OM System: il vero futuro è davvero nei supertele?
OM System sta attraversando una fase particolarmente interessante della propria storia.
Il sistema Micro Quattro Terzi continua ad avere caratteristiche uniche, una base di utenti molto fedele e alcune soluzioni che difficilmente trovano equivalenti diretti sul mercato.
Eppure rimane una domanda importante:
OM System sta davvero sfruttando fino in fondo le potenzialità del proprio formato?
Ne abbiamo parlato con Andrea Bernesco, fotografo e utilizzatore Micro Quattro Terzi da molti anni, partendo da una sua riflessione piuttosto netta: concentrare troppo la strategia su lunghi teleobiettivi, natura e avifauna potrebbe essere una strada commercialmente rischiosa.
Non perché il Micro Quattro Terzi non sia adatto alla fotografia naturalistica.
Ma perché proprio in quel settore la concorrenza dei formati più grandi sta diventando sempre più aggressiva.
Il paradosso dei supertele
Uno dei vantaggi storici del Micro Quattro Terzi è molto chiaro:
il fattore di crop 2x.
Un 300mm offre un angolo di campo equivalente a un 600mm sul full frame.
Un 400mm equivale a un 800mm.
Per chi fotografa natura e animali è un vantaggio evidente.
Corpi relativamente piccoli.
Ottiche più compatte.
Grande profondità di campo.
Possibilità di raggiungere focali equivalenti molto spinte senza dover trasportare sistemi enormi.
Ed è comprensibile che OM System abbia costruito una parte importante della propria comunicazione proprio intorno a questo elemento.
Il problema è che oggi il mercato sta cambiando.
La concorrenza sta recuperando terreno
Sensori APS-C ad alta risoluzione.
Full frame da 50, 60 megapixel e oltre.
Crop digitali.
Supertele sempre più leggeri.
Ottiche come i recenti 400mm relativamente compatti.
Tutto questo riduce il vantaggio storico del Micro Quattro Terzi.
Se parto da un sensore full frame molto risoluto posso ritagliare pesantemente l’immagine mantenendo comunque una quantità di pixel sufficiente per molti utilizzi.
Lo stesso vale per APS-C ad alta densità.
Il risultato è che la “portata” equivalente non è più un vantaggio esclusivo del formato più piccolo.
E agli alti ISO il sensore più grande parte avvantaggiato
Qui entra in gioco il limite fisico principale.
Nella fotografia di avifauna spesso servono tempi molto rapidi.
1/1000.
1/2000.
1/4000.
Se la luce diminuisce, gli ISO salgono.
Ed è proprio qui che un sensore più grande dispone generalmente di maggiore margine.
Il Micro Quattro Terzi può compensare attraverso:
ottiche luminose;
stabilizzazione;
software;
riduzione del rumore;
fotografia computazionale.
Ma se dobbiamo congelare un animale in movimento la stabilizzazione non basta.
Servono tempi rapidi.
E quindi torna il problema della sensibilità.
Rendere i tele più luminosi non risolve tutto
In teoria si potrebbe pensare:
costruiamo supertele molto luminosi.
Ma anche qui compare un problema.
Per recuperare in parte il divario rispetto ai formati maggiori bisognerebbe realizzare ottiche estremamente luminose.
E un tele molto luminoso diventa inevitabilmente:
grande;
pesante;
costoso.
A quel punto si perde buona parte del motivo per cui il fotografo dovrebbe scegliere Micro Quattro Terzi.
È il classico cane che si morde la coda.
Il vero punto di forza potrebbe essere altrove
Ed è qui che la riflessione diventa interessante.
Forse OM System dovrebbe smettere di chiedersi principalmente:
“Come possiamo competere con il full frame nella fotografia con supertele?”
E iniziare a chiedersi:
“Dove il Micro Quattro Terzi può fare qualcosa che gli altri sistemi fanno con maggiore difficoltà?”
La risposta potrebbe essere molto diversa.
Viaggio.
Reportage.
Street.
Outdoor.
Fotografia documentaria.
Tutti generi nei quali:
peso;
dimensioni;
robustezza;
discrezione;
stabilizzazione;
profondità di campo;
contano moltissimo.
Un sistema da viaggio difficile da replicare
Andrea porta un esempio molto semplice.
Un piccolo corpo Micro Quattro Terzi con uno zoom luminoso può creare un sistema completo e tropicalizzato mantenendo peso e dimensioni estremamente contenuti.
È questo il tipo di combinazione nella quale il formato continua ad avere un vantaggio concreto.
Non necessariamente il corpo più piccolo in assoluto.
Oggi anche Sony realizza full frame molto compatti.
Ma bisogna confrontare l’intero sistema.
Corpo.
Ottiche.
Gamma focale.
Peso totale.
Prezzo.
Ed è qui che Micro Quattro Terzi può ancora diventare difficile da battere.
Non confrontiamo il corpo, confrontiamo lo zaino
È un concetto che ritorna spesso anche nelle nostre riflessioni.
Una Sony A7C è piccolissima.
Ma cosa succede quando aggiungiamo un 24-70, un tele, un grandangolo?
Lo stesso vale per qualsiasi sistema.
La vera domanda non è:
“Quanto pesa la macchina?”
Ma:
“Quanto pesa tutto quello che devo portare per fare le fotografie che mi servono?”
Ed è proprio sul sistema completo che OM System può ancora esprimere un’identità molto forte.
Reportage e street
Per chi lavora nella fotografia documentaria, un corpo piccolo ma resistente può essere estremamente efficace.
Non sempre abbiamo bisogno di:
60 megapixel;
f/1.2;
raffiche esasperate;
supertele.
Molto più spesso servono:
una macchina sempre con noi;
buona autonomia;
corpo resistente;
ottiche piccole;
rapidità operativa;
stabilizzazione.
Ed è un territorio nel quale Micro Quattro Terzi ha ancora moltissimo da dire.
La tropicalizzazione dovrebbe diventare identità
Un altro elemento importante è la resistenza alle condizioni ambientali.
Se OM System vuole costruire una propria identità distinta, potrebbe trasformare la tropicalizzazione in uno standard quasi assoluto.
Non soltanto sui prodotti di fascia alta.
Ma come filosofia del marchio.
Una fotocamera OM dovrebbe comunicare immediatamente:
“Portami dove vuoi.”
Pioggia.
Montagna.
Viaggio.
Neve.
Polvere.
Condizioni difficili.
È un messaggio semplice e molto più differenziante rispetto alla rincorsa pura delle specifiche.
E poi c’è la fotografia computazionale
Probabilmente è qui che si trova il vero vantaggio tecnologico di OM System.
Live ND.
Live GND.
High Resolution Shot.
Focus Stacking.
Live Composite.
Pre Capture.
Sono funzioni che permettono di ottenere direttamente in macchina risultati che con altri sistemi richiedono:
accessori;
treppiede;
più scatti;
post-produzione.
Il valore è proprio questo:
rendere semplice ciò che altrove è più complesso.
Questo dovrebbe diventare il cuore del sistema
Invece di limitarsi a inseguire il sensore più grande, OM System potrebbe spingere ancora di più sul software.
Riduzione del rumore evoluta direttamente in macchina.
Fusioni multi-frame.
High Resolution più veloce.
Migliore gestione del movimento.
Nuove funzioni computazionali.
Più capacità di elaborazione.
Se un sensore più piccolo parte con alcuni limiti fisici, la risposta può essere utilizzare l’elaborazione per compensarli.
È esattamente ciò che gli smartphone fanno da anni.
Il vantaggio del sensore piccolo può diventare computazionale
Un sensore relativamente poco risoluto genera file più leggeri.
Meno dati da processare.
Questo può consentire elaborazioni multi-frame più rapide.
Immaginiamo una macchina capace di realizzare automaticamente diversi scatti, allinearli e fondere il risultato per:
ridurre rumore;
aumentare gamma dinamica;
migliorare dettaglio.
A quel punto il confronto con il formato più grande cambierebbe radicalmente.
Non si tratterebbe più soltanto di fisica.
Ma di fisica + elaborazione.
Corpi specializzati invece di una gamma generica
Un’altra possibilità sarebbe creare prodotti molto più caratterizzati.
Una macchina specifica per street.
Una macchina pensata veramente per outdoor.
Una fotocamera per creator.
Una compatta di alta qualità.
Magari una monocromatica.
Non necessariamente tanti modelli.
Ma modelli con un’identità precisa.
Il problema di competere frontalmente con Sony, Canon e Nikon su ogni specifica è evidente: quei marchi dispongono di risorse enormi.
OM System dovrebbe invece cercare territori dove la concorrenza è meno diretta.
Anche il mirino deve essere all’altezza
Se si vuole costruire un prodotto premium, alcuni elementi non possono più sembrare appartenere a una generazione precedente.
Uno di questi è il mirino elettronico.
Un corpo piccolo può essere comunque raffinato.
Anzi, proprio perché non può competere sempre sulla grandezza del sensore, deve puntare moltissimo sulla qualità complessiva dell’esperienza d’uso.
Mirino.
Display.
Ergonomia.
Menu.
Costruzione.
Tutto deve contribuire alla percezione di un prodotto speciale.
Supertele sì, ma non come unica identità
Questo non significa abbandonare l’avifauna.
Sarebbe un errore.
OM System possiede utenti molto forti in quel settore.
E dispone di combinazioni eccellenti per natura e fotografia outdoor.
La questione è un’altra.
I supertele dovrebbero essere una parte della strategia.
Non necessariamente il centro attorno al quale costruire tutto il marchio.
Perché proprio lì la concorrenza sta diventando sempre più dura.
Il rischio è inseguire sempre gli altri
Se Sony, Nikon, Canon e Fujifilm continuano a migliorare:
sensori;
crop;
teleobiettivi;
riduzione del peso;
autofocus;
OM System rischia di trovarsi continuamente nella posizione di dover recuperare terreno.
E una piccola azienda difficilmente può vincere una battaglia giocata soltanto sulla quantità di risorse.
Deve cambiare terreno.
Un sistema “furbo”
È probabilmente questa la parola più adatta.
Micro Quattro Terzi può essere il sistema intelligente.
Quello che non cerca necessariamente di ottenere il massimo valore numerico.
Ma quello che permette di:
portare meno peso;
fare più cose direttamente in macchina;
lavorare in condizioni difficili;
ridurre accessori;
semplificare il flusso;
spendere meno per un corredo completo.
È una proposta molto forte.
Ma deve essere comunicata con chiarezza.
Una nuova fase per OM System
La parte più interessante della situazione attuale è che OM System sembra avere oggi maggiore libertà nel definire la propria strategia.
Ed è questo che rende i prossimi anni particolarmente importanti.
Esiste ancora un patrimonio enorme:
esperienza Olympus;
tecnologia;
ottiche;
utenti;
know-how;
identità.
La questione è capire in quale direzione verrà utilizzato.
La speranza è vedere più coraggio
Non necessariamente una macchina con 80 megapixel.
Non necessariamente il supertele più estremo.
Ma prodotti che guardandoli facciano pensare:
“Questa cosa la posso fare così soltanto con OM System.”
È lì che si crea un’identità.
Ed è lì che il Micro Quattro Terzi può continuare a essere rilevante.
Conclusioni
Il problema di OM System non è il Micro Quattro Terzi.
Il problema, semmai, è capire quali battaglie vale la pena combattere.
Concentrarsi troppo su supertele e avifauna significa entrare direttamente nel territorio nel quale sensori più grandi, crop ad alta risoluzione e nuovi teleobiettivi stanno diventando sempre più competitivi.
Il Micro Quattro Terzi possiede invece caratteristiche che altrove sono difficili da replicare tutte insieme:
compattezza;
peso;
profondità di campo;
stabilizzazione;
tropicalizzazione;
ottiche relativamente piccole;
fotografia computazionale.
Ed è proprio qui che potrebbe esserci il futuro.
Non cercare di essere un full frame più piccolo.
Ma essere qualcosa di diverso.
Un sistema progettato per chi viaggia.
Per chi cammina.
Per chi fotografa sotto la pioggia.
Per chi fa reportage.
Per chi vuole lasciare il treppiede a casa.
Per chi preferisce una funzione intelligente a un altro milione di pixel.
I supertele devono rimanere.
La fotografia naturalistica deve rimanere.
Ma forse OM System dovrebbe avere il coraggio di guardare anche molto oltre.
Perché sotto il cofano del Micro Quattro Terzi c’è ancora un potenziale enorme.
La vera sfida è semplicemente decidere dove utilizzarlo.





