Fujifilm X-T30 III: piccola fuori, molto più seria di quanto sembri
La Fujifilm X-T30 III è una di quelle fotocamere che rischiano di essere sottovalutate.
È piccola.
Leggera.
Non è stabilizzata.
Non è tropicalizzata.
E nella gamma Fujifilm convive con modelli apparentemente più completi come X-T50 e X-M5.
Ma dopo averla provata con attenzione, sottoponendola ai nostri consueti test su autofocus, qualità d’immagine, tenuta agli alti ISO e recupero di luci e ombre, il giudizio è molto più positivo di quanto ci aspettassimo.
La X-T30 III è una fotocamera semplice solo nell’aspetto.
Dentro, invece, c’è ancora moltissima sostanza.
Tre piccole Fujifilm, tre filosofie diverse
Per capire bene dove si colloca la X-T30 III bisogna guardare anche alle sue sorelle.
La X-T50 è il modello più completo: sensore da 40 megapixel, stabilizzazione sul sensore e una costruzione leggermente più importante.
La X-M5 è invece maggiormente orientata al mondo video e content creation, con funzioni pensate appositamente per vlog e riprese social.
La X-T30 III si colloca nel mezzo.
È una macchina fortemente fotografica.
Compatta.
Tradizionale nell’impostazione.
E decisamente più economica e semplice rispetto alla X-T50.
Il suo sensore X-Trans CMOS 4 da 26 megapixel non è più l’ultimo arrivato, ma continua a rappresentare uno degli equilibri migliori all’interno del formato APS-C.
Piccola davvero
Uno dei suoi punti di forza principali è evidente appena la si prende in mano.
Pesa circa 378 grammi ed è davvero molto compatta.
Le dimensioni ricordano quasi quelle di alcune fotocamere analogiche.
Ed è proprio questo che la rende particolarmente interessante per:
viaggio;
street;
fotografia quotidiana;
famiglia;
reportage leggero.
Con piccoli obiettivi Fujifilm, soprattutto i fissi della serie f/2, diventa un sistema estremamente piacevole da portare in giro.
Un 23mm f/2.
Un 35mm f/2.
Un 50mm f/2.
E abbiamo un corredo minuscolo, discreto e molto efficace.
Ergonomia: qualche compromesso è inevitabile
Naturalmente dimensioni così contenute comportano qualche rinuncia.
Il grip non è particolarmente profondo.
Chi ha mani grandi lascerà inevitabilmente il mignolo fuori dall’impugnatura.
Con ottiche piccole non è un vero problema.
Con obiettivi più pesanti, invece, un grip aggiuntivo può diventare molto utile.
La disposizione dei comandi rimane comunque buona.
Il joystick è presente, e questa è una scelta che apprezziamo molto.
Manca invece il tradizionale pad direzionale, che avrebbe potuto offrire qualche comando diretto in più.
Anche il tasto Q può essere premuto accidentalmente più spesso di quanto vorremmo.
Nulla di grave, ma nell’uso reale si nota.
La ghiera delle simulazioni pellicola
Sulla calotta superiore troviamo la ghiera dedicata alle simulazioni pellicola.
È una scelta sulla quale inizialmente avevamo qualche dubbio.
Personalmente continuiamo a preferire una ghiera ISO tradizionale.
Ma dobbiamo ammettere che avere le simulazioni direttamente sotto le dita porta realmente a utilizzarle di più.
E questo è perfettamente coerente con la filosofia Fujifilm.
La possibilità di richiamare rapidamente profili colore differenti può rendere la fotografia più immediata e divertente, soprattutto per chi ama ottenere già in macchina un risultato molto vicino a quello definitivo.
Il mirino sorprende
Sulla carta il mirino elettronico da circa 2,36 milioni di punti non impressiona.
Oggi esistono EVF molto più definiti.
Eppure nell’utilizzo reale si comporta meglio di quanto ci aspettassimo.
Non è grande.
Non è particolarmente spettacolare.
Ma è sufficientemente nitido e, soprattutto, ci è sembrato piuttosto fedele nella resa.
Paradossalmente, sotto alcuni aspetti abbiamo trovato la visione più naturale rispetto a mirini più grandi ma eccessivamente contrastati.
Rimane comunque un componente adeguato alla fascia della macchina, non certo uno dei suoi punti di forza assoluti.
Autofocus: la vera sorpresa
È qui che la X-T30 III ci ha maggiormente colpito.
Nel nostro test “30 secondi”, che consiste nel passare rapidamente tra soggetti vicini e lontani, zone a basso contrasto e dettagli difficili, la macchina ha ottenuto risultati eccellenti.
In buona luce, su circa 40 scatti, soltanto due non erano perfettamente a fuoco.
In condizioni di luce scarsa il risultato è stato addirittura ancora più convincente.
Per una macchina così piccola e di questa fascia è una prestazione davvero notevole.
Il punto singolo è veloce e affidabile e, cosa importante, non abbiamo riscontrato quei falsi agganci che qualche volta avevamo osservato su altri modelli.
Tracking e riconoscimento del soggetto
Abbiamo poi stressato l’autofocus continuo in situazioni più complesse.
Nel test in controluce, con soggetto in movimento, abbiamo ottenuto circa l’84% di immagini perfettamente nitide.
Nel “garage test”, dove si alternano continuamente zone chiare e scure, la percentuale di immagini perfettamente a fuoco è salita addirittura al 92%.
Ancora più interessante il test con ostacolo.
Quando il soggetto passa dietro a un elemento che lo nasconde quasi completamente, la X-T30 III è riuscita a riagganciarlo con grande rapidità non appena ricompariva.
È proprio questa reattività a dimostrare quanto Fujifilm abbia lavorato bene sull’autofocus.
Anche nel video se la cava bene
Pur non essendo una macchina nata principalmente per il video, la X-T30 III ha mostrato un tracking convincente anche nelle riprese.
Il soggetto viene seguito bene e, quando esce dall’inquadratura per poi rientrare, viene riagganciato rapidamente.
Il limite principale è legato alla dissipazione termica.
Utilizzando risoluzioni e frame rate elevati, l’avviso di temperatura compare abbastanza velocemente.
Non sorprende, considerando quanto è piccolo il corpo.
Per chi fa video in maniera intensiva, la X-M5 rimane probabilmente una scelta più sensata.
Il sensore da 26 megapixel è ancora eccellente
La qualità d’immagine è un altro dei punti forti.
Il sensore X-Trans da 26 megapixel continua a offrire un equilibrio molto convincente.
Buona gamma dinamica.
Ottima tenuta agli alti ISO.
File relativamente leggeri.
Risoluzione più che sufficiente per la stragrande maggioranza degli utilizzi.
E forse proprio la scelta di non esasperare la densità del sensore aiuta anche le prestazioni generali della macchina.
Alti ISO: molto meglio di quanto si possa pensare
Nei nostri test, sia in buona luce sia in condizioni più difficili, il comportamento agli alti ISO è risultato davvero molto buono.
Anche a 6400 ISO il file rimane perfettamente utilizzabile.
Persino 12.800 ISO, considerando che osserviamo i file senza riduzione del rumore e al 100%, offrono risultati che con i moderni software di sviluppo possono essere sfruttati tranquillamente in molte situazioni.
Per un sensore APS-C è una prestazione notevole.
ISO invarianza e recupero delle ombre
Abbiamo anche eseguito il test di ISO invarianza.
Partendo da 6400 ISO, abbiamo progressivamente ridotto la sensibilità mantenendo invariati tempo e diaframma, per poi recuperare l’esposizione in post-produzione.
Il risultato a bassi ISO recuperando fino a cinque stop è stato molto convincente.
Questo significa che il sensore mantiene un comportamento molto pulito e prevedibile.
È una caratteristica importante soprattutto nelle scene ad alto contrasto, dove può essere utile proteggere le alte luci e poi recuperare le ombre in sviluppo.
Gamma dinamica
Anche nel nostro test di sovra e sottoesposizione la macchina ha ottenuto risultati molto buoni.
Sulle alte luci, a ISO base, possiamo recuperare circa due stop prima di arrivare al clipping non recuperabile.
Nelle ombre, invece, il margine è decisamente maggiore.
A ISO base il recupero di cinque stop rimane ancora sorprendentemente utilizzabile.
A sensibilità più elevate il limite si riduce, ma anche a 1600 ISO un recupero importante delle ombre rimane possibile.
Sono risultati che confermano ancora una volta la bontà di questo sensore.
I due veri limiti: IBIS e tropicalizzazione
La X-T30 III ha però due assenze che bisogna considerare.
La prima è la stabilizzazione sul sensore.
Chi utilizza prevalentemente ottiche stabilizzate o tempi relativamente rapidi potrebbe non sentirne troppo la mancanza.
Ma dopo essersi abituati all’IBIS, tornare a una macchina non stabilizzata può rappresentare un limite.
La seconda assenza, per noi ancora più importante, è la tropicalizzazione.
Ed è forse il vero rimpianto.
Una fotocamera così piccola sarebbe perfetta per viaggio e reportage.
Poterla utilizzare senza particolari preoccupazioni anche sotto pioggia o in condizioni difficili l’avrebbe resa molto più completa.
Per chi ha senso?
La X-T30 III ha molto senso per chi cerca:
una fotocamera piccola;
un sistema leggero;
ottima qualità d’immagine;
autofocus affidabile;
un corpo principalmente fotografico;
le simulazioni pellicola Fujifilm;
un sistema da viaggio o street.
Può essere anche un’ottima macchina per chi sta iniziando seriamente a fotografare e vuole qualcosa di semplice da portare con sé ma sufficientemente evoluto da non diventare rapidamente limitante.
X-T30 III oppure X-T50?
Dipende soprattutto da ciò che vi serve.
La X-T50 offre più risoluzione e, soprattutto, stabilizzazione.
È quindi tecnicamente più completa.
La X-T30 III, però, è ancora più semplice e leggera e mantiene una qualità d’immagine che, nella pratica, può essere più che sufficiente per moltissimi fotografi.
Se il vostro modo di fotografare non richiede continuamente IBIS o 40 megapixel, il sensore da 26 megapixel può rappresentare addirittura una soluzione più equilibrata.
Conclusioni
La Fujifilm X-T30 III ci ha sorpreso.
Non perché introduca tecnologie rivoluzionarie.
Ma perché dimostra quanto possa essere efficace una fotocamera ben bilanciata.
Il corpo è minuscolo.
L’autofocus è molto più performante di quanto ci aspettassimo.
La qualità d’immagine rimane eccellente.
Il sensore da 26 megapixel offre un ottimo equilibrio tra risoluzione, rumore e gamma dinamica.
E abbinata alle piccole ottiche Fujifilm diventa un sistema estremamente piacevole da utilizzare.
Non è perfetta.
La mancanza di stabilizzazione pesa.
La tropicalizzazione avrebbe fatto una grande differenza.
Il grip è inevitabilmente limitato dalle dimensioni.
Ma nel complesso è una macchina che ci sentiamo tranquillamente di promuovere.
E forse ci lascia anche una riflessione interessante.
In un mercato nel quale sembra che ogni nuova fotocamera debba avere sempre più megapixel e specifiche sempre più estreme, la X-T30 III dimostra che 26 megapixel, un buon processore e un autofocus ben ottimizzato possono ancora rappresentare una delle combinazioni più intelligenti per una APS-C.





