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PENTAX LA FINE DI UN’ERA. E SE FOSSE UN NUOVO INIZIO?

di Damiano Durante | 3-10-2026 | Riflessioni Fotografiche

Pentax ferma le attuali reflex: è davvero la fine o sta preparando qualcosa di nuovo?

Pentax ha deciso di interrompere la produzione delle attuali reflex digitali della serie K.

La notizia, letta così, potrebbe sembrare quasi definitiva.

Canon ha progressivamente abbandonato il mondo reflex.

Nikon ha ormai concentrato gran parte del proprio sviluppo sulle mirrorless.

Pentax era rimasta praticamente l’ultimo grande marchio a difendere apertamente la filosofia della reflex.

E quindi la domanda nasce spontanea:

è davvero arrivata la fine delle reflex?

La risposta, almeno leggendo con attenzione il comunicato di Ricoh, sembra essere molto diversa.

Pentax non sta dicendo di voler abbandonare la reflex.

Sta dicendo che vuole ripensarla.

Ed è probabilmente proprio questo l’aspetto più interessante di tutta la vicenda.

Pentax e la scelta controcorrente

Negli ultimi anni Pentax ha seguito una strada molto diversa rispetto a quella di quasi tutti gli altri produttori.

Mentre il mercato si spostava velocemente verso le mirrorless, il marchio continuava a sostenere pubblicamente il valore della reflex.

Non semplicemente per nostalgia.

La filosofia era molto chiara:

la fotografia non è soltanto prestazione tecnologica.

È anche esperienza.

Ritualità.

Rapporto con lo strumento.

E soprattutto, nel caso della reflex, mirino ottico.

Che questa esperienza sia migliore o peggiore rispetto a quella offerta da una mirrorless è inevitabilmente soggettivo.

Ma il punto è un altro.

Pentax ha scelto di considerarla ancora importante.

La mia esperienza con Pentax K-3 Monochrome

Personalmente conosco molto bene questa filosofia.

Utilizzo una Pentax K-3 Monochrome, una macchina che ho scelto proprio perché offre un’esperienza differente rispetto a quella delle moderne mirrorless.

Non è perfetta.

Non cerca nemmeno di esserlo.

Ma quando la utilizzi senti chiaramente che dietro esiste un’idea precisa della fotografia.

Ed è proprio per questo che il recente comunicato Ricoh ha comprensibilmente allarmato molti appassionati.

Cosa ha dichiarato Ricoh

Nel comunicato dedicato al futuro del sistema Pentax, Ricoh ricorda l’evoluzione delle reflex digitali K, iniziata con i primi modelli del 2003 e proseguita fino alla K-1 full frame.

La parte realmente importante arriva però subito dopo.

Ricoh dichiara di stare:

“riconsiderando il valore della fotografia”

e di essere al lavoro su un prodotto che possa permettere a un numero maggiore di persone di apprezzare l’atto stesso di scattare fotografie.

Il passaggio successivo è ancora più importante.

L’azienda parla esplicitamente di una:

nuova fotocamera reflex digitale, capace di sfruttare pienamente il patrimonio di oltre mezzo secolo di esperienza legato agli obiettivi con attacco K.

Contemporaneamente viene annunciata l’interruzione della produzione degli attuali modelli reflex della serie K.

Ed è proprio questo passaggio ad aver creato molti dubbi.

Perché interrompere subito la produzione?

La domanda di molti appassionati è comprensibile.

Se state progettando una nuova reflex, perché interrompere immediatamente la produzione di quelle esistenti?

Perché non continuare con K-3, K-1 e gli altri modelli fino all’arrivo della nuova generazione?

Qualcuno ha persino interpretato il comunicato in maniera pessimistica:

Pentax annuncia genericamente qualcosa per il futuro, lascia passare il tempo e poi, alla fine, non presenterà più nessuna reflex.

Personalmente non credo sia questa l’interpretazione più plausibile.

Un comunicato ufficiale ha un peso

Ricoh non è una piccola realtà che può pubblicare dichiarazioni senza conseguenze.

Quando un’azienda di quelle dimensioni afferma ufficialmente di stare sviluppando una nuova reflex digitale, quella dichiarazione ha un peso anche sulla reputazione del marchio.

Naturalmente i programmi industriali possono cambiare.

Ma considero poco credibile l’idea che il comunicato sia semplicemente un modo elegante per abbandonare silenziosamente il settore.

L’interpretazione più logica è molto più semplice:

Pentax sta davvero sviluppando una nuova reflex.

Perché allora fermare la vecchia gamma?

Probabilmente per una questione industriale.

La divisione fotografica di Ricoh-Pentax è relativamente piccola.

Non dispone delle risorse di Canon, Sony o Nikon.

Se il nuovo progetto richiederà componentistica completamente differente rispetto ai modelli attuali, continuare a produrre contemporaneamente la vecchia generazione potrebbe essere poco razionale.

Sensori.

Processori.

Schede elettroniche.

Mirini.

Moduli autofocus.

Display.

Componentistica meccanica.

Questi elementi non vengono acquistati un pezzo alla volta.

Servono ordini importanti.

E nessuna azienda vuole riempire i magazzini di componenti destinati a una piattaforma che sa già di voler abbandonare.

Concentrare tutte le risorse sul nuovo progetto

Da questo punto di vista l’interruzione della gamma attuale potrebbe significare semplicemente:

fermiamo la vecchia produzione;

riduciamo gli investimenti sulla piattaforma precedente;

concentriamo persone, risorse economiche e sviluppo sulla nuova generazione.

Per un’azienda relativamente piccola può essere una scelta assolutamente comprensibile.

Rimane naturalmente un rischio.

Perché nel frattempo Pentax resterà senza una vera nuova reflex sul mercato.

E molto dipenderà dai tempi.

Due cose sembrano abbastanza chiare

Dal comunicato possiamo ricavare almeno due elementi piuttosto solidi.

Il primo:

sarà ancora una reflex.

Il secondo:

utilizzerà l’attacco K.

Il riferimento alla compatibilità con oltre mezzo secolo di ottiche K è troppo esplicito per immaginare qualcosa di completamente differente.

Ed è una scelta perfettamente logica.

L’attacco K è uno dei grandi patrimoni Pentax

Uno degli aspetti più affascinanti del sistema Pentax è proprio la continuità dell’attacco.

Possiamo prendere vecchi obiettivi progettati nell’era analogica e utilizzarli ancora oggi su corpi digitali moderni.

Senza adattatori.

Naturalmente con funzionalità differenti a seconda dell’ottica.

Ma la compatibilità meccanica rimane.

È un patrimonio enorme.

Abbandonarlo per introdurre un nuovo mount sarebbe probabilmente una delle decisioni meno razionali possibili.

Nuovo attacco? Molto improbabile

Creare un nuovo attacco significherebbe:

progettare nuovi corpi;

sviluppare una nuova gamma di obiettivi;

creare nuovamente tutto l’ecosistema;

convincere gli utenti Pentax a ricomprare le ottiche.

Un investimento enorme.

E soprattutto verrebbe meno proprio una delle principali ragioni per rimanere nel sistema.

Per questo considero quasi scontato che Pentax continuerà con la baionetta K.

Che tipo di reflex potrebbe arrivare?

Da qui in poi entriamo naturalmente nel campo delle ipotesi.

Pentax non ha ancora spiegato che caratteristiche avrà il nuovo prodotto.

E in rete, inevitabilmente, sono già nate moltissime teorie.

Alcune molto romantiche.

Altre estremamente tecnologiche.

Vediamo quali potrebbero essere le strade.

Ipotesi numero uno: una reflex completamente manuale

È probabilmente l’idea più affascinante.

Una fotocamera digitale costruita come una reflex analogica.

Corpo in metallo.

Mirino ottico.

Pentaprisma vero.

Vetro smerigliato di qualità.

Ghiere fisiche.

Messa a fuoco manuale.

Pochissima elettronica visibile.

Un sensore digitale al posto della pellicola.

In pratica una moderna Pentax MX digitale.

Un’idea tutt’altro che folle

Personalmente continuo a pensare che un prodotto del genere avrebbe un mercato.

Oggi esiste un pubblico consistente che desidera un’esperienza fotografica:

più lenta;

più riflessiva;

più meccanica;

meno dominata da menu e automatismi.

Non necessariamente perché la tecnologia sia negativa.

Ma semplicemente perché alcune persone vogliono vivere la fotografia in modo diverso.

Il vuoto attuale del mercato

Chi cerca quell’esperienza oggi ha pochissime alternative.

Può avvicinarsi a una Fujifilm con ghiere fisiche.

Oppure, disponendo di un budget molto importante, entrare nel sistema Leica M.

Ma Leica M utilizza un telemetro ed è comunque un’esperienza completamente differente da quella di una reflex tradizionale.

Una reflex digitale veramente essenziale potrebbe quindi occupare una nicchia interessante.

Pagheremmo 3.000 euro per una reflex così?

Se costruita realmente bene, probabilmente una parte degli appassionati sarebbe disposta a spendere cifre importanti.

Immaginiamo:

corpo in metallo;

eccellente mirino;

sensore full frame;

controlli fisici;

ottima qualità costruttiva;

magari una versione colore e una monocromatica.

Un oggetto progettato prima di tutto per il piacere di fotografare.

Secondo me avrebbe assolutamente un pubblico.

Ma credo che Pentax farà davvero questo?

Probabilmente no.

Almeno non completamente.

Ed è proprio una frase del comunicato a farmelo pensare.

Ricoh afferma di voler creare un prodotto che permetta a un numero maggiore di persone di apprezzare l’atto di fotografare.

Una macchina totalmente manuale farebbe esattamente il contrario.

Sarebbe bellissima.

Ma estremamente di nicchia.

Dall’altro lato: la reflex super tecnologica

All’estremo opposto troviamo un’altra possibilità.

Una reflex moderna che integri molte delle funzioni tipiche delle mirrorless.

Qualcuno immagina soluzioni ibride.

Mirino ottico associato a funzioni elettroniche.

Oppure una macchina concettualmente simile alla Nikon D780, capace di funzionare come reflex tradizionale attraverso il mirino e quasi come una mirrorless utilizzando il Live View.

Questa ipotesi mi sembra decisamente più credibile.

La mia ipotesi: una sola reflex full frame

Se dovessi immaginare personalmente la futura strategia Pentax, partirei da una scelta molto semplice:

una sola piattaforma reflex full frame.

Non svilupperei contemporaneamente una reflex APS-C e una full frame.

Per un produttore relativamente piccolo sarebbe una dispersione di risorse enorme.

Meglio costruire un unico corpo molto completo.

Un sensore da circa 60 megapixel

Qui entriamo naturalmente nella pura ipotesi.

Ma una soluzione intelligente potrebbe essere utilizzare un sensore full frame ad alta risoluzione, indicativamente intorno ai 60 megapixel.

Perché?

Perché permetterebbe di ottenere anche una modalità crop APS-C perfettamente utilizzabile.

Un full frame da circa 60 megapixel, ritagliato in APS-C, restituirebbe comunque un file nell’ordine dei 25-26 megapixel.

Praticamente una moderna APS-C.

Salvaguardare anche le ottiche APS-C

Questa soluzione avrebbe un vantaggio enorme per gli utenti Pentax.

Chi ha investito negli anni in ottiche DA potrebbe continuare a utilizzarle.

Si monta l’obiettivo APS-C.

La fotocamera riconosce l’ottica.

Passa automaticamente in modalità crop.

E continuiamo a fotografare con una risoluzione più che sufficiente.

Contemporaneamente possiamo montare ottiche full frame e sfruttare l’intero sensore.

Sarebbe un modo molto intelligente per unificare la gamma senza abbandonare gli utenti esistenti.

Autofocus oppure solo manual focus?

Qui secondo me la risposta è abbastanza semplice.

La futura Pentax dovrebbe avere autofocus.

Fare diversamente significherebbe rendere inutilmente limitato l’enorme parco di ottiche autofocus K già esistente.

È vero che potremmo utilizzarle manualmente.

Ma sarebbe poco sensato.

Se Pentax vuole parlare a “un numero maggiore di persone”, l’autofocus deve esserci.

E stavolta deve funzionare davvero

Qui però bisogna essere estremamente chiari.

Se Pentax realizzerà una nuova reflex con autofocus, l’autofocus dovrà essere affidabile.

Non significa necessariamente competere con Sony A1 o Nikon Z9.

Non serve riconoscere l’occhio di ogni specie animale conosciuta.

Non servono centinaia di fotogrammi al secondo.

Serve molto meno.

Ma quel poco deve funzionare bene.

Semplice, veloce e affidabile

Quello che vorrei è:

AF singolo rapido;

AF continuo credibile;

precisione elevata;

buon riconoscimento del volto e degli occhi;

comportamento affidabile anche con luce non perfetta.

Punto.

Non serve trasformare Pentax in una macchina per Olimpiadi o avifauna estrema.

Ma oggi l’autofocus è diventato uno degli elementi sui quali gli utenti giudicano immediatamente un sistema.

Ignorarlo sarebbe un errore enorme.

La lezione Panasonic

La storia recente del mercato offre un esempio interessante.

Le prime Panasonic full frame della serie S erano fotocamere eccellenti sotto moltissimi aspetti.

Costruzione straordinaria.

Qualità d’immagine elevatissima.

Ergonomia eccellente.

Ma per anni Panasonic ha insistito sul sistema autofocus DFD a contrasto.

E quella scelta ha inevitabilmente condizionato la percezione del sistema.

Quando Panasonic è passata finalmente al rilevamento di fase, uno dei principali limiti percepiti è praticamente scomparso.

La lezione è semplice:

oggi puoi avere una fotocamera straordinaria, ma se l’autofocus non convince perdi una parte enorme del mercato.

Pentax non può permetterselo.

Come dovrebbe essere il corpo?

Anche qui mi piacerebbe vedere una fusione tra tradizione e modernità.

Non una macchina piena di pulsanti dedicati a qualsiasi funzione.

Ma nemmeno un corpo completamente meccanico.

Immagino qualcosa di più essenziale.

Costruzione importante.

Lega di magnesio.

Ottima tropicalizzazione.

Ghiere fisiche.

Controlli ISO e tempi facilmente accessibili.

Un design che ricordi le grandi Pentax del passato.

Ma elettronica moderna all’interno.

Una nuova Pentax LX digitale?

È inevitabile pensare alla Pentax LX, la professionale presentata all’inizio degli anni Ottanta.

Non credo naturalmente che debbano copiarla.

Ma una nuova reflex che recuperasse almeno parte di quella filosofia sarebbe affascinante.

Un corpo costruito per durare.

Essenziale.

Professionale.

Ma contemporaneamente capace di sfruttare tutta la tecnologia moderna.

Il Live View potrebbe diventare una mirrorless

Qui entra in gioco anche il know-how acquisito da Ricoh con la famiglia GR.

Ricoh sa costruire fotocamere digitali moderne.

Sa lavorare su:

autofocus;

stabilizzazione;

gestione del sensore;

profili immagine;

interfaccia software;

elaborazione.

Perché non utilizzare parte di queste tecnologie anche sulla nuova reflex?

Due macchine in una

La soluzione che troverei più interessante sarebbe quasi questa:

attraverso il mirino ottico abbiamo una vera reflex.

Specchio.

Pentaprisma.

Esperienza tradizionale.

Quando attiviamo il Live View, invece, la macchina sfrutta direttamente il sensore e funziona praticamente come una mirrorless.

Autofocus sul sensore.

Riconoscimento soggetti.

Touch AF.

Focus peaking.

Ingrandimento manual focus.

Video.

Tutte le funzioni moderne.

Tradizione senza rinunciare alla tecnologia

Questo permetterebbe a Pentax di fare qualcosa che nessun altro produttore sta realmente proponendo.

Non cercare di battere le mirrorless sul loro stesso terreno.

Ma nemmeno ignorare vent’anni di evoluzione tecnologica.

Prendere il meglio dei due mondi.

Mirino ottico quando voglio vivere l’esperienza reflex.

Live View quando mi servono gli strumenti digitali più evoluti.

Questa, secondo me, sarebbe una strada veramente interessante.

Stabilizzazione sul sensore

Naturalmente manterrei uno dei tradizionali punti di forza Pentax:

la stabilizzazione integrata nel corpo.

Pentax utilizza da anni sistemi di stabilizzazione sul sensore molto evoluti.

E uno dei grandi vantaggi è che diventano stabilizzati anche vecchi obiettivi K progettati decenni fa.

È una caratteristica troppo importante per essere abbandonata.

Pixel Shift

Lo stesso discorso vale per il Pixel Shift.

Pentax è stata tra i produttori che hanno sfruttato maggiormente il movimento del sensore per aumentare la qualità del file.

Una nuova generazione potrebbe evolvere ulteriormente questa tecnologia.

Magari anche sfruttando maggiore potenza di elaborazione.

Colore e Monochrome?

Personalmente mi piacerebbe moltissimo vedere due versioni.

Una tradizionale a colori.

E una Monochrome.

Pentax ha già dimostrato con la K-3 Monochrome che esiste un pubblico interessato alle fotocamere monocromatiche vere.

Ricoh lo ha ulteriormente confermato con le GR Monochrome.

Quindi sarebbe tutt’altro che assurdo immaginare, prima o poi, una reflex full frame monocromatica.

I prodotti di nicchia possono funzionare

Pentax negli ultimi anni ha probabilmente imparato una cosa molto importante.

Il mercato fotografico non è fatto soltanto di quote di mercato.

Non tutti vogliono la macchina più veloce.

Non tutti vogliono 50 soggetti riconosciuti dall’intelligenza artificiale.

Esiste anche un pubblico disposto a spendere per prodotti differenti.

Con una forte identità.

Il successo delle Monochrome lo dimostra

Le fotocamere monocromatiche sono l’esempio perfetto.

Sulla carta sono prodotti assurdi per il mercato di massa.

Fanno soltanto bianco e nero.

Costano di più.

Sono meno versatili.

Eppure funzionano.

Perché parlano direttamente a un pubblico preciso.

E quel pubblico sa esattamente perché le vuole.

Pentax non deve diventare Sony

Questo è forse il punto più importante.

Pentax non ha alcuna possibilità, e probabilmente nemmeno alcun interesse, nel diventare una copia di Sony, Canon o Nikon.

Non potrebbe competere sulla quantità di modelli.

Sulla frequenza degli aggiornamenti.

Sulla quantità di ottiche.

Sugli investimenti nell’autofocus.

Deve fare qualcosa di diverso.

Essere moderni senza perdere identità

La strada più intelligente, secondo me, è questa:

rimanere Pentax.

Mirino ottico.

Attacco K.

Robustezza.

Compatibilità con le ottiche storiche.

Esperienza fotografica.

Ma contemporaneamente correggere quei limiti che oggi non sono più accettabili.

Autofocus.

Connettività.

Live View.

Video.

Velocità operativa.

Software.

Non si tratta di diventare uguali agli altri.

Si tratta di essere Pentax nel 2026, non Pentax nel 2010.

Il vero problema sono i tempi

Ed eccoci alla parte che mi preoccupa realmente.

Non il progetto.

Non il fatto che abbiano interrotto la vecchia gamma.

I tempi.

Pentax storicamente non è esattamente famosa per la velocità con cui porta sul mercato i nuovi prodotti.

E in questo caso il comunicato lo dice apertamente:

ci vorrà tempo.

Quanto tempo?

Un anno?

Due?

Tre?

Quattro?

Qui la differenza diventa enorme.

Il mercato fotografico sta cambiando rapidamente.

L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più profondamente nell’imaging.

Gli smartphone continuano a evolversi.

Le mirrorless stanno raggiungendo livelli tecnologici impressionanti.

Se Pentax dovesse presentare questa nuova reflex tra quattro anni, il rischio è di arrivare ancora una volta troppo tardi.

La storia della K-1 insegna qualcosa

La Pentax K-1 era, ed è ancora sotto molti aspetti, una fotocamera straordinaria.

Ma quando arrivò sul mercato, la rivoluzione mirrorless era già partita.

Il prodotto era eccellente.

Il tempismo molto meno.

Questa volta Pentax non può permettersi lo stesso errore.

Forse interrompere tutto serve proprio ad accelerare

Ed è anche per questo che l’interruzione della gamma attuale potrebbe avere senso.

Se le risorse sono limitate, bisogna scegliere.

Continuare a produrre e aggiornare la vecchia generazione oppure concentrare tutto sul progetto nuovo?

Pentax sembra aver scelto la seconda strada.

Speriamo che questo significhi tempi più rapidi.

La reflex non è ancora morta

Torniamo quindi alla domanda iniziale.

L’annuncio Pentax segna definitivamente la morte delle reflex?

Secondo me no.

Anzi.

Paradossalmente potrebbe rappresentare esattamente il contrario.

La fine della reflex tradizionale così come la conosciamo oggi potrebbe aprire la strada a una nuova interpretazione della reflex.

Meno modelli.

Più specializzati.

Più costosi, probabilmente.

Ma con una forte identità.

Non serve più una reflex per tutti

Venti anni fa la reflex era semplicemente il modo normale di costruire una fotocamera ad alte prestazioni.

Oggi non lo è più.

La mirrorless è diventata lo standard.

Questo significa che una nuova reflex non deve necessariamente cercare di essere universale.

Può diventare un prodotto scelto deliberatamente per la propria esperienza d’uso.

Esattamente come oggi qualcuno sceglie un telemetro Leica.

La reflex può diventare una scelta, non una necessità

Ed è forse proprio questo il futuro più interessante.

Prima fotografavamo con una reflex perché non avevamo praticamente alternative.

Oggi potremmo scegliere una reflex proprio perché vogliamo una reflex.

Per il mirino ottico.

Per il suono dello specchio.

Per il rapporto diretto con la scena.

Per l’esperienza tattile.

Per il piacere di utilizzare uno strumento differente.

E in questo scenario Pentax può avere ancora moltissimo senso.

Conclusioni

Pentax ha deciso di interrompere la produzione delle attuali reflex digitali della serie K.

Ma, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, non sta abbandonando la reflex.

Sta preparando qualcosa di nuovo.

Sappiamo che il progetto dovrebbe mantenere l’attacco K.

Sappiamo che Ricoh parla esplicitamente di una nuova reflex digitale.

E sappiamo che l’obiettivo dichiarato è rivalutare l’atto stesso di fotografare.

Tutto il resto, per ora, rimane nel campo delle ipotesi.

Personalmente mi piacerebbe vedere una sola nuova piattaforma full frame ad alta risoluzione, compatibile anche con le ottiche APS-C attraverso il crop.

Vorrei un autofocus moderno, semplice ma soprattutto affidabile.

Una costruzione importante.

Un grande mirino ottico.

Stabilizzazione sul sensore.

Pixel Shift.

Live View evoluto capace di sfruttare tecnologie quasi mirrorless.

Ghiere fisiche.

Compatibilità completa con il patrimonio K.

E magari, in futuro, anche una versione Monochrome.

In altre parole:

non una reflex nostalgica e nemmeno una mirrorless con lo specchio davanti.

Una vera reflex moderna.

Un prodotto capace di recuperare ciò che di bello c’era nell’esperienza analogica e combinarlo con ciò che di realmente utile abbiamo imparato dal digitale.

Pentax ha scelto ancora una volta la strada più difficile.

Ma probabilmente è anche l’unica che può permetterle di continuare ad avere un’identità precisa.

Adesso rimane una sola grande incognita:

quanto dovremo aspettare?

Perché l’idea può essere ottima.

Ma nel mercato fotografico contemporaneo anche il momento in cui arriva un prodotto può essere importante quasi quanto il prodotto stesso.

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