Ricoh GR IV Monochrome: perché scegliere una compatta solo bianco e nero
Perché acquistare una fotocamera che scatta soltanto in bianco e nero?
E soprattutto: perché scegliere una Ricoh GR IV Monochrome quando esistono già compatte premium straordinarie, magari più complete, dotate di mirino, di simulazioni pellicola e naturalmente capaci di fotografare anche a colori?
È una domanda legittima.
E in realtà la risposta racconta molto più della semplice scheda tecnica di questa fotocamera.
Perché la GR IV Monochrome non nasce per essere la macchina più completa.
Nasce per essere una fotocamera che possiamo avere sempre con noi.
Un vero taccuino fotografico.
Perché ho scelto la Ricoh GR IV Monochrome
Le ragioni principali sono due.
La prima è molto semplice:
volevo una macchina realmente tascabile.
Non “abbastanza piccola da mettere in una borsa”.
Non una fotocamera compatta rispetto a una mirrorless professionale.
Volevo una macchina che potessi infilare letteralmente in tasca e portare con me anche quando non avevo alcuna intenzione di uscire a fotografare.
Quando vado a fare una passeggiata.
Quando vado a fare la spesa.
Quando esco con la famiglia.
Quando semplicemente sto vivendo la mia giornata.
Questo è un concetto molto diverso da quello di una fotocamera da viaggio.
Il vero significato di “sempre con sé”
Molte fotocamere vengono definite compatte.
Ma nella realtà richiedono comunque:
una borsa;
una tracolla;
una custodia;
uno spazio dedicato.
La Ricoh GR appartiene invece a un’altra categoria.
È talmente piccola che può convivere tranquillamente con uno smartphone.
Anzi, in tasca può risultare persino meno fastidiosa di alcuni telefoni moderni.
Ed è proprio questo a cambiare completamente il rapporto con la fotografia.
Non decidiamo più di “portare la fotocamera”.
La fotocamera è semplicemente con noi.
Un taccuino fotografico
Il paragone che mi viene più naturale è quello del taccuino.
Un piccolo quaderno sul quale annotiamo qualcosa quando la vediamo.
La Ricoh funziona allo stesso modo.
Non deve necessariamente servire a realizzare un progetto.
Può semplicemente raccontare:
la nostra vita;
la famiglia;
una strada;
una luce;
un volto;
un momento;
qualcosa che normalmente avremmo lasciato passare.
Ed è proprio questa libertà che cercavo.
Perché Monochrome?
A questo punto la domanda successiva diventa inevitabile.
Perché non acquistare semplicemente la GR IV a colori?
Perché scegliere una macchina che rinuncia completamente al colore?
Perché amo il bianco e nero.
Ma soprattutto perché, per il tipo di fotografia che voglio realizzare con questa macchina, considero il bianco e nero più coerente.
Non è semplicemente l’assenza del colore.
È un modo diverso di vedere.
Un sensore realmente monocromatico
La differenza fondamentale è che la GR IV Monochrome non produce un bianco e nero partendo da un sensore colore.
Utilizza un sensore monocromatico.
Questo significa che davanti ai fotodiodi non è presente il tradizionale filtro colore Bayer.
Il sensore registra quindi direttamente le informazioni di luminanza.
Non deve ricostruire il colore.
Non deve successivamente trasformare quell’informazione in bianco e nero.
Nasce già monocromatico.
Perché questo fa la differenza
Il filtro Bayer assorbe una parte della luce che raggiunge il sensore.
Inoltre un sensore colore deve utilizzare un processo di demosaicizzazione per ricostruire l’immagine finale.
Con un sensore monocromatico questo passaggio non esiste.
Ogni fotosito registra direttamente informazione luminosa.
Il risultato può tradursi in:
- maggiore sensibilità;
- microcontrasto elevato;
- dettaglio molto pulito;
- comportamento eccellente agli alti ISO;
- transizioni tonali particolarmente piacevoli.
E nel bianco e nero queste caratteristiche si vedono.
Una resa ad alti ISO straordinaria
Uno degli aspetti che colpiscono maggiormente è proprio il comportamento agli ISO elevati.
Ho utilizzato tranquillamente valori molto alti.
8.000 ISO non rappresentano un problema reale per molte situazioni.
Anche 10.000 o 12.800 ISO possono risultare utilizzabili a seconda della fotografia.
Naturalmente non significa che il rumore scompaia.
Ma il modo in cui viene restituito è molto diverso.
Nel bianco e nero, inoltre, una certa struttura può diventare persino parte dell’estetica dell’immagine.
ISO elevati e fotografia più libera
Questa caratteristica si sposa perfettamente con la filosofia della Ricoh.
Se la macchina deve essere un taccuino fotografico, non voglio continuamente preoccuparmi della luce.
Voglio poter fotografare:
di giorno;
di sera;
in interni;
in condizioni poco illuminate.
E sapere che posso alzare gli ISO senza grandi preoccupazioni rende l’utilizzo molto più spontaneo.
ISO invariance impressionante
Un’altra caratteristica che colpisce moltissimo è la capacità di recuperare immagini sottoesposte.
Naturalmente non consiglio di esporre male volontariamente.
Ma nei test più estremi abbiamo volutamente prodotto file decisamente sottoesposti.
Il recupero delle ombre è impressionante.
Possiamo riportare in superficie una quantità di informazione sorprendente.
Attenzione alle alte luci
Questo non significa che possiamo ignorare completamente l’esposizione.
Con un sensore monocromatico bisogna prestare particolare attenzione soprattutto alle alte luci.
Se una zona è realmente bruciata, l’informazione è persa.
Per questo trovo particolarmente interessante una delle modalità esposimetriche disponibili sulla Ricoh:
la misurazione con priorità alle alte luci.
La fotometria con priorità alle alte luci
La macchina cerca di evitare il clipping nelle zone più luminose.
In determinate situazioni questo porta a file apparentemente sottoesposti.
Ma considerando la straordinaria capacità di recupero nelle ombre, il compromesso è molto intelligente.
Meglio proteggere le alte luci e recuperare successivamente le zone scure.
È un modo di lavorare particolarmente adatto a un sensore di questo tipo.
Corpo macchina: piccolo ma sorprendentemente solido
Le precedenti Ricoh GR erano già molto compatte.
Ma questa nuova versione mi ha dato una sensazione costruttiva leggermente migliore.
È difficile quantificarlo senza smontare la macchina.
Parliamo quindi soprattutto di feeling.
La GR IV Monochrome sembra un po’ più piena, più consistente.
Pur rimanendo estremamente leggera.
Una macchina davvero utilizzabile con una mano
Uno degli elementi più interessanti della progettazione Ricoh è l’ergonomia.
Nonostante le dimensioni ridotte, la fotocamera può essere realmente utilizzata con una sola mano.
Ed è fondamentale.
Perché una macchina di questo tipo deve poter essere estratta rapidamente dalla tasca, accesa, utilizzata e rimessa via.
Non deve richiedere una preparazione particolare.
Due ghiere e controlli ben organizzati
Sulla parte superiore e posteriore troviamo controlli sufficienti per gestire rapidamente:
tempo;
diaframma;
ISO;
compensazione dell’esposizione;
modalità di scatto.
Volendo possiamo utilizzare la fotocamera completamente in manuale.
Personalmente, però, trovo che una macchina del genere abbia ancora più senso utilizzata in modalità semi-automatica.
Come la utilizzo
La mia configurazione preferita è molto semplice.
Lavoro spesso in priorità di diaframma, con Auto ISO e un tempo minimo prestabilito.
In questo modo scelgo principalmente:
profondità di campo;
inquadratura;
momento.
La fotocamera pensa al resto.
E quando serve posso intervenire immediatamente sulla compensazione dell’esposizione.
Ghiera delle modalità con blocco
Un dettaglio molto intelligente è il blocco della ghiera delle modalità.
Sembra banale.
Ma una fotocamera che vive in tasca rischierebbe facilmente di cambiare impostazione accidentalmente.
Il blocco evita il problema.
Sono piccoli dettagli che dimostrano quanto il progetto GR sia stato affinato nel corso degli anni.
Accensione velocissima
Questo è uno dei suoi veri punti di forza.
L’accensione è praticamente immediata.
Quando vediamo qualcosa:
estraiamo la macchina;
premiamo il pulsante;
pochi istanti dopo siamo pronti.
Per street e fotografia documentaria questa rapidità è fondamentale.
Una fotocamera tascabile che impiega troppo tempo ad avviarsi perderebbe buona parte del proprio senso.
Il pulsante di accensione
Personalmente preferisco questo sistema rispetto a una levetta meccanica facilmente attivabile.
La pressione richiesta è sufficientemente intenzionale da evitare che la macchina si accenda accidentalmente in tasca.
Ancora una volta: piccolo dettaglio, ma importante.
Comandi posteriori
Sul dorso troviamo diversi pulsanti.
Potrebbero sembrare troppi considerando le dimensioni della macchina.
Nella pratica, però, l’organizzazione è piuttosto razionale.
Il selettore posteriore svolge diverse funzioni.
I pulsanti possono essere personalizzati.
E la fotocamera restituisce la sensazione di un progetto che nel tempo è stato progressivamente raffinato.
Accesso diretto alla riproduzione
Interessante anche il comportamento del pulsante Play.
Possiamo visualizzare le immagini anche con la fotocamera spenta senza dover necessariamente estendere l’obiettivo.
È una soluzione molto pratica.
Il filtro rosso fisico
Una delle caratteristiche più particolari della GR IV Monochrome è la presenza di un filtro rosso fisico.
Non una simulazione software.
Un filtro reale che entra nel percorso ottico.
Ed è una soluzione estremamente interessante per chi arriva dalla fotografia analogica in bianco e nero.
Cosa fa un filtro rosso
Nel bianco e nero un filtro colore modifica il modo in cui i diversi colori vengono tradotti in grigio.
Il rosso tende, per esempio, a:
schiarire elementi rossi;
scurire significativamente cielo e tonalità blu;
aumentare la separazione tonale in determinate situazioni.
Il risultato può essere molto marcato.
E proprio per questo non va utilizzato indiscriminatamente.
Una soluzione veramente fotografica
Ricoh avrebbe potuto limitarsi a simulare digitalmente l’effetto.
Ma su un sensore monocromatico puro non abbiamo l’informazione colore necessaria per replicare realmente lo stesso comportamento dopo lo scatto.
Quindi il filtro deve intervenire fisicamente prima che la luce raggiunga il sensore.
È una soluzione coerente e, per certi versi, affascinante.
Il filtro rosso come ND leggero
Il filtro assorbe anche una quantità significativa di luce.
Indicativamente nell’ordine di circa due stop, a seconda della situazione.
Questo significa che può diventare utile anche per allungare leggermente il tempo di esposizione.
Naturalmente non nasce come filtro ND.
Ma l’effetto collaterale può essere creativo.
Autonomia
La batteria è inevitabilmente piccola.
Ma, utilizzando la fotocamera nella filosofia per cui è nata, l’autonomia è più che sufficiente.
Io tendo a fare così:
vedo la fotografia;
accendo;
scatto;
spengo.
In una giornata di escursione ho realizzato alcune centinaia di fotografie senza dover ricorrere alla seconda batteria.
Batterie economiche
Altro dettaglio piacevole:
le batterie aggiuntive non hanno costi assurdi.
Con una cifra ragionevole possiamo acquistare un paio di batterie supplementari e un caricatore doppio.
Considerando i prezzi raggiunti dagli accessori originali di alcuni produttori, è una cosa che apprezzo.
USB-C
Naturalmente la fotocamera può essere ricaricata tramite USB-C.
Questo la rende ancora più semplice da gestire in viaggio.
Power bank.
Caricatore del telefono.
Caricatore USB-C multiporta.
Non serve necessariamente portarsi dietro un alimentatore dedicato.
Memoria interna
Una caratteristica particolarmente interessante è la presenza di una memoria interna di circa 53 GB.
È tantissimo per una macchina del genere.
Ricoh dichiara una capacità nell’ordine di centinaia di RAW.
Questo significa che possiamo utilizzare tranquillamente la fotocamera anche senza scheda.
MicroSD
Se vogliamo espandere la memoria dobbiamo invece utilizzare una microSD.
Personalmente avrei preferito una SD tradizionale.
Ma le dimensioni del corpo spiegano facilmente questa scelta.
In ogni caso la memoria interna è talmente ampia da rendere la scheda quasi secondaria per molti utilizzi.
Non è tropicalizzata
Qui arriviamo a uno dei limiti che considero più importanti.
La Ricoh GR IV Monochrome non è tropicalizzata.
Per una macchina che dovrebbe essere sempre con noi, sarebbe stata una caratteristica molto gradita.
Capisco le difficoltà progettuali.
L’obiettivo è retrattile e tutta la parte frontale rende più complicata una vera sigillatura.
Ma rimane comunque un limite.
Proteggerla dalla polvere
Ricoh propone accessori che permettono di applicare filtri e protezioni davanti all’obiettivo.
Per chi frequenta:
montagna;
spiagge;
ambienti polverosi;
condizioni difficili,
può essere una soluzione intelligente.
Non rende automaticamente la macchina impermeabile, ma almeno protegge ulteriormente la zona più delicata.
Il video? C’è, ma non è il motivo per comprarla
La fotocamera può naturalmente registrare video.
Personalmente non l’ho praticamente utilizzata per quello.
E credo che moltissimi acquirenti della Monochrome faranno lo stesso.
Questa è prima di tutto una macchina fotografica.
E soprattutto una macchina per fotografare in bianco e nero.
Il menu richiede un po’ di apprendimento
Chi arriva per la prima volta da altri sistemi potrebbe impiegare qualche giorno a comprendere completamente la logica Ricoh.
Non è un menu impossibile.
Ma non è nemmeno la classica macchina che prendiamo in mano e utilizziamo immediatamente senza leggere nulla.
Bisogna capire:
le modalità esposimetriche;
la personalizzazione;
lo Snap Focus;
la logica dei tasti.
Una volta configurata, però, si utilizza molto velocemente.
Display: molto migliorato
Una fotocamera senza mirino dipende completamente dal display.
Ed è quindi importante che sia realmente visibile all’aperto.
Qui Ricoh ha fatto un buon lavoro.
Anche sotto un sole molto intenso il monitor rimane utilizzabile.
Personalmente consiglio di aumentare manualmente la luminosità, perché la regolazione automatica non sempre sfrutta il livello massimo quando servirebbe.
Utilizzabile anche con gli occhiali da sole
Durante un’escursione in montagna ho fotografato in condizioni di luce molto forte e anche utilizzando occhiali da sole sono riuscito a leggere correttamente il display.
Per una macchina priva di mirino è un aspetto essenziale.
Il limite delle scene molto sottoesposte
Naturalmente se stiamo proteggendo fortemente le alte luci e il file risulta molto scuro, anche il monitor mostrerà ombre molto chiuse.
Ma questo non è un difetto specifico della Ricoh.
È un problema che interessa in generale qualsiasi display o mirino elettronico quando lavoriamo con scene estremamente contrastate.
Niente mirino elettronico
La GR IV Monochrome non permette di collegare un mirino elettronico.
Per qualcuno sarà un limite importante.
È possibile utilizzare un mirino ottico esterno, ma naturalmente non mostra:
esposizione;
messa a fuoco;
istogramma;
parametri.
Serve semplicemente per inquadrare.
Eppure, abbinato allo Snap Focus, può diventare sorprendentemente efficace.
Snap Focus: una delle funzioni più interessanti
Chi utilizza Ricoh conosce bene lo Snap Focus.
Possiamo impostare preventivamente una distanza di messa a fuoco.
Per esempio:
1 metro;
1,5 metri;
2 metri;
5 metri.
La fotocamera ci mostra anche la profondità di campo disponibile in base al diaframma.
Tornare alla fotografia iperfocale
È un approccio che ricorda molto la street photography tradizionale.
Impostiamo una distanza.
Chiudiamo il diaframma.
Otteniamo una determinata zona di nitidezza.
A quel punto non dobbiamo più aspettare l’autofocus.
Solleviamo la macchina e scattiamo.
Con mirino ottico diventa ancora più interessante
Utilizzando un mirino ottico esterno possiamo addirittura disattivare il display.
Questo significa:
maggiore autonomia;
zero distrazioni;
inquadratura immediata;
nessuna necessità di autofocus.
È un modo di fotografare quasi analogico.
Ed è estremamente divertente.
Perfetta per la street photography
Qui probabilmente troviamo il suo ambiente naturale.
Compatta.
Silenziosa.
Nera.
Discreta.
Snap Focus.
28 mm equivalente.
Accensione istantanea.
Otturatore centrale.
È difficile immaginare uno strumento molto più coerente per la fotografia di strada.
Autofocus
In buona luce l’autofocus è molto rapido.
Soprattutto in AF singolo.
Ed è esattamente la modalità che considero più coerente con questa macchina.
Non vedo grande motivo per acquistare una GR Monochrome pensando a inseguimenti sportivi o tracking complesso.
È una punta-e-scatta evoluta.
Autofocus ibrido su sensore monocromatico
Una caratteristica tecnicamente interessante è il sistema AF ibrido.
I sensori monocromatici presentano alcune difficoltà per i tradizionali sistemi a rilevamento di fase.
Ricoh utilizza quindi una soluzione nella quale la fase aiuta a determinare rapidamente direzione e distanza, mentre la rifinitura finale viene completata attraverso il contrasto.
Il risultato, almeno in buona luce, è estremamente veloce.
In luce molto bassa
Quando la luce diventa veramente minima, l’autofocus rallenta.
Non stiamo parlando di una stanza semplicemente poco illuminata.
Parliamo di condizioni realmente molto scure.
In questi casi può intervenire l’illuminatore AF.
Naturalmente nella street photography possiamo disattivarlo e ricorrere allo Snap Focus.
Otturatore centrale
La Ricoh utilizza un leaf shutter, cioè un otturatore centrale.
I vantaggi sono diversi.
Prima di tutto:
silenziosità.
Lo scatto è quasi impercettibile.
Ma c’è anche un altro vantaggio molto interessante per chi utilizza flash:
la possibilità di sincronizzare a tempi molto rapidi.
Stabilizzazione sul sensore
Nonostante il corpo minuscolo, la GR IV Monochrome dispone di stabilizzazione meccanica sul sensore a cinque assi.
Ricoh dichiara valori molto elevati.
Nella pratica preferisco essere più prudente.
Ma tre-quattro stop reali sono assolutamente credibili.
Un quarto di secondo a mano libera
Con un po’ di attenzione, 1/4 di secondo è perfettamente utilizzabile.
In alcune situazioni possiamo spingerci ulteriormente.
Ed è un risultato notevole considerando le dimensioni della macchina.
Questo si combina perfettamente con l’ottima resa ad alti ISO.
Fotografare praticamente al buio
Una delle immagini realizzate in montagna è stata scattata in condizioni di luce estremamente scarsa.
Circa 8.000 ISO.
Tempo intorno a 1/4 di secondo.
A mano libera.
È esattamente il tipo di situazione nella quale comprendiamo il vantaggio complessivo del sistema:
sensore monocromatico;
ISO elevati;
stabilizzazione;
obiettivo luminoso;
corpo piccolo.
L’obiettivo è stato migliorato
La lente rimane un 28 mm equivalente, ma lo schema è stato aggiornato rispetto alla precedente generazione.
La GR IV utilizza un progetto ottico rivisto, con particolare attenzione alla resa periferica e alle aberrazioni.
Ed è una delle parti della macchina che mi ha impressionato maggiormente.
Ottima resistenza al flare
La resistenza al controluce è veramente elevata.
Anche senza paraluce l’obiettivo gestisce molto bene sorgenti luminose forti.
Può naturalmente comparire occasionalmente qualche artefatto, soprattutto il classico pattern generato dall’interazione tra sensore e luce incidente.
Ma complessivamente il comportamento è eccellente.
Distorsione molto contenuta
Per essere un 28 mm equivalente, la distorsione è ben controllata.
Abbiamo osservato anche file senza le normali correzioni software e il comportamento nativo rimane convincente.
Naturalmente esiste la normale distorsione prospettica della focale.
Se ci avviciniamo troppo a un volto, il naso diventerà più grande.
Non è un difetto dell’obiettivo.
È prospettiva.
Ritratti con un 28 mm?
Si possono fare.
Bisogna soltanto conoscere la focale.
Se posizioniamo il soggetto verso i bordi o ci avviciniamo eccessivamente, la prospettiva diventa più evidente.
Con le giuste distanze, invece, anche un 28 mm può produrre ritratti ambientati molto interessanti.
Vignettatura
La vignettatura è presente.
È probabilmente uno dei difetti ottici più visibili.
Chiudendo il diaframma migliora sensibilmente, anche se una leggera caduta agli angoli può rimanere.
Personalmente non mi disturba.
Anzi, nel bianco e nero spesso la lascio intenzionalmente.
Per chi non la gradisce, comunque, la correzione è semplicissima.
Nitidezza molto elevata
La resa dell’obiettivo è impressionante.
Già a tutta apertura il centro è perfettamente utilizzabile.
Chiudendo a f/4-f/5.6 diventa estremamente nitido anche verso i bordi.
Ma la cosa più interessante è che questa nitidezza non sembra dipendere pesantemente dal software.
L’obiettivo appare realmente molto risolvente.
Forse persino troppo nitido
Per il mio gusto personale, in alcuni casi è quasi troppo inciso.
Soprattutto nel bianco e nero tendo a preferire una resa meno digitale e leggermente più organica.
Per questo spesso riduco lo sharpening in sviluppo oppure aggiungo una piccola quantità di grana.
Non perché manchi dettaglio.
Esattamente il contrario.
Close-up
La modalità ravvicinata funziona molto bene.
Possiamo avvicinarci parecchio al soggetto e mantenere un dettaglio eccellente.
Naturalmente non sostituisce un vero obiettivo macro.
Ma per:
dettagli;
oggetti;
cibo;
texture;
piccoli elementi,
è più che sufficiente.
Profili monocromatici
La GR IV Monochrome offre diversi profili dedicati al bianco e nero.
Da interpretazioni più morbide a rese decisamente più contrastate.
E soprattutto possiamo personalizzarli.
Contrasto.
Alte luci.
Ombre.
Grana.
Tonalità.
Questo permette di ottenere JPEG già molto vicini al risultato finale.
Aggiungere grana
In alcune immagini ho aggiunto volutamente una piccola quantità di grana.
Non perché voglia fingere che il file digitale sia pellicola.
Ma perché una leggera struttura può rendere l’immagine meno perfetta e, per il mio gusto personale, più piacevole.
Il vantaggio è che possiamo creare questo look direttamente in macchina.
JPEG e DNG
La fotocamera registra naturalmente JPEG, ma anche DNG.
È una scelta che apprezzo moltissimo.
Il DNG è un formato estremamente diffuso e viene aperto direttamente da Lightroom e Camera Raw.
Non serve quindi aspettare necessariamente un profilo RAW proprietario specifico.
Il bianco e nero nel RAW
Anche lavorando sul DNG possiamo mantenere una base coerente con il profilo monocromatico.
Poi naturalmente abbiamo tutta la libertà del RAW.
È una combinazione estremamente efficace per chi vuole:
JPEG pronto;
oppure sviluppo Fine Art più accurato.
La stampa fa capire davvero la differenza
Sul monitor un buon file bianco e nero può essere molto bello.
Ma è soprattutto in stampa che un sensore monocromatico mostra realmente il proprio carattere.
Microcontrasto.
Passaggi tonali.
Dettaglio.
Neri.
Resa della grana.
Una stampa anche relativamente semplice mette immediatamente in evidenza la qualità del file.
Non è solo una questione di nitidezza
La differenza rispetto a un file colore convertito in bianco e nero non riguarda semplicemente “più dettaglio”.
È l’intera struttura dell’immagine a essere differente.
Le transizioni.
La risposta alle alte sensibilità.
Il microcontrasto.
La pulizia.
Sono differenze sottili, ma per chi ama e stampa il bianco e nero diventano importanti.
Costa molto?
Sì.
Non è una fotocamera economica.
E qualcuno potrà giustamente obiettare che, per una macchina così piccola e con ottica fissa, il prezzo è importante.
Ma il mercato sembra avere già risposto.
La domanda è molto elevata e in diversi negozi la disponibilità è limitata.
Questo dimostra una cosa interessante.
I prodotti di nicchia possono ancora vendere
Il mercato fotografico è difficile.
Ma quando un produttore propone qualcosa di realmente differente, esiste ancora un pubblico disposto ad acquistarlo.
La GR IV Monochrome non cerca di piacere a tutti.
Anzi.
È monocromatica.
Ha una sola focale.
Non ha mirino.
Non è tropicalizzata.
Ed è proprio questa identità così precisa a renderla interessante.
Ricoh GR IV Monochrome o Fujifilm X100VI?
È una delle domande inevitabili.
Sono però prodotti molto differenti.
La Fujifilm X100VI offre vantaggi importanti.
Mirino ibrido.
Maggiore versatilità.
Simulazioni pellicola.
Colore.
Una focale equivalente differente.
Un’esperienza d’uso più tradizionale.
Ma è anche una macchina decisamente più grande.
La vera unicità della Ricoh
Il punto è questo:
la GR può realmente stare in tasca.
Sempre.
Ed è probabilmente l’unica compatta premium di questo livello che mantiene ancora questa caratteristica.
Leica Q.
Fujifilm X100.
Sony RX1.
Altre compatte premium.
Sono tutte relativamente piccole rispetto a un sistema a ottiche intercambiabili.
Ma non sono realmente tascabili nello stesso modo.
Il confronto corretto non è solo sulle specifiche
Se confrontiamo semplicemente:
sensore;
mirino;
autofocus;
batteria;
ottica;
la Ricoh potrebbe anche sembrare meno completa.
Ma il valore di questa macchina sta in qualcosa che una tabella non misura:
la probabilità che sia realmente con noi quando arriva la fotografia.
Ed è forse la specifica più importante di tutte.
Il vero tema: il 28 mm
Se c’è una scelta sulla quale bisogna riflettere attentamente è la focale.
La GR IV Monochrome utilizza un 28 mm equivalente.
Non è una focale per tutti.
È piuttosto ampia.
Bisogna imparare ad avvicinarsi.
Bisogna gestire correttamente la prospettiva.
Bisogna fare attenzione ai soggetti posizionati ai bordi.
Perché però il 28 mm ha senso
Più la utilizzo, più comprendo la scelta.
In ambienti stretti è estremamente versatile.
Nel reportage permette di includere il contesto.
Nella street ti costringe a entrare nella scena.
Nel viaggio funziona praticamente ovunque.
Un 40 mm è più naturale per certi fotografi, ma può diventare limitante quando manca spazio.
Vorrei anche una GR 40mm Monochrome?
Assolutamente sì.
Una futura GR IVx Monochrome con un equivalente intorno ai 40 mm sarebbe molto interessante.
E probabilmente molti fotografi finirebbero per possederle entrambe.
Non sarebbe nemmeno un concetto nuovo.
Storicamente sono esistite serie di compatte con focali differenti proprio per costruire una sorta di piccolo sistema senza cambiare ottica.
Due focali, due modi di vedere
28 mm e 40 mm possono coprire due approcci molto diversi.
28 mm:
più contesto;
più immersione;
più street;
più reportage.
40 mm:
più selezione;
più naturalezza;
più distanza;
maggiore facilità nel ritratto ambientato.
Una coppia del genere avrebbe davvero molto senso.
A chi consiglio la Ricoh GR IV Monochrome
È una fotocamera che prenderei seriamente in considerazione se:
amate profondamente il bianco e nero;
volete una macchina realmente tascabile;
fate street photography;
fate reportage;
volete un taccuino fotografico quotidiano;
stampate le vostre immagini;
amate lavorare con alti ISO;
apprezzate lo Snap Focus;
volete uno strumento minimalista.
A chi non la consiglierei
Non è invece la macchina più logica se:
il colore è fondamentale per il vostro lavoro;
volete un mirino elettronico;
avete bisogno di zoom;
non amate il 28 mm;
fate sport o fotografia dinamica avanzata;
avete bisogno di tropicalizzazione;
volete un’unica fotocamera realmente universale.
È una macchina specialistica.
Ed è proprio per questo che funziona.
Conclusioni
La Ricoh GR IV Monochrome è una fotocamera strana.
Piccola.
Costosa.
Con una sola focale.
Senza colore.
Senza mirino.
Non tropicalizzata.
Eppure dopo averla utilizzata si comprende perfettamente il motivo per cui sta suscitando tanto interesse.
È uno strumento con un’identità fortissima.
Il sensore monocromatico offre una resa straordinaria.
L’obiettivo è eccellente.
Gli alti ISO sono impressionanti.
La stabilizzazione è molto efficace considerando le dimensioni.
Lo Snap Focus trasforma la macchina in uno strumento perfetto per la street photography.
Il filtro rosso fisico è una vera chicca per chi ama il bianco e nero.
Ma soprattutto c’è una caratteristica che domina tutte le altre:
la possiamo avere sempre con noi.
E una fotocamera che abbiamo sempre con noi produrrà inevitabilmente più fotografie di una macchina tecnicamente superiore rimasta a casa.
Per me è questo il senso della GR IV Monochrome.
Non sostituire un sistema fotografico.
Non diventare l’unica macchina.
Ma diventare quella fotocamera che racconta ciò che normalmente non avremmo fotografato.
Una sorta di taccuino quotidiano.
Solo in bianco e nero.
Ed è probabilmente proprio questo limite volontario a renderla così affascinante.





