ArtCraft sfida Adobe: è davvero l’inizio di una rivoluzione nel software fotografico?
Ogni tanto arriva una novità che, indipendentemente da come andrà a finire, apre una discussione molto più grande del prodotto stesso.
ArtCraft appartiene probabilmente a questa categoria.
Nelle ultime settimane si è parlato moltissimo di questa suite di applicazioni gratuite e open source che prova a ricreare buona parte dell’esperienza della Creative Cloud di Adobe.
PhotoCraft ricorda Photoshop.
LightCraft guarda chiaramente a Lightroom.
FilmCraft riprende il concetto di Premiere Pro.
E poi troviamo alternative ispirate a Illustrator, After Effects, InDesign e Acrobat.
Il progetto è stato avviato dallo sviluppatore Brandon Thomas utilizzando in maniera massiccia l’intelligenza artificiale, in particolare Claude Opus 5.5, per scrivere applicazioni in Rust. I programmi sono disponibili come software open source e il loro codice può quindi essere studiato, modificato e sviluppato dalla comunità.
La domanda interessante, però, non è soltanto:
ArtCraft può sostituire Photoshop e Lightroom?
Oggi, francamente, la risposta è no.
La domanda molto più importante è:
che cosa succede al mercato del software se l’intelligenza artificiale rende sempre più semplice ricreare in tempi brevissimi applicazioni che fino a ieri richiedevano team enormi e anni di sviluppo?
Ed è qui che la storia diventa davvero interessante.
Non è ancora un’alternativa completa ad Adobe
Partiamo dalla cosa più importante.
ArtCraft è attualmente un progetto in fase alpha.
Quindi molto acerbo.
L’interfaccia di alcune applicazioni può ricordare sorprendentemente da vicino quella dei prodotti Adobe, e chi utilizza Photoshop o Lightroom si trova immediatamente in un ambiente familiare.
Ma questo non significa che le applicazioni siano già equivalenti.
Anzi.
Nei nostri primi test abbiamo visto differenze importanti.
La resa dei file fotografici, per esempio, è ancora lontana da quella ottenibile con Lightroom o Camera Raw.
Mancano profili.
Alcune funzioni non sono complete.
Il comportamento con determinati RAW non è ancora affidabile.
Test indipendenti hanno inoltre evidenziato che LightCraft, con alcuni RAW compressi di Fujifilm e Canon, può arrivare a visualizzare l’anteprima JPEG incorporata anziché sviluppare realmente i dati RAW.
Quindi sarebbe decisamente prematuro cancellare domani mattina Lightroom e trasferire vent’anni di archivio dentro LightCraft.
Ma fermarsi a questo significherebbe perdere completamente il punto.
La vera notizia è la velocità con cui sta nascendo
La cosa sorprendente non è tanto ciò che ArtCraft riesce a fare oggi.
È quanto velocemente è arrivato fin qui.
Thomas ha utilizzato modelli di intelligenza artificiale come strumenti di programmazione e ha realizzato in tempi estremamente ridotti applicazioni che riprendono struttura, strumenti e flussi operativi di software enormemente complessi.
E il codice è pubblico.
Questo significa che altri sviluppatori possono intervenire.
Correggere.
Aggiungere funzioni.
Creare varianti.
Prendere una parte del progetto e adattarla a esigenze completamente diverse.
È qui che cambia il paradigma.
Fino a pochi anni fa creare un concorrente di Photoshop significava mettere insieme un grande gruppo di programmatori, investimenti molto importanti e anni di sviluppo.
Oggi l’intelligenza artificiale sta riducendo drasticamente almeno una parte di questa barriera.
Non elimina il lavoro.
Non elimina la competenza.
Ma moltiplica enormemente la capacità produttiva di chi quelle competenze le possiede.
Un progetto open source cambia ulteriormente le regole
Se ArtCraft fosse semplicemente il prodotto di una nuova software house, la situazione sarebbe relativamente tradizionale.
Nasce un concorrente.
Adobe risponde.
Il mercato decide.
Ma qui esiste un’altra variabile:
il software è open source.
PhotoCraft, LightCraft e le altre applicazioni sono distribuite con licenze aperte e il codice è disponibile pubblicamente.
Questo significa che il progetto non dipende necessariamente da una sola azienda o da un unico sviluppatore.
Se interessa a una comunità sufficientemente ampia, può evolvere anche attraverso contributi esterni.
Ed è per questo che il fenomeno ArtCraft potrebbe essere più importante della qualità attuale dei suoi programmi.
E Adobe cosa può fare?
Qui bisogna essere prudenti.
Sul web si è già aperto un enorme dibattito sulla legalità di un progetto simile.
ArtCraft descrive le proprie applicazioni come clean-room reimplementations: software riscritti da zero sulla base di specifiche pubbliche e osservazione del comportamento dei programmi originali, senza utilizzare il codice proprietario Adobe.
Questo non significa automaticamente che non possano nascere controversie.
Possono entrare in gioco brevetti, marchi, elementi dell’interfaccia e altri aspetti della proprietà intellettuale.
Ma al momento non possiamo sapere se Adobe intraprenderà azioni legali né quale potrebbe esserne l’esito.
Quindi evitiamo di trasformare una possibilità in una certezza.
La questione interessante è un’altra: anche nell’ipotesi in cui questo specifico progetto incontrasse problemi, la tecnologia che ha permesso di crearlo rimarrebbe.
Ed è questo il vero cambiamento.
Il problema per Adobe non è soltanto ArtCraft
Supponiamo per un momento che ArtCraft domani sparisca.
Il precedente rimane.
Un singolo sviluppatore, aiutato pesantemente dall’intelligenza artificiale, ha dimostrato che è possibile arrivare molto rapidamente a una prima versione funzionante di applicazioni che imitano flussi di lavoro consolidati da decenni.
Domani può nascere un altro progetto.
Poi un altro ancora.
Magari specializzato soltanto nella fotografia.
Oppure esclusivamente nel montaggio video.
Oppure dedicato ai fotografi scientifici.
O alla fotografia astronomica.
O al catalogo professionale.
A quel punto la vera pressione sulle software house tradizionali potrebbe arrivare non da un gigantesco concorrente, ma da centinaia di strumenti specializzati.
E qui entra in gioco il modello ad abbonamento
È impossibile affrontare questo argomento senza parlare della politica commerciale di Adobe.
Adobe non è certamente l’unica azienda a utilizzare un modello in abbonamento.
E un abbonamento non è automaticamente qualcosa di negativo.
Il software viene aggiornato.
I programmatori devono essere pagati.
Le infrastrutture hanno costi.
Le nuove funzionalità richiedono ricerca e sviluppo.
Tutto perfettamente legittimo.
Il problema nasce quando l’utente percepisce di essere diventato troppo dipendente da quell’ecosistema.
Per chi possiede anni di cataloghi Lightroom, PSD, impostazioni, keyword, raccolte e workflow costruiti attorno ad Adobe, cambiare programma non significa semplicemente installarne un altro.
Significa modificare una parte importante del proprio lavoro.
Il vero vantaggio competitivo di Adobe è il nostro archivio
Ed è forse questo l’elemento che protegge Adobe più di qualsiasi funzione.
Pensiamo a uno studio fotografico che utilizza Lightroom Classic da quindici anni.
Decine o centinaia di migliaia di immagini.
Stelle.
Colori.
Parole chiave.
Raccolte.
Sviluppi.
Preset.
Collegamenti con Photoshop.
Workflow consolidati.
Davvero quello studio cambierà tutto domani per risparmiare il costo dell’abbonamento?
Probabilmente no.
Ed è per questo che, nel breve periodo, prodotti come LightCraft difficilmente rappresentano un pericolo mortale per Adobe.
Il costo della migrazione può essere enormemente superiore al costo del software.
Però ArtCraft sta già provando ad abbassare quella barriera
Ed è qui che bisogna osservare attentamente l’evoluzione.
LightCraft è già in grado di leggere alcuni dati e metadati provenienti dall’ecosistema Lightroom.
Durante le nostre prove abbiamo visto riconoscere parte della classificazione e alcuni valori di sviluppo, anche se la resa finale non corrisponde ancora a quella Adobe.
Test indipendenti confermano la capacità di leggere almeno parte delle informazioni XMP, pur con molti limiti.
Oggi non basta.
Ma immaginiamo cosa potrebbe succedere se tra uno o due anni fosse possibile aprire un catalogo Lightroom e ritrovare correttamente:
stelle;
colori;
keyword;
raccolte;
regolazioni;
maschere;
profili.
A quel punto la barriera al cambiamento diminuirebbe drasticamente.
Per il fotoamatore il discorso è già diverso
Un professionista con un archivio enorme deve essere prudente.
Un fotoamatore che parte oggi ha molta più libertà.
Può scaricare il software.
Provarlo.
Seguire gli aggiornamenti.
Imparare l’interfaccia.
E decidere nel tempo se sia diventato sufficientemente maturo per il proprio utilizzo.
Non ha un archivio decennale che lo vincola.
Non ha necessariamente consegne professionali.
Non rischia di compromettere un workflow aziendale.
Per questa categoria di utenti, ArtCraft potrebbe diventare interessante molto prima.
Non consigliamo però di migrare oggi
Su questo vogliamo essere molto chiari.
ArtCraft è affascinante.
Il progetto è velocissimo.
L’idea è potenzialmente rivoluzionaria.
Ma i programmi sono ancora acerbi.
Ars Technica li ha descritti efficacemente come ambiziosi, gratuiti e “nowhere near finished”: molto lontani dall’essere completi.
Quindi sperimentare sì.
Spostare l’intero archivio professionale no.
Almeno per ora.
Il vero terremoto potrebbe riguardare tutto il software
E arriviamo alla riflessione più importante.
Questo fenomeno non riguarda soltanto Adobe.
Se un’intelligenza artificiale può accelerare enormemente la creazione di un editor fotografico, perché non dovrebbe accadere con:
software CAD;
suite da ufficio;
montaggio audio;
gestionali;
programmi di impaginazione;
strumenti professionali molto verticali?
In effetti ArtCraft ha già iniziato ad ampliare il progetto oltre le applicazioni creative, arrivando anche verso strumenti di produttività e CAD.
È quindi possibile che ciò che stiamo osservando sia soltanto l’inizio.
La concorrenza potrebbe finalmente aumentare
E questa, per gli utenti, potrebbe essere una buona notizia.
Più concorrenza significa normalmente maggiore pressione su:
prezzi;
innovazione;
qualità;
condizioni contrattuali.
Adobe potrebbe reagire migliorando ancora di più i propri prodotti.
Oppure rendendo più interessante l’offerta economica.
Oppure introducendo formule differenti.
Lo stesso vale per qualsiasi altra software house.
Non significa che il software professionale diventerà improvvisamente gratuito.
Significa però che la barriera d’ingresso per nuovi concorrenti potrebbe diminuire molto.
E forse cambierà anche il concetto di software
C’è infine uno scenario ancora più interessante.
Oggi acquistiamo un programma e ci adattiamo al modo in cui è stato progettato.
Domani potremmo fare l’opposto.
Potremmo partire da un software open source e chiedere all’intelligenza artificiale di adattarlo al nostro lavoro.
Un fotografo matrimonialista potrebbe avere un’interfaccia specifica per:
selezione;
catalogazione;
album;
esportazioni.
Un fotografo scientifico potrebbe costruire strumenti dedicati alle proprie misurazioni.
Un paesaggista potrebbe eliminare completamente tutto ciò che non utilizza.
Il software diventerebbe molto più personale.
Conclusioni
ArtCraft oggi non sostituisce Adobe.
LightCraft non è ancora Lightroom.
PhotoCraft non è ancora Photoshop.
E chi lavora professionalmente farebbe bene a non confondere l’entusiasmo per una tecnologia nuova con la maturità di uno strumento produttivo.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare tutto come una curiosità.
Perché la vera notizia non è ArtCraft.
La vera notizia è il modo in cui ArtCraft è stato creato.
Intelligenza artificiale.
Tempi di sviluppo drasticamente ridotti.
Codice open source.
Contributi distribuiti.
Possibilità di replicare e personalizzare rapidamente funzioni che fino a ieri sembravano patrimonio esclusivo di gigantesche software house.
Non sappiamo se ArtCraft tra cinque anni esisterà ancora.
Non sappiamo se diventerà un vero concorrente di Adobe.
Non sappiamo quali problemi legali, tecnici o economici incontrerà.
Ma una cosa appare abbastanza evidente:
il costo necessario per provare a costruire un’alternativa sta diminuendo.
E quando diminuisce la barriera all’ingresso, aumenta la concorrenza.
Per noi fotografi potrebbe essere la conseguenza più importante.
Per ora continuiamo tranquillamente a utilizzare gli strumenti che funzionano.
Ma ArtCraft è un progetto da tenere d’occhio.
Perché forse non stiamo semplicemente osservando la nascita dell’ennesima alternativa a Photoshop.
Potremmo stare osservando l’inizio di un modo completamente diverso di creare software.





