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OBIETTIVI FOTOGRAFICI: il LIBRO del 1972 che dovreste leggere OGGI

di Damiano Durante | 3-10-2026 | Consigli agli aquisti

Un libro sugli obiettivi fotografici che vale ancora oggi più di molti tutorial moderni

Ogni tanto, nella fotografia, conviene smettere di guardare avanti.

Nuove fotocamere.

Nuovi sensori.

Nuovi obiettivi.

Nuovi software.

E tornare indietro.

Perché alcuni libri scritti decenni fa riescono ancora oggi a spiegare la fotografia con una chiarezza, una profondità e una precisione che spesso facciamo fatica a ritrovare nei contenuti contemporanei.

È il caso di un piccolo volume pubblicato nel 1972:

Gli obiettivi fotografici – Ottica per fotografi.

Un libro di circa 150 pagine che, nonostante l’età, rimane secondo noi uno dei testi più interessanti per capire realmente come funziona un obiettivo fotografico.

Perché parlare oggi di un libro del 1972?

Perché c’è un paradosso.

Oggi disponiamo di una quantità enorme di informazioni.

Video.

Forum.

Siti.

Recensioni.

Grafici MTF.

Test di laboratorio.

Discussioni infinite su nitidezza, aberrazioni, sfocato e microcontrasto.

Eppure spesso manca la conoscenza di base.

Sappiamo che un obiettivo ha “aberrazione cromatica”.

Ma sappiamo davvero che cos’è?

Sappiamo perché nasce?

Sappiamo distinguere coma, astigmatismo, curvatura di campo e aberrazione sferica?

Sappiamo leggere lo schema ottico di una lente?

Sappiamo perché certi progetti hanno influenzato decenni di fotografia?

Molto spesso no.

Gli obiettivi restano fondamentali

Nel periodo analogico si diceva spesso che la fotografia la facesse soprattutto l’obiettivo.

Oggi il discorso è più complesso.

Nel digitale il risultato dipende dall’interazione tra:

  • obiettivo;
  • sensore;
  • processore;
  • software di sviluppo;
  • correzioni digitali.

Ma l’obiettivo rimane comunque uno degli elementi decisivi.

E conoscere come funziona significa anche saperlo scegliere meglio.

Non basta conoscere la scheda tecnica

Oggi siamo abituati a leggere:

15 elementi in 12 gruppi;

3 lenti asferiche;

2 elementi ED;

11 lamelle;

trattamento antiriflesso;

motore lineare.

Tutti dati utili.

Ma se non sappiamo cosa significano realmente, rimangono numeri.

Un libro come questo permette invece di capire la logica che sta dietro alla progettazione ottica.

E quando iniziamo a comprenderla cambia anche il modo in cui leggiamo una recensione.

Un libro scritto come si scriveva una volta

La prima cosa che colpisce è la qualità editoriale.

Carta.

Impaginazione.

Disegni.

Schemi.

Spiegazioni.

È un testo tecnico, ma non inutilmente complicato.

Chi vuole approfondire trova anche la parte matematica.

Chi invece vuole semplicemente capire i concetti può seguire tranquillamente il testo senza perdersi nelle formule.

È questo forse uno dei suoi grandi pregi:

riesce a essere approfondito senza diventare inutilmente ostico.

I disegni fatti a mano

Uno degli aspetti più belli sono proprio le illustrazioni.

Molti schemi sono disegnati a mano.

Oggi siamo abituati a rendering perfetti, modelli 3D e animazioni.

Eppure quei vecchi disegni riescono spesso a essere molto più chiari.

Perché non servono a impressionare.

Servono a spiegare.

Si parte dalla luce

Il libro non comincia dagli obiettivi.

Comincia dalla cosa più importante:

la luce.

Prima di capire una lente bisogna capire cosa succede alla luce quando incontra un materiale ottico.

Si parla quindi di:

  • natura della luce;
  • dispersione;
  • diffrazione;
  • spettro visibile;
  • rifrazione.

Sono concetti fondamentali.

E spesso oggi li diamo per scontati.

Le basi dell’ottica

Il passaggio successivo riguarda le lenti.

Lente positiva.

Lente negativa.

Asse ottico.

Piani principali.

Formazione dell’immagine.

Fuochi.

Distanza focale.

Il libro costruisce gradualmente il ragionamento.

E questo è importante.

Perché prima di parlare di “resa” dobbiamo capire fisicamente cosa sta succedendo dentro l’obiettivo.

Come si forma realmente un’immagine

È uno dei capitoli che vale la pena leggere più volte.

Sembra un argomento elementare.

In realtà, quando si entra nei dettagli, si scopre che molti concetti che utilizziamo tutti i giorni non sono affatto così semplici.

Capire la formazione dell’immagine permette poi di comprendere molto meglio tutto ciò che viene dopo.

Lunghezza focale

Tutti sappiamo più o meno cos’è un 35 mm.

Un 50 mm.

Un 85 mm.

Ma conoscere realmente il concetto di lunghezza focale è un’altra cosa.

Il libro spiega il rapporto tra:

focale;

formato;

angolo di campo;

angolo di ripresa;

dimensione dell’immagine.

E permette di superare molte semplificazioni che sentiamo ripetere continuamente.

Apertura e luminosità

Anche il concetto di apertura viene affrontato in maniera completa.

Non soltanto:

“f/1.4 fa entrare più luce di f/2.8”.

Ma il rapporto tra:

diametro effettivo;

focale;

luminosità;

formazione dell’immagine.

Sono basi che rendono molto più semplice comprendere perché alcuni obiettivi diventano enormi quando aumenta la luminosità.

Le aberrazioni: probabilmente la parte più importante

Qui arriviamo a uno dei capitoli che, secondo noi, rende questo libro particolarmente utile ancora oggi.

Le aberrazioni ottiche.

Perché quando recensiamo un obiettivo parliamo continuamente di aberrazioni.

Ma spesso utilizziamo questo termine in maniera molto generica.

In realtà ne esistono diverse.

E producono effetti completamente differenti.

Aberrazione cromatica

L’aberrazione cromatica nasce dal fatto che le diverse lunghezze d’onda della luce non vengono rifratte esattamente nello stesso modo.

Questo porta le varie componenti cromatiche a non convergere perfettamente nello stesso punto.

Il risultato può essere il classico fringing colorato sui bordi ad alto contrasto.

Oggi una parte di queste aberrazioni viene corretta molto facilmente via software.

Ma capire perché si formano rimane fondamentale.

Aberrazione sferica

L’aberrazione sferica riguarda invece la diversa convergenza dei raggi luminosi che attraversano zone differenti della lente.

Può contribuire a:

morbidezza;

riduzione del contrasto;

glow;

transizioni particolari nello sfocato.

Ed è interessante perché non tutte le aberrazioni producono necessariamente un’immagine sgradevole.

In alcuni obiettivi diventano parte del carattere.

Coma

Il coma è particolarmente interessante per chi fotografa:

stelle;

luci notturne;

architettura;

sorgenti puntiformi ai bordi.

Un punto luminoso dovrebbe rimanere un punto.

In presenza di coma può assumere invece una forma allungata, quasi simile a una piccola cometa.

Da qui il nome.

Astigmatismo

L’astigmatismo è un’altra aberrazione importante.

Le linee orientate in direzioni differenti non vengono riprodotte sullo stesso piano di fuoco.

Il risultato può essere una perdita di definizione e una resa differente tra strutture sagittali e tangenziali.

È uno dei concetti che ritroviamo anche quando leggiamo le curve MTF moderne.

Curvatura di campo

Un obiettivo ideale dovrebbe proiettare un piano perfettamente piatto su un sensore piatto.

Nella realtà non sempre succede.

La zona di massima nitidezza può assumere una certa curvatura.

Ed è proprio questo fenomeno che definiamo curvatura di campo.

Per chi fotografa paesaggio o riproduzioni è particolarmente importante.

Distorsione

Barilotto.

Cuscinetto.

Sono termini ormai abbastanza conosciuti.

Ma il libro permette di comprendere da dove nascono realmente queste distorsioni.

E soprattutto perché alcuni schemi ottici ne soffrono maggiormente.

È un tema diventato ancora più attuale oggi.

Le correzioni software

Le moderne fotocamere e i software correggono automaticamente molti difetti.

Distorsione.

Vignettatura.

Aberrazione cromatica laterale.

Ed è proprio studiando un libro come questo che si comprende meglio perché alcuni fotografi guardino con una certa perplessità alla tendenza moderna di demandare sempre più lavoro alla correzione digitale.

Non perché la correzione software sia necessariamente sbagliata.

Ma perché consente di capire che cosa stiamo correggendo e perché.

Flare e raggi parassiti

Il libro affronta anche:

luce riflessa internamente;

raggi parassiti;

flare;

perdita di contrasto.

E naturalmente i trattamenti antiriflesso.

Anche questo rimane un tema molto attuale.

Una lente può essere nitidissima in laboratorio e perdere completamente contrasto in controluce.

Trattamenti antiriflesso

I coating sono diventati uno degli elementi fondamentali della progettazione moderna.

Multicoating.

Nano coating.

Trattamenti proprietari.

I nomi commerciali cambiano.

Il problema fisico rimane sempre lo stesso:

ridurre le riflessioni tra le superfici ottiche.

Conoscere il principio aiuta anche a distinguere la tecnologia reale dal semplice marketing.

Acromatico e apocromatico

Il libro spiega anche la differenza tra:

obiettivi acromatici;

apocromatici;

anastigmatici.

Termini che ancora oggi troviamo nella nomenclatura di moltissimi prodotti.

Pensiamo alla sigla APO utilizzata da diversi produttori.

Sapere realmente cosa significa permette di interpretare meglio anche queste denominazioni.

La storia degli schemi ottici

Per chi ama la fotografia, questa è forse la parte più affascinante.

Planar.

Tessar.

E altri schemi che hanno fatto la storia dell’ottica fotografica.

Non sono soltanto nomi.

Sono idee progettuali che hanno influenzato generazioni di obiettivi.

E molte ottiche moderne continuano ancora oggi a derivare, almeno concettualmente, da quelle architetture.

Il Planar

Il Planar è uno degli schemi più celebri della storia della fotografia.

Studiare come sono disposti i gruppi ottici e perché permette di comprendere l’evoluzione di moltissimi normali e medi tele luminosi.

Molte delle caratteristiche che oggi associamo alla “resa classica” derivano proprio da soluzioni nate decenni fa.

Il Tessar

Anche il Tessar rappresenta uno dei grandi progetti storici.

Uno schema relativamente semplice, compatto e capace di offrire una qualità molto elevata considerando il numero contenuto di elementi.

Per decenni è stato utilizzato come base per una quantità enorme di obiettivi.

Perché studiare schemi così vecchi?

Perché la storia della progettazione ottica non riparte da zero ogni cinque anni.

Le tecnologie cambiano.

I vetri migliorano.

I coating migliorano.

Le simulazioni computerizzate permettono calcoli impensabili in passato.

Ma moltissime idee fondamentali rimangono.

Conoscere la storia permette quindi di comprendere meglio anche il presente.

Come valutare la qualità di un obiettivo

Il libro dedica spazio anche al rendimento degli obiettivi.

Ed è un altro capitolo che oggi risulta estremamente interessante.

Perché siamo abituati a ridurre tutto alla parola:

nitidezza.

Ma un obiettivo non è soltanto nitidezza.

Bisogna considerare:

contrasto;

risoluzione;

aberrazioni;

luce parassita;

uniformità;

resa alle diverse distanze;

comportamento ai bordi.

Il concetto di qualità è molto più complesso.

Nitidezza e contrasto non sono la stessa cosa

Un obiettivo può avere grande risoluzione ma apparire poco inciso.

Oppure può avere un microcontrasto elevato e sembrare più nitido di quanto sia realmente.

È una distinzione fondamentale.

E aiuta anche a capire perché due ottiche con risultati di laboratorio simili possano produrre immagini dal carattere molto differente.

Fuochi coniugati

Un altro argomento interessante riguarda i fuochi coniugati.

È uno di quei concetti meno discussi nei contenuti fotografici moderni, ma estremamente utile per comprendere il comportamento dell’ottica alle diverse distanze.

E aiuta anche a capire perché certi obiettivi siano ottimizzati maggiormente per infinito, ritratto o breve distanza.

Gli obiettivi cambiano comportamento con la distanza

È il motivo per cui nei nostri test cerchiamo sempre, quando possibile, di provare un obiettivo:

a distanza ravvicinata;

a media distanza;

all’infinito.

Perché una lente non si comporta necessariamente nello stesso modo in tutte le condizioni.

Ed è qualcosa che la teoria ottica spiega molto bene.

Manutenzione degli obiettivi

Il libro tratta persino la manutenzione.

Oggi sembra quasi un argomento dimenticato.

Eppure rimane importante.

Polvere.

Funghi.

Umidità.

Pulizia delle lenti.

Conservazione.

Soprattutto per chi possiede ottiche vintage sono aspetti fondamentali.

Un libro utile anche per chi usa soltanto il digitale

Qualcuno potrebbe pensare:

“È un libro del 1972, parla di fotografia analogica. A cosa mi serve?”

In realtà quasi tutta la parte dedicata all’ottica rimane perfettamente valida.

Le leggi della fisica non sono cambiate con l’arrivo delle mirrorless.

Una lente continua a rifrangere la luce nello stesso modo.

Le aberrazioni continuano a esistere.

Il coma continua a esistere.

La curvatura di campo continua a esistere.

Ciò che è cambiato è il modo in cui possiamo correggere alcuni di questi problemi.

Perché oggi è forse ancora più utile

Paradossalmente un testo del genere può essere persino più utile oggi.

Perché molte correzioni vengono nascoste al fotografo.

Scattiamo.

Apriamo il RAW.

Il software applica automaticamente il profilo.

E vediamo un’immagine apparentemente perfetta.

Ma non sappiamo più cosa abbia realmente fatto l’obiettivo.

Studiare la teoria permette di capire cosa c’è dietro quel risultato.

Un antidoto al marketing

Conoscere l’ottica aiuta anche a difendersi dal marketing.

Quando un produttore annuncia:

nuovo vetro speciale;

nuovo coating;

nuovo elemento asferico;

nuovo schema;

possiamo capire se si tratta realmente di una soluzione importante oppure di una normale evoluzione presentata con un nome accattivante.

La cultura tecnica aumenta la nostra capacità critica.

Non bisogna imparare tutte le formule

Il libro contiene anche matematica.

Ed è giusto che ci sia.

L’ottica è fisica.

Ma non serve essere ingegneri per apprezzarlo.

Possiamo leggere le parti descrittive e comprendere comunque perfettamente i concetti.

Chi vuole approfondire avrà invece formule e spiegazioni più tecniche a disposizione.

È un libro che permette diversi livelli di lettura.

Circa 150 pagine, ma densissime

Non è un tomo da 800 pagine.

Siamo intorno alle 150 pagine.

Ma sono 150 pagine estremamente dense.

È uno di quei libri da leggere lentamente.

Dieci pagine alla volta.

Poi fermarsi.

Osservare un obiettivo.

Ripensare a quello che abbiamo letto.

E magari tornare indietro.

Non è facile da trovare

Naturalmente esiste un problema.

Il libro è fuori catalogo da decenni.

Quindi bisogna cercarlo nel mercato dell’usato.

Il posto più semplice è probabilmente eBay, ma può comparire anche presso:

librerie antiquarie;

mercatini;

siti di libri usati;

collezionisti.

La disponibilità varia molto.

Quanto pagarlo?

Non possiamo dare un valore preciso perché il prezzo dipende naturalmente da:

condizioni;

edizione;

venditore;

rarità del momento.

Ma il consiglio è semplice:

se lo trovate a una cifra ragionevole e siete realmente interessati alla tecnica fotografica, vale sicuramente la pena prenderlo in considerazione.

Più cultura, meno attrezzatura?

Non è una guerra contro l’attrezzatura.

A noi l’attrezzatura piace.

Moltissimo.

Ma conoscere un obiettivo vale più che limitarsi a comprarne uno nuovo ogni sei mesi.

Perché quando impariamo veramente come funziona, sappiamo anche sfruttarlo meglio.

E sappiamo scegliere in maniera più consapevole.

Dopo questo libro leggerete diversamente una recensione

Termini come:

aberrazione sferica;

coma;

astigmatismo;

curvatura di campo;

apocromatico;

schema Planar;

schema Tessar;

non saranno più semplicemente parole da recensione.

Diventeranno concetti.

E questo cambia radicalmente il modo in cui interpretiamo un test.

Anche i difetti diventano più comprensibili

Capire l’ottica significa anche scoprire che alcuni “difetti” possono diventare parte della resa di un obiettivo.

Una certa aberrazione sferica può influire sullo sfocato.

Una minore correzione può rendere la transizione più morbida.

Un progetto otticamente perfetto può produrre una resa molto diversa da una lente vintage.

Non significa che uno sia migliore dell’altro.

Significa comprenderne le differenze.

Una cultura che rischiamo di perdere

Oggi possiamo correggere tantissimo in software.

Ed è una cosa straordinaria.

Ma c’è il rischio di perdere il legame tra risultato e progetto ottico.

Per questo testi come questo hanno ancora un valore enorme.

Ci ricordano che dietro un obiettivo non c’è soltanto un nome commerciale.

Ci sono:

fisica;

matematica;

vetro;

geometria;

storia;

scelte progettuali.

Conclusioni

Gli obiettivi fotografici – Ottica per fotografi, pubblicato nel 1972, è uno di quei libri che dimostrano quanto un testo tecnico possa invecchiare molto meno di una fotocamera.

Le fotocamere del 1972 sono oggi oggetti storici.

Ma buona parte dei principi descritti in questo libro rimane ancora perfettamente valida.

Luce.

Rifrazione.

Formazione dell’immagine.

Focale.

Angolo di campo.

Aberrazioni.

Distorsione.

Flare.

Schemi ottici.

Rendimento.

Sono tutti concetti che continuiamo a utilizzare ogni volta che premiamo il pulsante di scatto.

Se amate realmente la fotografia e volete capire cosa succede dentro quella serie di lenti che montiamo davanti alla fotocamera, è un libro che vale la pena cercare.

Non è nuovo.

Non ha QR code.

Non ha video incorporati.

Non parla di intelligenza artificiale.

Ma dopo averlo letto è molto probabile che guarderete i vostri obiettivi in maniera completamente diversa.

E forse vi accorgerete che, prima di acquistare l’ennesima lente, valeva la pena capire un po’ meglio quelle che avevate già.

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