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NEEWER Z3R, Z2 Pro e Q120: questi FLASH ci hanno SORPRESO

di Damiano Durante | 28-10-2026 | Consigli agli aquisti

Neewer Z3R, Z2 Pro e Q120: tre flash da conoscere davvero

Tra gli accessori più trascurati nella fotografia moderna ce n’è uno che, secondo noi, meriterebbe molta più attenzione: il flash.

Oggi parliamo continuamente di autofocus, alti ISO, stabilizzazione, sensori sempre più performanti e ottiche luminose. Tutto importante, naturalmente. Ma spesso ci dimentichiamo che imparare a controllare la luce può incidere sull’immagine molto più dell’ennesimo aggiornamento del corpo macchina.

Ed è proprio da questa considerazione che nasce il nostro confronto tra tre prodotti Neewer: Z3R, Z2 Pro e Q120.

Tre flash differenti per filosofia e utilizzo, ma accomunati da una caratteristica che ci ha colpito molto: il rapporto tra funzioni, costruzione e prezzo.

Perché il flash è ancora così importante

Il flash non serve soltanto quando c’è poca luce.

Questa è probabilmente una delle idee più limitanti che ancora accompagnano questo strumento.

Il flash serve soprattutto per creare la luce.

Può essere utilizzato per:

schiarire un volto in controluce;

separare il soggetto dallo sfondo;

creare tridimensionalità;

controllare il contrasto;

realizzare schemi di illuminazione anche in esterni;

gestire eventi, matrimoni e ritratti in situazioni difficili.

È quindi uno strumento creativo prima ancora che “di emergenza”.

Tre prodotti, tre modi di lavorare

Nel video abbiamo provato tre unità.

Il Neewer Z3R è il modello più potente tra i due flash a slitta, con una potenza dichiarata di 100 Ws.

Il Neewer Z2 Pro scende a 76 Ws ma mantiene caratteristiche molto interessanti e, soprattutto, una gestione piuttosto tradizionale.

Il Q120, invece, è un flash da stativo da 120 Ws, pensato per essere utilizzato prevalentemente off-camera.

Il concetto è semplice: i primi due sono veri flash “cobra”, mentre il Q120 è un piccolo monotorcia portatile da utilizzare in schemi di luce più strutturati.

Z3R e Z2 Pro: simili, ma non uguali

Il Z3R è il modello che ci ha colpito maggiormente dal punto di vista dell’interfaccia.

Ha uno schermo touch molto ampio e luminoso, che permette di intervenire rapidamente sui parametri.

Sul campo questa cosa conta parecchio.

Durante un matrimonio o un evento non vogliamo perderci nei menu.

Dobbiamo cambiare potenza.

Passare da TTL a manuale.

Attivare la trasmissione wireless.

Regolare la luce pilota.

E dobbiamo poterlo fare rapidamente.

Il touch del Z3R rende tutto questo molto intuitivo.

Lo Z2 Pro adotta invece un approccio più classico.

Display tradizionale.

Pulsanti.

Comandi fisici.

Una logica molto simile a quella di altri flash professionali.

Richiede forse qualche minuto in più per memorizzare il funzionamento, ma una volta capita l’interfaccia si utilizza molto bene.

Il passaggio rapido TTL/manuale

Una funzione che abbiamo apprezzato su entrambi è la possibilità di passare rapidamente tra TTL e manuale.

Può sembrare un dettaglio.

In realtà è molto utile.

Il TTL permette alla fotocamera e al flash di dialogare e calcolare automaticamente la potenza.

Il manuale offre invece totale controllo e soprattutto costanza tra uno scatto e l’altro.

Durante un evento può essere comodo iniziare in TTL, capire il livello di potenza necessario e poi passare rapidamente a un’impostazione manuale più stabile.

Batterie al litio e autonomia

Un altro elemento importante è la presenza di batterie ricaricabili al litio.

Per chi lavora molto con il flash è un enorme vantaggio.

Non bisogna più gestire decine di batterie AA.

Si ricarica il pacco batteria.

Si porta eventualmente una seconda batteria di scorta.

E si lavora.

Secondo i dati riportati durante la prova, l’autonomia è molto elevata anche a piena potenza.

Naturalmente, nell’utilizzo reale, difficilmente si scatta continuamente alla massima potenza.

Questo significa che l’autonomia pratica può diventare davvero importante.

La caratteristica che ci è piaciuta di più: la luce pilota

Se dovessimo indicare un elemento che, più degli altri, ci ha convinto, sarebbe probabilmente questo:

la luce pilota.

Per chi lavora abitualmente in studio è qualcosa di normalissimo.

Con i flash da studio vediamo direttamente dove cade la luce.

Possiamo capire l’angolo.

Osservare le ombre.

Regolare il modificatore.

Con un tradizionale flash cobra, invece, spesso bisogna:

posizionare il flash;

fare uno scatto;

guardare il risultato;

spostarlo;

rifare lo scatto;

correggere.

Con la luce pilota tutto diventa molto più veloce.

Una funzione utilissima negli eventi

Pensiamo al taglio della torta durante un matrimonio.

Abbiamo magari pochi minuti.

Dobbiamo sistemare uno o due flash.

Posizionare gli stativi.

Capire da dove arriverà la luce.

Regolare l’intensità.

Con la luce pilota vediamo immediatamente ciò che stiamo facendo.

E questo, sul campo, vale moltissimo.

Può inoltre aiutare il sistema autofocus in condizioni di luce molto bassa, cosa particolarmente utile con le mirrorless.

Q120: piccolo ma molto interessante

Il Q120 rappresenta invece un approccio differente.

È un flash da 120 Ws.

Compatto.

Pensato per lo stativo.

Utilizzabile con modificatori e accessori tramite attacco Bowens.

Ed è proprio questa compatibilità a renderlo particolarmente interessante per chi vuole costruire un piccolo sistema di illuminazione portatile.

Un softbox.

Una parabola.

Un ombrello.

E possiamo avere un set estremamente compatto.

L’unico vero limite del Q120

La cosa che ci è piaciuta meno è il display.

È molto piccolo.

In condizioni di luce scarsa non rappresenta un problema.

All’aperto, soprattutto sotto luce intensa, può diventare più difficile da leggere.

L’interfaccia rimane comunque completa.

Possiamo gestire:

potenza;

HSS;

luce pilota;

modalità radio;

gruppi e canali.

Ma un display leggermente più grande avrebbe reso l’utilizzo più immediato.

HSS fino a tempi molto rapidi

Tutti e tre i prodotti supportano l’High Speed Sync.

È una funzione fondamentale quando vogliamo utilizzare il flash con tempi più rapidi del normale sincro della fotocamera.

Per esempio:

ritratto all’aperto;

diaframmi aperti;

luce solare intensa;

soggetti in movimento.

Durante i test abbiamo utilizzato tempi fino a 1/8000 s e il sistema ha funzionato correttamente.

Naturalmente con HSS la potenza effettiva disponibile diminuisce, ma è il normale comportamento di questa tecnologia.

Anche la raffica ci ha sorpreso

Abbiamo voluto testare anche quanto questi flash riescano a seguire una raffica.

Naturalmente nessun flash può sostenere raffiche molto elevate a piena potenza.

Ma riducendo la potenza cambia completamente la situazione.

A circa 1/16 della potenza, durante le nostre prove, i flash sono riusciti a seguire raffiche molto rapide.

È una caratteristica interessante soprattutto per:

eventi;

sport;

momenti dinamici;

sequenze durante matrimoni.

Tempi di riciclo

Abbiamo verificato anche i tempi di ricarica.

A piena potenza siamo nell’ordine di circa due secondi tra un lampo e il successivo.

È un risultato assolutamente ragionevole considerando la potenza delle unità.

Nella maggior parte delle situazioni reali, lavorando a frazioni di potenza, il riciclo diventa naturalmente molto più rapido.

La compatibilità radio è uno dei punti forti

Altro elemento molto interessante è il sistema wireless.

I flash possono lavorare come unità master e slave e dialogare tra loro.

La portata dichiarata è ampia e, durante i test, il comportamento è stato affidabile.

Ma la cosa più interessante è un’altra.

Abbiamo verificato una buona compatibilità anche con trigger Godox, previa impostazione dell’apposita modalità di compatibilità.

Per chi possiede già un ecosistema Godox, questo può essere un vantaggio enorme.

Perché la compatibilità conta tanto

Immaginiamo un fotografo che possiede già:

due flash Godox;

un trigger;

stativi;

modificatori.

Passare completamente a un altro sistema significherebbe ricomprare tutto.

Se invece possiamo integrare nuovi flash mantenendo buona parte di ciò che possediamo già, la situazione cambia.

Diventa possibile costruire gradualmente un sistema misto.

Ed è esattamente ciò che abbiamo verificato nelle nostre prove.

Il comportamento TTL

Abbiamo poi realizzato alcuni test per valutare la costanza dell’esposizione automatica.

Prima situazione:

forte controluce.

Qui il Z3R ha mostrato qualche piccola variazione di potenza tra uno scatto e l’altro.

Nulla di drammatico, ma alcune immagini risultavano leggermente più luminose.

Lo Z2 Pro si è comportato in maniera più costante.

Il Q120 è quello che, nella nostra prova, ci è sembrato più preciso.

Prova su sfondo scuro

Abbiamo ripetuto il test con uno sfondo scuro.

È una situazione nella quale un automatismo TTL può essere messo facilmente in difficoltà.

Anche qui il Z3R ha mostrato qualche oscillazione.

Lo Z2 Pro si è dimostrato più regolare.

Il Q120 ha mantenuto un comportamento molto convincente.

È importante però sottolineare che le prove sono state eseguite con un sistema Sony.

Con altri marchi il dialogo TTL potrebbe avere comportamenti differenti.

Su sfondo neutro tutti molto bene

Con uno sfondo neutro, invece, tutti e tre i flash hanno dato risultati molto buoni.

Buona costanza cromatica.

Buona esposizione.

Variazioni minime.

Ed è probabilmente la situazione più rappresentativa dell’utilizzo normale.

Firmware aggiornabile via USB-C

Un altro aspetto da non sottovalutare è la possibilità di aggiornare il firmware.

Le unità dispongono di porta USB-C.

Questo permette al produttore di correggere eventuali incompatibilità e migliorare il dialogo con nuovi corpi macchina.

Considerando quanto velocemente vengono aggiornati oggi i sistemi fotografici, è diventata una caratteristica molto importante.

Costruzione e praticità

Dal punto di vista costruttivo siamo rimasti positivamente sorpresi.

Neewer negli anni ha fatto passi avanti evidenti.

Chi ricorda i primi flash economici completamente manuali potrebbe rimanere sorpreso da questi prodotti.

Materiali convincenti.

Interfacce moderne.

Buona ergonomia.

Batterie evolute.

Custodie comprese.

Sistema wireless.

Luce pilota.

Non abbiamo trovato indicazioni specifiche riguardo a una vera tropicalizzazione, quindi su questo preferiamo non fare affermazioni.

Quale scegliere?

Il Z3R è probabilmente la scelta più interessante per chi vuole:

maggiore potenza;

interfaccia touch;

controllo rapido;

luce pilota evoluta;

utilizzo intenso.

Il Z2 Pro può essere preferibile da chi:

ama i controlli tradizionali;

vuole un flash leggermente più semplice;

cerca una buona costanza TTL;

non sente la necessità dello schermo touch.

Il Q120, invece, è perfetto come unità da stativo:

ritratto;

matrimonio;

eventi;

piccoli set;

lavoro con softbox e modificatori.

Il vero motivo per cui ci sono piaciuti

Al di là delle specifiche, il punto è molto semplice.

Sono prodotti che permettono di costruire un sistema di illuminazione moderno senza spendere cifre esagerate.

La luce pilota facilita enormemente il lavoro.

Le batterie al litio garantiscono autonomia.

La compatibilità radio rende il sistema flessibile.

La costruzione è buona.

E soprattutto sono strumenti pensati per essere realmente utilizzati sul campo.

Conclusioni

Il flash rimane uno degli strumenti più potenti a disposizione del fotografo.

E anche uno dei meno sfruttati.

Spesso spendiamo migliaia di euro per ottenere uno stop in più agli alti ISO quando imparare a controllare la luce potrebbe cambiare completamente il nostro modo di fotografare.

I Neewer Z3R, Z2 Pro e Q120 ci hanno sorpreso soprattutto per questo:

rendono molto più semplice avvicinarsi a un sistema di illuminazione completo.

Non sono perfetti.

Il TTL del Z3R, durante alcune nostre prove, ha mostrato qualche variazione.

Il display del Q120 è davvero piccolo.

E alcune differenze ergonomiche dipenderanno molto dai gusti personali.

Ma nel complesso abbiamo trovato tre prodotti maturi, ben costruiti e con caratteristiche che fino a pochi anni fa avremmo associato a flash di fascia decisamente superiore.

E soprattutto c’è quella luce pilota.

Può sembrare un dettaglio.

Dopo averla utilizzata sul campo, però, è una di quelle funzioni alle quali diventa molto difficile rinunciare.

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