Paolo Marchetti, fotografo del National Geographic, si racconta

da | 24-07-2026 | Imparare Guardando, Riflessioni Fotografiche

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Paolo Marchetti: cosa significa davvero essere fotografo del National Geographic?

Ci sono fotografi che raccontano il mondo e fotografi che, attraverso il loro lavoro, riescono a cambiare il modo in cui lo osserviamo. Paolo Marchetti appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Nella nuova puntata di Storie di Fotografi abbiamo avuto il privilegio di dialogare con uno dei più importanti fotografi documentaristi italiani, vincitore di prestigiosi premi internazionali e autore di reportage pubblicati sulle più autorevoli testate del mondo, tra cui il National Geographic America.

Come nasce un fotografo documentarista?

L’intervista parte dall’inizio, da quando un bambino rimane affascinato dalle macchine fotografiche del padre e scopre che un’immagine può raccontare un fatto realmente accaduto. Da quel momento la fotografia diventa una vera e propria ossessione, alimentata dalla curiosità e dal desiderio di raccontare la realtà.

Un percorso che porterà Marchetti prima nel mondo del cinema, lavorando accanto a direttori della fotografia di fama internazionale, e successivamente nel fotogiornalismo, dove svilupperà uno stile narrativo estremamente personale.

Il cinema come scuola di fotografia

Uno degli aspetti più interessanti della conversazione riguarda il rapporto tra cinema e fotografia.

Secondo Marchetti, il cinema gli ha insegnato soprattutto il concetto di “punto macchina”, ovvero la scelta della posizione da cui raccontare una scena. Un elemento che influenza completamente il significato di una fotografia e che, ancora oggi, rappresenta uno degli aspetti fondamentali della costruzione dell’immagine.

È una riflessione preziosa per qualsiasi fotografo, indipendentemente dal genere praticato.

Come si lavora con il National Geographic?

Uno dei momenti più interessanti dell’intervista riguarda il funzionamento del National Geographic di Washington.

Marchetti racconta come nascano i reportage, quanto sia rigoroso il processo editoriale e quanto sia complesso arrivare a pubblicare sulle pagine della rivista più prestigiosa al mondo.

Scopriamo che:

  • ogni storia viene verificata in ogni minimo dettaglio;
  • i tempi di lavorazione possono durare mesi o addirittura anni;
  • il fotografo deve presentare un vero progetto, con ricerca, costi, tempistiche e valore giornalistico;
  • vengono consegnati tutti i file RAW originali, senza alcuna cancellazione di immagini, per garantire la massima trasparenza.

La fotografia è molto più di una bella immagine

Un messaggio emerge con forza durante tutta la chiacchierata: una fotografia non vive solo della sua estetica.

Per il National Geographic conta il valore dell’indagine, la forza della storia, la capacità di documentare la realtà e l’affidabilità del fotografo.

La tecnica è importante, ma da sola non basta.

Serve preparazione, cultura, etica professionale e la capacità di raccontare il mondo con onestà.

Un’intervista da non perdere

Questa non è una semplice intervista tecnica.

È un viaggio dentro il mestiere del fotografo documentarista, nel rapporto tra immagine e racconto e nella filosofia che sta dietro ai grandi reportage internazionali.

Se amate la fotografia, il fotogiornalismo o semplicemente le storie raccontate da chi ha dedicato la vita a documentare il mondo, questa puntata di Storie di Fotografi è assolutamente da vedere.

Buona visione!

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