direttamente.
Ed è probabilmente questa la parte più sorprendente del test.
12.800 ISO: il vantaggio del monocromatico diventa evidente
Abbiamo quindi spinto entrambe le fotocamere fino a 12.800 ISO.
I risultati sono stati ottimi per entrambe.
La GFX100RF conferma naturalmente l’enorme qualità del proprio sensore.
Ma la Pentax Monochrome ha prodotto un risultato veramente notevole.
L’assenza del filtro colore significa che il sensore non deve compensare la perdita di luce introdotta dalla matrice Bayer.
Questo comporta una minore necessità di amplificazione del segnale e contribuisce alla qualità dell’immagine alle alte sensibilità.
È uno dei motivi per cui le fotocamere monocromatiche hanno sempre mostrato prestazioni particolarmente interessanti quando la luce diminuisce.
Il test dell’invarianza
Siamo poi passati a una prova ancora più estrema.
Abbiamo effettuato un test di invarianza partendo da un’esposizione corretta a 6.400 ISO e sottoesponendo progressivamente fino ad arrivare a 200 ISO, quindi con una differenza complessiva di circa cinque stop.
Successivamente abbiamo recuperato l’esposizione in post-produzione.
È una situazione volutamente limite, ma molto utile per capire il comportamento del sensore quando il file viene fortemente stressato.
Ed è qui che il risultato ci ha sorpreso particolarmente.
Nel recupero delle ombre, il file della GFX100RF ha mostrato la comparsa di banding, mentre la Pentax Monochrome ha mantenuto una resa più pulita soprattutto nelle zone medio-scure.
Un risultato particolarmente interessante considerando che stiamo confrontando un sensore APS-C con un sensore medio formato capace di lavorare con una profondità dati molto elevata.
Il filtro Bayer ha quindi un impatto reale?
La risposta, dopo questo test, è inevitabilmente sì.
La matrice Bayer è indispensabile per ottenere un’immagine a colori con la tecnologia tradizionale, ma introduce inevitabilmente dei compromessi.
Riduce la quantità di luce che raggiunge direttamente i fotodiodi e richiede inoltre un processo di demosaicizzazione per ricostruire l’informazione cromatica completa.
Nel normale utilizzo questi compromessi vengono gestiti in maniera straordinariamente efficace dalle fotocamere moderne.
Ma mettendo a confronto direttamente un sensore convenzionale con un sensore monocromatico, le differenze diventano più facilmente visibili.
Il grande vantaggio di una fotocamera a colori
Questo non significa naturalmente che una fotocamera monocromatica sia automaticamente migliore.
Una fotocamera a colori offre una flessibilità enormemente superiore.
Possiamo decidere successivamente se utilizzare il colore oppure il bianco e nero.
Possiamo inoltre modificare in post-produzione il rapporto tonale tra rossi, verdi, blu, gialli e tutte le altre componenti cromatiche.
In una fotocamera monocromatica questa possibilità non esiste.
Per modificare la risposta tonale dobbiamo utilizzare filtri fisici colorati davanti all’obiettivo, proprio come si faceva con la pellicola.
Ed è anche importante ricordare che un filtro fisico e un filtro digitale applicato successivamente non producono necessariamente lo stesso risultato.
Perché il monocromatico ricorda maggiormente la pellicola
Per chi ha una lunga esperienza con la fotografia analogica e soprattutto con la stampa fine art in bianco e nero, questo aspetto può diventare particolarmente interessante.
Uno dei problemi del bianco e nero digitale è spesso proprio quello di ottenere una resa tonale che non appaia semplicemente come una fotografia a colori desaturata.
Con un buon file monocromatico questa sensazione arriva molto più facilmente.
Servono pochi interventi per ottenere un’immagine con una resa naturale, ricca di sfumature e con una particolare continuità tonale.
Non possiamo naturalmente affermare che il digitale diventi improvvisamente pellicola.
Ma il mood complessivo può avvicinarsi in maniera sorprendente.
Serve davvero una fotocamera monocromatica?
Dipende naturalmente dal tipo di fotografia che facciamo.
Per chi fotografa prevalentemente a colori e utilizza occasionalmente il bianco e nero, probabilmente no.
Una moderna fotocamera Bayer offre una qualità straordinaria e una flessibilità impossibile da ottenere con un corpo esclusivamente monocromatico.
Ma per chi ama profondamente il bianco e nero, lavora quasi esclusivamente in scala di grigi e ricerca una particolare resa tonale, una fotocamera monocromatica rappresenta ancora oggi uno strumento unico.
Pentax K-3 III Monochrome, Ricoh GR Monochrome e naturalmente le varie Leica Monochrom appartengono proprio a questa filosofia.
Quindi chi ha vinto?
Probabilmente è la domanda sbagliata.
La Fujifilm GFX100RF resta una fotocamera straordinaria, dotata di una risoluzione enorme, di un sensore di grandi dimensioni e soprattutto della possibilità di lavorare sia a colori sia in bianco e nero.
La Pentax K-3 III Monochrome è invece uno strumento estremamente specializzato.
E proprio questa specializzazione le permette di fare qualcosa di sorprendente.
Un sensore APS-C monocromatico riesce a confrontarsi senza alcun complesso di inferiorità con un sensore medio formato da 100 megapixel quando il terreno di gioco diventa esclusivamente il bianco e nero.
Non sappiamo se possiamo assegnare una vittoria ai punti.
Ma sicuramente la Pentax non è uscita dal confronto per KO.
Anzi.
Ed è forse proprio questa la riflessione più interessante che ci lascia il test: nella fotografia digitale la dimensione del sensore e il numero di megapixel contano moltissimo, ma la tecnologia con cui quel sensore acquisisce la luce può contare altrettanto.
E voi cosa ne pensate?
Preferite la flessibilità di una fotocamera tradizionale a colori oppure, per il bianco e nero, sareste disposti a utilizzare un corpo esclusivamente monocromatico?





