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MIGLIOR CONVERTITORE RAW per SONY? Capture One vs Lightroom vs DxO

di Damiano Durante | 3-10-2026 | Photo Tutorial

Sony RAW: Lightroom, Capture One o DxO? Il confronto sui file reali

Quando si parla di qualità d’immagine, quasi tutte le discussioni finiscono sempre sugli stessi argomenti.

Sensore.

Megapixel.

Gamma dinamica.

Rumore.

Obiettivi.

Autofocus.

Tutto importante.

Ma c’è un elemento che spesso viene dato quasi per scontato e che invece può cambiare in maniera significativa il risultato finale:

il convertitore RAW.

Per questo abbiamo deciso di confrontare tre dei software più utilizzati per lo sviluppo dei file Sony:

  • Adobe Lightroom;
  • Capture One;
  • DxO PhotoLab.

L’obiettivo non era stabilire quale fosse “il migliore in assoluto”.

Volevamo capire quale interpretasse meglio i file Sony e soprattutto quali differenze reali emergessero nella resa cromatica, nel dettaglio, agli alti ISO, nel recupero delle ombre e nel fogliame.

Il convertitore RAW fa parte della fotocamera

È un concetto che ripetiamo spesso.

Il RAW non è una fotografia finita.

È una registrazione dei dati acquisiti dal sensore.

Per trasformare quei dati in un’immagine serve un software.

Ed è proprio il software a decidere:

  • come interpretare il colore;
  • quanto sharpening applicare;
  • come gestire il rumore;
  • come ricostruire il dettaglio;
  • come interpretare il bilanciamento del bianco;
  • come gestire luci e ombre;
  • come applicare eventuali profili della fotocamera.

Per questo, a nostro avviso, il convertitore RAW è una parte integrante del sistema fotografico.

Prima di confrontare due fotocamere bisogna sapere come sono stati sviluppati i RAW

Molte discussioni online diventano quasi paradossali.

“Questa macchina ha mezzo stop in più.”

“Questa tiene meglio a 6400 ISO.”

“Questa ha più dettaglio.”

Ma poi magari:

i monitor sono differenti;

non sono calibrati;

i profili colore sono diversi;

i software di sviluppo sono diversi;

le impostazioni di sharpening non coincidono;

la riduzione rumore è differente.

A quel punto che cosa stiamo realmente confrontando?

Prima di giudicare il sensore sarebbe sempre opportuno chiedersi come il file è stato sviluppato.

Il nostro metodo

Per rendere il confronto il più sensato possibile abbiamo lavorato sugli stessi file Sony aprendoli con:

Lightroom, Capture One e DxO.

Abbiamo cercato di lasciare, per quanto possibile, le impostazioni di default dei singoli programmi.

Questo è importante perché volevamo osservare proprio l’interpretazione iniziale che ogni software propone al fotografo.

Non volevamo dimostrare fino a dove fosse possibile spingere ogni programma con una post-produzione accurata.

Volevamo capire cosa succede appena apriamo il RAW.

Una precisazione importante sui profili

Lightroom è stato l’unico dei tre software a leggere in maniera più diretta il profilo associato alla fotocamera Sony.

DxO e Capture One hanno invece applicato la loro interpretazione di default.

Questo introduce inevitabilmente una variabile nel confronto.

Ma è anche esattamente ciò che succede nella vita reale.

Apriamo lo stesso RAW in tre programmi e possiamo ottenere immediatamente tre fotografie leggermente differenti.

Primo test: incarnato, colore e dettaglio a 100 ISO

Abbiamo iniziato da una situazione relativamente semplice.

File a 100 ISO, buona luce e presenza contemporanea di:

incarnato;

tessuti;

verde;

alte luci;

dettaglio fine.

Era quindi un buon test per capire l’interpretazione generale dei tre software.

Tre file che sembrano quasi provenire da tre fotocamere

A prima vista le differenze non sono enormi.

Ma osservandole con attenzione sono assolutamente visibili.

La cosa che colpisce immediatamente è la diversa interpretazione cromatica.

Lightroom restituisce un’immagine tendenzialmente più fredda.

Lo si vede soprattutto sull’incarnato.

Capture One appare più caldo e più morbido.

DxO si posiziona anch’esso su una resa diversa rispetto ad Adobe.

La cosa interessante è che stiamo parlando dello stesso identico RAW.

Lightroom: più freddo e più secco

La sensazione restituita da Lightroom è quella di un file leggermente più “digitale”.

Il dettaglio c’è.

La nitidezza percepita è buona.

Ma il rendering appare più secco.

Più incisivo.

In alcuni punti quasi leggermente artificiale.

Naturalmente è una questione di gusto.

Per alcuni fotografi questa resa può essere perfettamente piacevole.

Capture One: più rotondo

Capture One restituisce invece un’impressione più morbida.

Non significa meno nitida.

La sensazione è piuttosto quella di una diversa distribuzione del microcontrasto.

I passaggi sembrano più graduali.

L’incarnato appare più naturale.

Anche sui tessuti si nota una resa meno aggressiva.

DxO: buon dettaglio, ma interpretazione differente

DxO si comporta bene.

Il dettaglio è presente.

La resa complessiva è equilibrata.

Ma già in questo primo test si percepisce chiaramente che ogni software interpreta il file secondo una propria filosofia.

Ed è proprio questo il punto.

Non stiamo semplicemente “aprendo” un RAW.

Lo stiamo interpretando.

Alte luci

Un altro elemento interessante è il comportamento nelle zone molto luminose.

Tutti e tre i software riescono a mantenere il dettaglio.

Lightroom, però, ci è sembrato in alcuni passaggi leggermente più graduale nelle transizioni tonali.

DxO arriva in alcuni punti un po’ più vicino al limite.

Nulla che non possa essere corretto successivamente.

Ma ricordiamo che il test è stato effettuato senza intervenire manualmente.

6400 ISO con buona luce

Siamo poi passati a una situazione più impegnativa.

Stesso tipo di soggetto, ma questa volta a 6400 ISO.

La fotocamera utilizzata era una Sony ad alta risoluzione.

E questo è importante.

Con circa 60 megapixel, 6400 ISO iniziano già a rappresentare un valore significativo quando osserviamo il file al 100%.

Riduzione rumore di default

In questo test abbiamo inizialmente lasciato attiva la riduzione rumore prevista di default dai diversi software.

Ed è qui che le differenze hanno iniziato a diventare più interessanti.

Lightroom appare ancora una volta leggermente più rumoroso ma conserva una certa struttura.

Capture One interviene in maniera più decisa.

DxO mostra un comportamento ancora differente.

Il problema del compromesso

Quando togliamo rumore da un file dobbiamo sempre accettare un compromesso.

Più riduciamo il rumore, più rischiamo di eliminare anche dettaglio.

È inevitabile.

Il software deve cercare di capire cosa appartenga realmente al soggetto e cosa invece sia rumore elettronico.

A volte ci riesce bene.

Altre volte comincia a “plastificare” la fotografia.

Capture One tende a levigare di più

Nel nostro file a 6400 ISO Capture One tende a ridurre il rumore in maniera piuttosto aggressiva.

L’immagine è pulita.

Ma osservando attentamente alcuni dettagli si percepisce un certo appiattimento.

Specialmente nell’incarnato e nelle zone uniformi.

Non necessariamente è un risultato negativo.

Per un utilizzo normale può essere molto gradevole.

Ma al 100% la perdita di micro dettaglio diventa visibile.

Lightroom mantiene più rumore ma anche più struttura

Lightroom appare leggermente più rumoroso.

Il rumore è più visibile.

Ma in alcuni punti conserva meglio la texture.

Il problema è che rimane quella sensazione di resa piuttosto secca e digitale che avevamo osservato anche a bassi ISO.

DxO: ottimo software, ma non sempre convincente con Sony

DxO è storicamente uno dei software che apprezziamo maggiormente.

Soprattutto per il lavoro sulla riduzione rumore avanzata.

Ma utilizzando le impostazioni standard, in questo confronto specifico con i file Sony non ci ha convinti sempre.

In alcune aree abbiamo osservato una certa tendenza a impastare.

In altre sono comparsi piccoli artefatti.

È importante però distinguere questo comportamento dagli algoritmi più sofisticati come DeepPRIME, che possono cambiare drasticamente il risultato.

6400 ISO in luce scarsa

Abbiamo quindi reso il test ancora più difficile.

Sempre 6400 ISO, ma questa volta in condizioni di luce sensibilmente più bassa e con un contrasto maggiore.

Inoltre abbiamo portato a zero la riduzione del rumore di luminanza per osservare più direttamente come ogni software interpreta il file.

La riduzione della crominanza è rimasta invece quella prevista dal programma.

Qui le differenze diventano più evidenti

La qualità generale naturalmente cala.

È normale.

Con un sensore molto risoluto e poca luce, 6400 ISO mettono alla prova l’intero sistema.

La prima cosa interessante riguarda il rumore cromatico.

DxO, in questa particolare situazione, ci è sembrato quello che ne lascia percepire maggiormente.

DxO e crominanza

Nelle zone scure si nota una presenza più evidente di rumore cromatico.

E questo nonostante la riduzione della crominanza fosse ancora attiva.

È un risultato che ci ha sorpreso, soprattutto considerando la reputazione di DxO nella gestione del rumore.

Ma ancora una volta stiamo parlando del comportamento con regolazioni standard.

Capture One più aggressivo ma gradevole

Capture One appare più aggressivo nella pulizia.

Tende a levigare maggiormente.

Ma il risultato complessivo è visivamente gradevole.

La struttura del rumore è meno evidente e l’immagine appare più uniforme.

In questo caso il compromesso ci sembra ben gestito.

Lightroom non si comporta male

Lightroom, invece, mantiene più struttura e in alcune zone si comporta piuttosto bene.

Rimangono però piccoli artefatti che danno quella sensazione di elaborazione digitale più evidente.

A questo punto è chiaro che non esiste una lettura neutra.

Ogni software sceglie il proprio equilibrio.

Noise reduction AI: attenzione al risultato

Naturalmente oggi tutti questi programmi dispongono di algoritmi di riduzione rumore molto più sofisticati.

Lightroom utilizza sistemi basati sull’intelligenza artificiale.

DxO dispone di DeepPRIME e delle sue evoluzioni.

Con questi strumenti possiamo ottenere risultati impressionanti.

Ma bisogna stare attenti.

Troppa riduzione rumore può generare:

pelle plastificata;

texture artificiali;

dettagli inventati;

aspetto troppo levigato.

Il fatto che un software possa eliminare quasi tutto il rumore non significa automaticamente che sia sempre opportuno farlo.

Test di ISO invariance

Abbiamo poi effettuato una prova molto interessante:

il recupero di una forte sottoesposizione.

L’obiettivo era osservare sia il comportamento del sensore Sony sia la capacità dei tre software di ricostruire ombre e alte luci.

Come abbiamo effettuato il test

Siamo partiti da uno scatto esposto correttamente a 6400 ISO.

Abbiamo mantenuto invariati:

tempo;

diaframma;

scena.

Poi abbiamo ridotto gli ISO in maniera tale da ottenere una fotografia sottoesposta di circa quattro stop.

Successivamente abbiamo compensato l’esposizione in sviluppo.

È un test volutamente estremo.

Perché fare un test del genere?

Prima di tutto serve a capire il comportamento del sensore.

Un sensore molto ISO-invariante permette di sottoesporre e recuperare successivamente le ombre introducendo relativamente poco rumore aggiuntivo.

Può essere utile quando vogliamo proteggere zone estremamente luminose.

Luci artificiali.

Riflessi.

Specchiature.

Parti metalliche.

Risultato sorprendentemente buono per tutti

Il recupero è stato eccellente con tutti e tre i software.

Ricordiamolo:

quattro stop di sottoesposizione.

Nonostante ciò, le ombre risultano perfettamente utilizzabili.

Non abbiamo osservato banding problematico.

Il rumore rimane sotto controllo.

È una dimostrazione anche dell’ottimo comportamento del sensore Sony.

DxO leggermente avanti nel recupero

In questa situazione DxO ci è sembrato avere un piccolo vantaggio.

Soprattutto nelle zone più luminose abbiamo percepito una conservazione leggermente migliore del dettaglio.

Anche nelle ombre il rapporto tra rumore e dettaglio è risultato molto convincente.

Le differenze, però, sono piccole.

Non parliamo di un vantaggio enorme.

Ancora una volta cambia il colore

Anche applicando la stessa temperatura colore nei tre software, il rendering cromatico non coincide perfettamente.

È un’altra dimostrazione del fatto che un valore numerico di bilanciamento del bianco non garantisce automaticamente lo stesso risultato tra software differenti.

Ogni convertitore interpreta anche quel dato attraverso il proprio profilo colore.

Il test del fogliame

L’ultima parte del confronto riguarda un soggetto particolarmente difficile:

il verde e il fogliame.

Per un paesaggista è un test importantissimo.

Foglie, erba e vegetazione contengono una quantità enorme di micro dettagli e variazioni cromatiche.

Inoltre il verde ha una particolare importanza nella matrice Bayer.

Tre interpretazioni cromatiche molto differenti

Ancora una volta la prima cosa che colpisce è il colore.

Il verde cambia in maniera evidente tra DxO, Capture One e Lightroom.

Non stiamo parlando di differenze appena percepibili.

Sono interpretazioni visivamente differenti.

E questo, in una fotografia di paesaggio, può cambiare significativamente il carattere dell’immagine.

DxO più morbido

DxO restituisce una resa leggermente più morbida.

Il fogliame appare meno inciso.

Il microcontrasto è più contenuto.

Può essere piacevole se cerchiamo una fotografia più delicata.

Ma può anche dare la sensazione di un file leggermente più impastato.

Lightroom più digitale

Lightroom, all’estremo opposto, spinge maggiormente sull’acutanza.

Le foglie appaiono separate.

Il dettaglio sembra elevato.

Ma il carattere dello sharpening è abbastanza evidente.

Ancora una volta ci restituisce quella sensazione di file più digitale e un po’ più secco.

Capture One trova l’equilibrio migliore

Ed è proprio nel fogliame che Capture One ci ha convinti maggiormente.

La resa è dettagliata ma non eccessivamente aggressiva.

Il verde mantiene una buona naturalezza.

Il microcontrasto è presente senza diventare troppo artificiale.

È una sorta di punto di equilibrio tra:

la morbidezza di DxO;

e l’incisività più spinta di Lightroom.

Capture One: il più equilibrato

Arriviamo quindi alle conclusioni.

Con i file Sony le differenze tra i tre software non sono drammatiche quanto quelle che abbiamo osservato con altri sistemi.

Con Fujifilm, per esempio, il convertitore RAW può cambiare in maniera ancora più evidente la resa del dettaglio.

Con Sony tutti e tre producono file assolutamente utilizzabili.

Ma alcune differenze rimangono.

Perché preferiamo Capture One sui RAW Sony

Nel complesso Capture One ci è sembrato il convertitore più equilibrato.

Non perché domini in ogni singolo test.

Non è così.

DxO, per esempio, ci è sembrato leggermente migliore nel recupero di alcune forti sottoesposizioni.

Lightroom mantiene vantaggi importanti sotto altri aspetti.

Ma Capture One, considerando l’intero comportamento, offre a nostro giudizio il compromesso migliore.

Colore

La colorimetria ci è sembrata naturale.

Gli incarnati sono piacevoli.

Il verde viene interpretato bene.

Non c’è quella sensazione eccessivamente fredda o digitale che a volte abbiamo percepito in Lightroom.

Naturalmente tutto può essere modificato in sviluppo.

Ma stiamo parlando del punto di partenza.

E un buon punto di partenza semplifica tantissimo il lavoro.

Dettaglio

Capture One trova un equilibrio molto convincente tra nitidezza e morbidezza.

Il dettaglio è ben percepibile.

Ma non abbiamo la sensazione che lo sharpening stia cercando di urlare:

“Guardate quanto sono nitido!”

È presente.

Ma rimane abbastanza naturale.

Alti ISO

Anche agli alti ISO il comportamento complessivo è convincente.

La riduzione rumore di default è abbastanza aggressiva.

Ma il risultato visivo rimane piacevole.

Naturalmente, lavorando manualmente sui parametri, possiamo recuperare ulteriore dettaglio.

Lightroom rimane un software straordinario

Questo non significa che Lightroom sia un cattivo convertitore RAW.

Assolutamente no.

Anzi.

Come ecosistema di lavoro Lightroom rimane probabilmente uno dei programmi più completi.

Catalogazione.

Maschere.

Selezioni automatiche.

AI.

Integrazione con Photoshop.

Gestione del catalogo.

Workflow.

Da questo punto di vista è difficilissimo da battere.

Il suo limite, per noi, è soprattutto il rendering iniziale

Con i file Sony continuiamo però a percepire una resa leggermente più:

secca;

digitale;

incisa.

È una questione sottile.

E soprattutto è anche una questione di gusto.

Un altro fotografo potrebbe preferire esattamente quel tipo di file.

DxO: eccellente, ma in questo confronto meno convincente

Noi utilizziamo e apprezziamo molto DxO.

In alcune situazioni è probabilmente il nostro convertitore RAW preferito.

DeepPRIME continua a essere uno degli strumenti più potenti per la riduzione del rumore.

E la qualità complessiva del motore di sviluppo è elevatissima.

Ma sui file Sony di questo test non ci ha convinti quanto Capture One.

Il limite della gestione del catalogo

C’è anche un altro aspetto.

DxO non offre lo stesso tipo di gestione e catalogazione di Lightroom o Capture One.

Per un fotografo che deve amministrare decine di migliaia di immagini, questo può diventare un fattore importante.

Se la resa RAW fosse nettamente superiore, potremmo accettare più facilmente il compromesso.

In questo caso, però, non abbiamo osservato un vantaggio sufficiente.

Quindi qual è il miglior convertitore per Sony?

Per quello che abbiamo osservato in questo test:

Capture One è quello che complessivamente ci ha convinti di più.

Ma attenzione alla formulazione.

Non significa che sia oggettivamente migliore in qualsiasi situazione.

Significa che, con questi file e secondo il nostro modo di valutare un’immagine, offre il miglior equilibrio tra:

  • colore;
  • dettaglio;
  • microcontrasto;
  • rumore;
  • naturalezza;
  • resa del fogliame.

Non esiste un vincitore assoluto

La differenza rispetto ad altri confronti che abbiamo realizzato è proprio questa.

Non c’è un distacco enorme.

Non possiamo dire:

“Questo software è eccellente e gli altri sono inutilizzabili.”

Sarebbe semplicemente falso.

Tutti e tre possono produrre fotografie di altissima qualità.

Il lavoro del fotografo rimane determinante.

Il vero consiglio: provateli sui vostri RAW

Ed è probabilmente il consiglio più importante dell’intero confronto.

Non scegliete un convertitore RAW soltanto perché lo utilizza un fotografo che seguite.

Prendete cinque o dieci vostri file difficili.

Un ritratto.

Un paesaggio.

Un’immagine a 100 ISO.

Una ad alti ISO.

Una forte sottoesposizione.

Una scena con molto fogliame.

Scaricate le versioni di prova dei software.

E confrontateli.

Guardate soprattutto ciò che fotografate davvero

Se fate principalmente ritratto, concentratevi sugli incarnati.

Se fate paesaggio, guardate:

fogliame;

microcontrasto;

alte luci;

recupero delle ombre.

Se fotografate eventi in poca luce, testate:

6400 ISO;

12.800 ISO;

riduzione rumore;

texture della pelle.

Non esiste un convertitore migliore in astratto.

Esiste quello che funziona meglio per voi e per le fotografie che realizzate.

Conclusioni

Questo confronto conferma ancora una volta una nostra convinzione:

il convertitore RAW non è un accessorio secondario del workflow. Fa parte del sistema fotografico.

Un RAW Sony aperto in Lightroom, Capture One o DxO non produce esattamente la stessa fotografia.

Cambiano il colore.

Il microcontrasto.

La percezione del dettaglio.

Il rumore.

Le alte luci.

Il fogliame.

La resa degli incarnati.

Con i file Sony le differenze sono meno estreme di quelle che abbiamo osservato su altri sistemi, ma restano assolutamente percepibili.

Nel nostro test Capture One ci è sembrato il software più equilibrato, soprattutto per naturalezza cromatica, resa del dettaglio e comportamento generale.

Lightroom rimane probabilmente il più completo come workflow e post-produzione, ma il suo rendering ci appare talvolta un po’ più secco e digitale.

DxO continua a essere un software straordinario, con alcune prestazioni eccellenti soprattutto nel recupero e nella riduzione rumore avanzata, ma in questo specifico confronto non ci ha convinti abbastanza da preferirlo agli altri due.

La conclusione però va oltre la semplice classifica.

Prima di cambiare fotocamera perché non siete soddisfatti della resa dei vostri RAW, fate una prova molto più semplice:

cambiate convertitore.

Potreste scoprire che dentro il file della vostra Sony c’era molta più qualità di quella che il vostro software vi stava mostrando.

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