Sigma 50-120mm f/2.8: l’obiettivo che completa davvero il sistema APS-C
Ogni tanto arriva un obiettivo che è interessante non soltanto per quello che offre tecnicamente, ma per ciò che rappresenta.
Il nuovo Sigma 50-120mm F2.8 DC OS | Contemporary appartiene, secondo noi, proprio a questa categoria.
Non perché inventi una focale completamente nuova.
Non perché abbia un’apertura mai vista prima.
Ma perché mette insieme caratteristiche che raramente abbiamo trovato contemporaneamente in uno zoom tele luminoso per APS-C:
f/2.8 costante, stabilizzazione, dimensioni estremamente contenute e un peso di appena 390 grammi.
Su Sony E e Fujifilm X equivale circa a un 75-180mm nel formato full frame, avvicinandosi quindi al ruolo classico del 70-200mm f/2.8, ma con ingombri completamente differenti.
Ed è proprio questo il punto.
Non è soltanto un nuovo obiettivo
Quando abbiamo visto per la prima volta le specifiche, la prima reazione è stata semplice:
finalmente Sigma ha completato il cerchio.
Esisteva già il piccolo 10-18mm f/2.8 DC DN Contemporary.
Poi il 18-50mm f/2.8 DC DN Contemporary.
Adesso arriva il 50-120mm f/2.8.
Tre zoom che, messi insieme, coprono praticamente dal supergrandangolo al tele mantenendo un’apertura costante f/2.8 e una filosofia comune fatta di leggerezza e compattezza.
È quella che Sigma stessa considera ormai una vera serie di zoom f/2.8 APS-C, completa dal grandangolo al tele.
Il vero valore è nel sistema completo
È facile guardare soltanto il 50-120mm.
Secondo noi sarebbe un errore.
Il vero valore di questa uscita emerge quando lo mettiamo accanto agli altri due zoom.
Un corpo Fujifilm compatto.
Oppure una Sony APS-C.
10-18mm.
18-50mm.
50-120mm.
E improvvisamente abbiamo un corredo che copre una quantità enorme di situazioni fotografiche mantenendo dimensioni e pesi che sembrano quasi appartenere a un’altra categoria.
Paesaggio.
Viaggio.
Street.
Ritratto.
Eventi.
Matrimonio.
Dettaglio.
Persino un po’ di sport.
È questo che rende il progetto interessante.
APS-C torna ad avere una ragione precisa
Per anni abbiamo sentito dire che il futuro sarebbe stato inevitabilmente full frame.
Sensore più grande.
Più qualità.
Più gamma dinamica.
Più possibilità di sfocato.
Tutto vero.
Ma c’è un problema.
Non tutti vogliono andare in giro con corredi grandi e pesanti.
Anzi.
Una parte crescente dei fotografi ci chiede esattamente il contrario:
macchine più piccole e obiettivi più leggeri.
E in questo senso Sigma sta facendo qualcosa di molto intelligente.
Le mirrorless dovevano essere piccole
Quando sono nate le mirrorless, uno degli argomenti principali era proprio questo.
Corpi piccoli.
Meno peso.
Più portabilità.
Poi, con il tempo, molte mirrorless sono diventate sempre più grandi.
E anche gli obiettivi.
In alcuni casi ci siamo ritrovati con corredi che non erano molto diversi, per peso e ingombro, dalle vecchie reflex professionali.
Il nuovo 50-120mm va nella direzione opposta.
Riporta il concetto mirrorless alle origini:
prestazioni elevate senza trasformare lo zaino in un esercizio per l’ortopedico.
390 grammi cambiano davvero le cose
Il dato più impressionante è probabilmente il peso.
Circa 390 grammi nelle versioni Sony E e Fujifilm X.
Per uno zoom f/2.8 stabilizzato equivalente grossomodo a un 75-180mm è davvero pochissimo.
E qui entra in gioco una questione spesso sottovalutata.
Cento grammi, sulla carta, sembrano nulla.
Ma quando sommiamo:
corpo;
tre obiettivi;
batterie;
filtri;
flash;
accessori,
il peso totale cambia completamente l’esperienza.
Per un matrimonio può avere molto senso
La prima reazione potrebbe essere:
“Avrei preferito un f/1.8.”
Comprensibile.
Un telezoom f/1.8 sarebbe stato spettacolare.
Ma sarebbe stato ancora piccolo?
Ancora leggero?
Ancora accessibile?
Probabilmente no.
E allora il ragionamento cambia.
Per un fotografo di matrimonio o eventi, un 50-120mm f/2.8 così compatto può essere molto più utile di un prodotto teoricamente più spettacolare ma che poi pesa il doppio o il triplo.
f/2.8 è davvero un limite?
Nella pratica, molto meno di quanto possa sembrare.
Per decenni i professionisti hanno lavorato con 24-70mm f/2.8 e 70-200mm f/2.8.
È una luminosità che funziona.
E sul formato APS-C offre anche un vantaggio in alcune situazioni:
un po’ più di profondità di campo.
Per esempio durante un matrimonio, quando abbiamo due persone leggermente sfalsate, può essere persino più semplice mantenerle entrambe sufficientemente nitide.
Non sempre avere meno profondità di campo significa avere una fotografia migliore.
Ritratto e ambiente
Lo stesso vale nel ritratto.
Il 50-120mm offre comunque focali perfette per:
ritratto;
mezzo busto;
dettaglio;
compressione prospettica.
E f/2.8 permette tranquillamente di separare il soggetto dallo sfondo.
Naturalmente non avremo lo stesso risultato di un 135mm f/1.8 full frame.
Ma bisogna sempre chiedersi quale sia il vero obiettivo.
Fare una bella fotografia o vincere il campionato dello sfocato?
Anche la stabilizzazione conta
Il nuovo Sigma integra inoltre la stabilizzazione ottica.
Secondo i dati dichiarati, arriva fino a 6,5 stop sul lato più corto dello zoom e 4,5 stop sul tele.
È una caratteristica importante soprattutto considerando che può essere utilizzato anche su corpi APS-C privi di stabilizzazione sul sensore.
E amplia parecchio le possibilità d’uso in viaggio, eventi, interni e fotografia in luce naturale.
Un obiettivo pensato davvero per essere portato
Questo è probabilmente il suo pregio maggiore.
Non è l’obiettivo che lasci a casa perché “oggi tanto non mi servirà”.
È abbastanza piccolo da entrare facilmente in una borsa.
O addirittura in un marsupio fotografico insieme a un corpo e agli altri due zoom della serie.
Ed è proprio qui che Sigma sta facendo una cosa importante:
sta trasformando APS-C in un sistema completo, non semplicemente in un formato più economico del full frame.
Fujifilm è forse il sistema che ne beneficia di più
Su Fujifilm questa filosofia ha particolarmente senso.
Una X-T5 con questi tre Sigma può diventare un corredo estremamente interessante.
Compatto.
Luminoso.
Versatile.
Adatto al viaggio ma anche a lavori più impegnativi.
Ed è proprio questo che mancava in parte al mondo APS-C:
la possibilità di costruire un corredo professionale leggero senza dover necessariamente passare a ottiche grandi e costose.
Ma c’è anche Sony APS-C
Non bisogna dimenticare Sony.
A6700.
A6600.
A6400 e altri corpi della serie A6000.
Macchine piccole, leggere e molto performanti.
Il 50-120mm si sposa perfettamente con questa filosofia.
E su un corpo come A6700 diventa un’accoppiata molto interessante per fotografia, video, eventi e viaggio.
E poi c’è un utilizzo ancora più curioso
Pensiamo a una Sony A7CR.
Sensore full frame ad altissima risoluzione.
Utilizzata in modalità APS-C mantiene ancora una risoluzione molto elevata.
Questo significa poter montare obiettivi APS-C estremamente piccoli e ottenere comunque file più che sufficienti per moltissimi utilizzi.
È un concetto interessante:
un corpo full frame capace di trasformarsi, quando serve, in una APS-C ad alta risoluzione.
APS-C contro Micro Quattro Terzi?
Inevitabilmente qualcuno farà il confronto.
“Ma allora il Micro Quattro Terzi non serve più?”
Assolutamente no.
I sistemi non funzionano così.
OM System continua ad avere caratteristiche uniche:
fotografia computazionale;
stabilizzazione;
tropicalizzazione;
teleobiettivi particolarmente compatti;
profondità di campo;
funzioni specifiche.
Ma prodotti come questi Sigma aumentano certamente la pressione competitiva.
Ed è una cosa positiva.
La compattezza non è più esclusiva di un formato
Per molto tempo la leggerezza era quasi sinonimo di Micro Quattro Terzi.
Oggi non è più necessariamente così.
APS-C dispone di corpi piccoli.
E ora anche di zoom f/2.8 sorprendentemente leggeri.
Persino nel full frame stanno arrivando ottiche sempre più compatte.
Questo significa che i produttori devono competere non soltanto su megapixel e autofocus.
Devono tornare a competere su:
peso;
dimensioni;
praticità;
esperienza d’uso.
Ed era ora.
Per chi viaggia può essere una soluzione straordinaria
Chi fotografa in viaggio conosce perfettamente il problema.
All’inizio prepariamo lo zaino pensando:
“Mi servirà tutto.”
Poi dopo tre ore di camminata cominciamo a chiederci perché abbiamo portato metà dell’attrezzatura.
Un corredo con tre zoom piccoli che copre praticamente tutto permette di viaggiare in maniera completamente differente.
Meno peso.
Meno ingombro.
Meno stanchezza.
Più voglia di fotografare.
Non conosciamo ancora fino in fondo la qualità
Qui bisogna però essere chiari.
Le specifiche sono molto promettenti.
Le dimensioni sono impressionanti.
La filosofia ci convince.
Ma una vera valutazione qualitativa richiede una prova sul campo.
Nitidezza.
Autofocus.
Stabilizzazione reale.
Bokeh.
Resistenza al controluce.
Aberrazioni.
Comportamento ai bordi.
Sono tutti elementi che andranno valutati.
Non basta una scheda tecnica.
Però la scelta progettuale è già interessante
Ed è questo che possiamo giudicare subito.
Sigma avrebbe potuto inseguire il prodotto da record.
Un f/1.8.
Più grande.
Più pesante.
Più costoso.
Ha scelto invece di mantenere coerente l’intera linea Contemporary APS-C.
E probabilmente ha fatto bene.
Perché chi compra un 10-18mm f/2.8 piccolo e un 18-50mm f/2.8 minuscolo difficilmente vuole poi completare il corredo con un tele da un chilogrammo.
Coerenza prima di tutto
È forse questa la vera forza della strategia Sigma.
10-18mm.
18-50mm.
50-120mm.
Tre ottiche pensate con la stessa idea:
offrire un corredo f/2.8 completo senza rinunciare alla ragione principale per cui molti fotografi scelgono APS-C: la portabilità.
Non è soltanto una scelta tecnica.
È una scelta di sistema.
E il prezzo?
Anche qui Sigma sembra aver mantenuto una filosofia abbastanza aggressiva.
Il prezzo annunciato è nell’ordine degli 800 euro, quindi decisamente inferiore a molti telezoom luminosi professionali.
Naturalmente non è un obiettivo economico in senso assoluto.
Ma considerando:
f/2.8 costante;
stabilizzazione;
dimensioni;
costruzione;
gamma focale,
il posizionamento è molto interessante.
Conclusioni
Il Sigma 50-120mm F2.8 DC OS Contemporary ci piace soprattutto per quello che rappresenta.
Non è soltanto un nuovo telezoom APS-C.
È il tassello che completa finalmente un sistema.
Con 10-18mm, 18-50mm e 50-120mm Sigma offre oggi una vera alternativa compatta alla classica triade professionale.
Una soluzione pensata per chi vuole:
viaggiare leggero;
lavorare con f/2.8 costante;
avere un corredo completo;
ridurre peso e ingombri;
non rinunciare alla versatilità.
E soprattutto rimette al centro una domanda che negli ultimi anni forse il mercato aveva un po’ dimenticato:
quanto deve essere grande davvero un’attrezzatura fotografica per permetterci di fare buone fotografie?
Sigma sembra aver risposto in maniera molto chiara:
non più grande del necessario.
Ed è proprio questo che rende il nuovo 50-120mm così interessante.
Non perché sostituisca universalmente un 70-200mm full frame.
Non perché renda improvvisamente inutile il Micro Quattro Terzi.
Ma perché dimostra che APS-C può essere qualcosa di molto diverso da un semplice compromesso.
Può essere una scelta consapevole.
Compatta.
Leggera.
Completa.
E, oggi più che mai, estremamente intelligente.





