Sigma 20-60mm f/2.8-4 Contemporary: piccolo, leggero e sorprendentemente versatile
Ogni tanto, in fotografia, piccolo è davvero meglio.
Il Sigma 20-60mm f/2.8-4 Contemporary nasce esattamente con questa filosofia: offrire su full frame una focale molto versatile, mantenendo dimensioni e peso davvero contenuti.
E già qui sta gran parte del suo fascino.
Perché un 20-60mm su full frame permette di spaziare dal vero grandangolo fino a una focale normale leggermente lunga, risultando interessante per viaggio, reportage, paesaggio, video e content creation.
Il tutto in appena 375 grammi.
Ed è proprio questa combinazione a renderlo particolare.
Un obiettivo figlio della fotografia moderna
Anni fa uno zoom del genere, con queste dimensioni, sarebbe stato molto difficile da progettare.
Oggi invece le cose sono cambiate.
Le correzioni software fanno parte integrante del progetto ottico.
Il produttore può accettare alcuni compromessi nello schema fisico sapendo che distorsione, vignettatura e parte delle aberrazioni verranno poi corrette direttamente in macchina o in post-produzione.
Il Sigma 20-60mm è probabilmente uno degli esempi più evidenti di questa filosofia.
Non va quindi giudicato soltanto guardando il RAW “nudo”.
Va giudicato come sistema composto da:
ottica;
profilo di correzione;
corpo macchina;
software.
La parola chiave è compattezza
L’obiettivo misura circa 88 mm di lunghezza, ha un diametro contenuto e utilizza filtri da 67 mm.
Il peso è di appena 375 grammi.
Sono numeri davvero notevoli considerando che stiamo parlando di un obiettivo full frame che parte da 20 mm.
Ed è proprio qui che Sigma ha deciso di concentrare gli sforzi.
Non è un Art.
Non nasce per offrire prestazioni ottiche esasperate a tutta apertura.
Nasce per trovare il miglior equilibrio possibile tra:
qualità;
peso;
dimensioni;
escursione focale;
prezzo.
Su una Sony A7C ha molto senso
È probabilmente una delle combinazioni più interessanti.
Un corpo compatto come Sony A7C o A7C II con questo 20-60mm crea un sistema full frame estremamente leggero.
Per viaggio e reportage può essere quasi ideale.
Si coprono:
20 mm;
24 mm;
28 mm;
35 mm;
50 mm;
60 mm.
Con una sola lente.
E soprattutto senza trasformare il corredo in qualcosa di ingombrante.
20 mm fanno davvero la differenza
Molti zoom standard partono da 24 mm.
Quattro millimetri sembrano pochi.
Nel grandangolo non lo sono affatto.
Passare da 24 a 20 mm significa guadagnare molto angolo di campo.
Per paesaggio.
Interni.
Architettura.
Video.
Riprese a mano libera.
Vlog.
È una differenza che si percepisce immediatamente.
Ed è probabilmente uno dei motivi per cui questa focale può essere particolarmente interessante anche per videomaker e content creator.
Autofocus
Durante le nostre prove l’autofocus si è comportato bene.
Rapido.
Silenzioso.
Affidabile.
Anche durante lo zoom il soggetto rimane agganciato in maniera convincente.
Non abbiamo riscontrato particolari criticità.
È un comportamento coerente con le ultime ottiche Sigma dotate di motore lineare.
E rende l’obiettivo perfettamente utilizzabile anche nel video.
Costruzione
Il corpo è quello tipico della linea Contemporary.
Non troviamo una costruzione massiccia da serie Art.
Ed è giusto così.
L’obiettivo deve rimanere leggero.
Le ghiere di zoom e messa a fuoco sono fluide e ben controllate.
La sensazione generale è buona.
Non dà l’impressione di un prodotto economico, ma nemmeno di un obiettivo pensato per affrontare maltrattamenti estremi.
È coerente con il suo posizionamento.
Distorsione: senza software è evidente
Arriviamo alla parte più interessante.
Quando abbiamo aperto i file senza applicare le correzioni dell’obiettivo, la distorsione era evidente.
Soprattutto a 20 mm.
Non è una sorpresa.
Con un’ottica così compatta e una focale così estrema era quasi inevitabile.
Ma qui bisogna fare un ragionamento moderno.
Le correzioni software sono parte del progetto
Una volta attivato il profilo dell’obiettivo, la distorsione viene corretta molto bene.
Ed è evidente che Sigma abbia progettato questo zoom proprio pensando all’utilizzo combinato di ottica e software.
Oggi non ha più molto senso valutare certi obiettivi ignorando completamente le correzioni.
Il prodotto reale è quello che utilizziamo sulla macchina.
E in quella condizione il risultato è decisamente buono.
Anche nel video la correzione funziona bene
Questo aspetto è particolarmente importante per i videomaker.
La correzione viene applicata direttamente alla ripresa, quindi il risultato finale è già molto più pulito.
Per un obiettivo che parte da 20 mm è un vantaggio enorme.
Soprattutto in riprese:
indoor;
vlog;
architettura;
ambientate.
Distorsione prospettica
Naturalmente una cosa diversa è la distorsione prospettica.
Quella non dipende dall’obiettivo in sé, ma dalla distanza e dall’angolo di ripresa.
Se mettiamo un volto ai bordi del fotogramma a 20 mm, è inevitabile che venga deformato.
Ma durante i test la situazione è risultata comunque gestibile.
A 60 mm, ovviamente, il problema praticamente scompare.
Vignettatura
Anche la vignettatura è presente.
Soprattutto a tutta apertura.
Ma con il profilo attivo viene ridotta in maniera significativa.
Qualcosa può rimanere agli angoli, ma nulla che rappresenti un vero problema nell’utilizzo reale.
Ancora una volta, però, il messaggio è lo stesso:
questo obiettivo va utilizzato con le correzioni attive.
Flare e ghosting
Qui il software può fare poco.
A 20 mm, soprattutto con la sorgente luminosa direttamente nell’inquadratura, flare e ghosting possono comparire.
Durante il nostro test senza paraluce erano abbastanza evidenti.
Chiudendo il diaframma rimangono visibili alcune riflessioni.
A 60 mm la situazione migliora.
Ma anche qui bisogna contestualizzare.
Un 20 mm ha un angolo di campo molto ampio e inevitabilmente è più esposto a questo tipo di problema.
Utilizzare il paraluce aiuta parecchio.
Aberrazioni cromatiche
Le aberrazioni cromatiche sono presenti ma abbastanza controllate.
Nelle zone ad alto contrasto si può notare qualche alone magenta o viola.
Le correzioni software fanno già un buon lavoro.
E, quando necessario, è possibile intervenire ulteriormente in post-produzione.
Non sono comunque tali da compromettere seriamente la resa generale.
Nitidezza: il comportamento a infinito
Come facciamo sempre, abbiamo testato l’obiettivo a:
lunga distanza;
media distanza;
breve distanza.
Perché un obiettivo non si comporta necessariamente allo stesso modo in tutte le condizioni.
A infinito, a 20 mm, la resa a tutta apertura è discreta al centro ma decisamente più morbida ai bordi.
Qui il limite si vede.
Per avere una resa uniforme bisogna chiudere.
Da f/5.6 cambia tutto
A 20 mm il vero diaframma di lavoro comincia secondo noi da f/5.6.
A f/8 si raggiunge una resa molto più uniforme tra centro e bordi.
Ed è probabilmente il diaframma che utilizzerei più spesso per paesaggio e viaggio.
Sul full frame, del resto, è molto comune che uno zoom compatto migliori sensibilmente chiudendo uno o due stop.
A 60 mm lavora meglio
A 60 mm la resa è più convincente.
Anche a tutta apertura il comportamento è migliore rispetto al lato grandangolare.
Chiudendo di uno stop si ottiene già un ottimo miglioramento.
È evidente che l’estremità tele sia meno critica da un punto di vista progettuale.
Media distanza
A media distanza la situazione migliora ulteriormente.
Ed è interessante perché proprio qui probabilmente verrà utilizzato spesso.
Reportage.
Viaggio.
Street.
Fotografia quotidiana.
Il centro è già buono a tutta apertura.
Chiudendo a f/5.6 la resa generale diventa molto valida.
Breve distanza
Uno degli aspetti più interessanti è la distanza minima di messa a fuoco.
Si può arrivare molto vicino al soggetto.
Non stiamo parlando di una macro.
Ma per:
dettagli;
cibo;
oggetti;
fiori;
particolari durante un viaggio,
la possibilità è molto utile.
Anche qui la resa ci è sembrata buona.
Sfocato
Non è il punto forte dell’obiettivo.
Ma sinceramente non ci aspettavamo che lo fosse.
A 20 mm f/2.8 non possiamo pretendere un bokeh importante.
A 60 mm siamo a f/4.
Lo sfocato è quindi presente, ma piuttosto strutturato.
Modernissimo.
Non particolarmente cremoso.
È una resa funzionale più che emozionale.
Non è un obiettivo da comprare per il bokeh
Questo deve essere molto chiaro.
Se cercate:
ritratto spinto;
grande separazione;
sfondo completamente dissolto,
esistono strumenti molto migliori.
Un 85mm luminoso.
Un 50mm f/1.4.
Un 135mm.
Il 20-60mm nasce per tutt’altro.
Il vero diaframma di lavoro
Se dovessi utilizzarlo personalmente, probabilmente lo terrei molto spesso tra f/5.6 e f/8.
È lì che offre il miglior equilibrio.
E oggi, con corpi stabilizzati e sensori che lavorano bene ad alti ISO, non è necessariamente un problema.
Anzi.
Per reportage e viaggio, una buona profondità di campo è spesso più utile di uno sfocato estremo.
Per chi è questo obiettivo?
Secondo noi soprattutto per chi cerca:
un solo zoom da viaggio;
un’ottica compatta;
un vero 20 mm;
peso contenuto;
buona versatilità;
utilizzo misto foto/video.
È particolarmente adatto a chi preferisce avere sempre la macchina con sé.
Il viaggiatore ideale
Un corpo compatto.
Sigma 20-60mm.
Un piccolo tele.
Fine.
Con due ottiche si può coprire praticamente quasi tutto ciò che serve durante un viaggio.
Ed è proprio qui che i 375 grammi diventano molto più importanti di qualche linea per millimetro in più ai bordi.
Bisogna accettare qualche compromesso
Naturalmente sì.
A tutta apertura, soprattutto a 20 mm, non è un mostro di nitidezza periferica.
La distorsione ottica non corretta è importante.
Il flare esiste.
Il bokeh è soltanto discreto.
Ma è proprio questo il concetto Contemporary.
Sigma non ha cercato la perfezione assoluta.
Ha cercato equilibrio.
E secondo noi ci è riuscita
Una volta applicate le correzioni software, il comportamento diventa molto più convincente.
La distorsione viene gestita bene.
La vignettatura viene ridotta.
La nitidezza chiudendo il diaframma è più che sufficiente anche per stampe importanti.
E tutto questo arriva in un corpo davvero molto piccolo.
Il prezzo
Il prezzo ufficiale si colloca intorno agli 850 euro.
Non è pochissimo.
Ma neppure eccessivo considerando:
formato full frame;
focale 20-60mm;
f/2.8 sul lato corto;
peso estremamente contenuto;
costruzione;
autofocus;
versatilità.
La domanda vera è quindi:
quanto vale per voi la compattezza?
Se cercate la massima qualità, guardate altrove
È giusto dirlo.
Se volete la migliore nitidezza possibile a tutta apertura.
Se fotografate prevalentemente paesaggio su treppiede e volete angoli perfetti.
Se volete uno zoom professionale senza compromessi.
Probabilmente una serie Art o altri zoom più grandi saranno più adatti.
Ma pagherete in:
peso;
volume;
costo.
Se invece volete portarlo sempre con voi…
Allora il discorso cambia.
Il Sigma 20-60mm ha un vantaggio enorme:
non pesa.
E una lente che portiamo con noi vale sempre più di una lente eccezionale lasciata a casa.
È una considerazione semplice, ma spesso dimenticata.
Conclusioni
Il Sigma 20-60mm f/2.8-4 Contemporary è un obiettivo molto moderno.
Non tanto per l’autofocus.
Non tanto per lo schema ottico.
Ma per la filosofia con cui è stato progettato.
Sigma ha accettato deliberatamente alcuni compromessi ottici per realizzare un obiettivo:
piccolo;
leggero;
versatile;
full frame;
capace di partire da 20 mm.
E ha utilizzato il software per compensare buona parte di quei compromessi.
Bisogna quindi valutarlo per ciò che vuole essere.
Non un Art in miniatura.
Non uno zoom senza compromessi.
Ma uno strumento da viaggio e reportage estremamente pratico.
Se lo giudichiamo soltanto dal RAW senza correzioni, possiamo rimanere delusi.
Se lo giudichiamo invece come viene realmente utilizzato, con il profilo attivo, il quadro cambia parecchio.
A f/5.6 e f/8 offre una resa più che buona.
La distorsione viene corretta bene.
L’autofocus è efficace.
La distanza minima di messa a fuoco amplia la versatilità.
E soprattutto pesa appena 375 grammi.
Per chi cerca il massimo assoluto esiste di meglio.
Per chi cerca invece il massimo che riesce davvero a portarsi dietro, questo Sigma può avere molto senso.
Ed è forse proprio questa la sua qualità più importante.





