OM System PEN: la nuova compatta che recupera la filosofia originale Olympus
La nuova OM System PEN è una fotocamera che, prima ancora di essere analizzata attraverso specifiche, autofocus e qualità d’immagine, va compresa nella sua filosofia.
Perché la domanda che molti si sono posti immediatamente è stata:
è questa l’erede della PEN-F?
Secondo noi, no.
E probabilmente è proprio questo il primo punto da chiarire.
La nuova PEN nasce con un obiettivo differente: recuperare l’idea originale della Olympus PEN, cioè una fotocamera piccola, semplice da portare sempre con sé e pensata per raccontare la vita quotidiana.
Una sorta di taccuino fotografico digitale.
Abbiamo avuto la possibilità di provarla in anteprima durante l’evento OM System di Berlino e, anche se questa non vuole essere ancora una recensione definitiva, possiamo già raccontarvi molto della sua filosofia e del suo comportamento.
La storia della PEN comincia nel 1959
Per capire questa nuova fotocamera bisogna tornare indietro nel tempo.
Era il 1959 quando Yoshihisa Maitani progettò per Olympus la prima PEN.
L’idea era estremamente moderna per l’epoca:
realizzare una macchina piccola, relativamente economica, semplice da portare con sé e capace di accompagnare il fotografo nella vita di tutti i giorni.
Da quel progetto nacque poi un’intera famiglia.
PEN.
PEN F.
PEN FT.
PEN FV.
Modelli differenti, ma legati da una filosofia comune:
ridurre dimensioni e ingombri senza rinunciare alla fotografia vera.
Ed è proprio questo concetto che OM System sembra voler recuperare.
PEN e PEN-F non sono la stessa cosa
Qui nasce probabilmente uno degli equivoci più grandi.
Molti appassionati aspettano da anni una nuova PEN-F.
È comprensibile.
La PEN-F digitale presentata nel 2016 è diventata nel tempo una delle Olympus più desiderate.
Curiosamente, quando arrivò sul mercato non venne immediatamente capita da tutti.
Oggi, invece, è molto ricercata anche nell’usato.
Ma storicamente PEN e PEN-F appartengono a due concetti differenti.
Per questo non consideriamo questa nuova OM System PEN una sostituta della PEN-F.
È un altro prodotto.
Più semplice.
Più compatto.
Più orientato alla fotografia quotidiana.
Una fotocamera da portare tutti i giorni
Probabilmente questa è la definizione migliore:
una fotocamera da tutti i giorni.
Non nasce pensando a enormi teleobiettivi.
Non nasce per sostituire una OM-1 Mark II.
Non nasce per essere la macchina definitiva per avifauna o fotografia sportiva.
Nasce per essere abbinata a ottiche piccole.
Un 17 mm.
Un 45 mm f/1.8.
Uno zoom compatto.
E poi essere infilata nello zaino o nella borsa e portata sempre con sé.
Più piccola della OM-5 Mark II
Dal punto di vista dimensionale la differenza rispetto alla OM-5 Mark II si nota immediatamente.
Potremmo quasi considerarla una versione ulteriormente ridotta del concetto OM-5, privata naturalmente della classica forma con il finto pentaprisma centrale.
Il corpo è realmente compatto.
Ma, cosa importante, non dà quella sensazione di oggetto vuoto o troppo leggero che alcune fotocamere economiche possono trasmettere.
C’è una buona consistenza.
Costruzione in policarbonato
La calotta non è in metallo.
Il corpo utilizza materiale policarbonato ad alta resistenza.
Questo va detto chiaramente, soprattutto perché alcuni primi rendering e indiscrezioni online avevano alimentato aspettative differenti.
Personalmente la versione nera ci è sembrata anche più convincente dal punto di vista tattile.
La finitura crea una sensazione più piacevole.
La versione silver è esteticamente interessante, ma la superficie può restituire maggiormente l’impressione del materiale plastico.
Sono naturalmente valutazioni soggettive.
Protezione dagli agenti atmosferici
OM System dichiara per la fotocamera una protezione IPX1.
Sulla carta non è un livello particolarmente elevato.
La “X” indica che non viene dichiarato uno specifico grado di protezione dalla polvere, mentre il livello 1 riguarda la protezione contro gocce d’acqua in determinate condizioni.
Bisogna però fare una precisazione.
Storicamente Olympus ha utilizzato la classificazione IPX1 anche su corpi estremamente robusti.
L’esempio più evidente è la vecchia E-M1X, una fotocamera professionale nota per la sua straordinaria resistenza agli agenti atmosferici.
Quindi il dato va letto con prudenza.
Non consideriamo naturalmente la PEN una macchina da immergere nell’acqua.
Ma per pioggia leggera, viaggio e normali condizioni esterne dovrebbe offrire una tranquillità superiore a molte concorrenti della stessa fascia.
Stabilizzata e protetta
Ed è proprio la combinazione tra:
- dimensioni ridotte;
- stabilizzazione;
- protezione dagli agenti atmosferici;
a renderla particolarmente interessante.
In questa fascia non è così comune trovare tutte queste caratteristiche insieme.
E per una fotocamera pensata per il viaggio e l’uso quotidiano sono elementi molto più importanti di quanto possa sembrare.
Il nuovo zoom kit
Anche l’ottica kit segue la stessa filosofia.
Si tratta di una nuova versione dello zoom compatto precedente, ma con due modifiche molto importanti.
La prima è che lo zoom non è più elettrico.
È meccanico.
Una scelta che personalmente apprezziamo molto.
La seconda è la protezione dagli agenti atmosferici.
In questo modo corpo e obiettivo costituiscono un sistema coerente anche quando le condizioni ambientali diventano meno favorevoli.
Non sarà luminosissimo, ma è coerente con il progetto
Naturalmente uno zoom kit di questo tipo non nasce per offrire luminosità estreme.
Il barilotto non restituisce nemmeno il feeling delle ottiche PRO.
Ma il punto non è quello.
Deve essere:
piccolo;
leggero;
semplice;
pratico;
coerente con il corpo.
E dalle prime impressioni la resa ci è sembrata più che dignitosa.
La prova approfondita ci permetterà naturalmente di essere più precisi.
Ergonomia: piccola ma ben organizzata
Una fotocamera così compatta pone sempre un problema:
dove mettere tutti i comandi?
La nuova PEN è piccola, ma OM System ha sfruttato bene lo spazio disponibile.
Sulla parte superiore troviamo:
- ghiera anteriore;
- ghiera posteriore;
- selettore delle modalità;
- banchi personalizzati C;
- principali controlli operativi.
Anche posteriormente i pulsanti sono inevitabilmente ravvicinati, ma durante il primo utilizzo non abbiamo riscontrato particolari problemi.
I pulsanti ravvicinati
Menu e INFO sono posizionati vicino al selettore a quattro vie.
Inizialmente può sembrare una scelta rischiosa.
Su una macchina piccola si teme sempre di premere involontariamente qualche comando.
Durante la nostra prima esperienza, però, non è successo.
Bisognerà naturalmente verificare tutto con un utilizzo molto più lungo.
Le ghiere
La ghiera posteriore è abbastanza incassata.
Ma non l’abbiamo trovata difficile da utilizzare.
La resistenza è corretta.
Non gira involontariamente, ma non richiede nemmeno uno sforzo eccessivo.
La ghiera superiore restituisce invece una sensazione più premium.
In generale l’ergonomia appare ben studiata considerando le dimensioni estremamente contenute.
Mirino elettronico
Il mirino ci è sembrato molto vicino, come esperienza, a quello della OM-5 Mark II.
Non abbiamo percepito un fastidioso “effetto tunnel”.
Utilizzando gli occhiali si perde appena una piccola parte del campo, ma senza occhiali la visione è completa.
Un altro aspetto positivo è la buona corrispondenza cromatica.
OM System continua a lavorare molto bene sulla coerenza tra ciò che vediamo nel mirino e il file prodotto.
E non è sempre scontato.
Display completamente articolato
Il display posteriore è completamente articolato.
Non utilizza quindi un sistema basculante tradizionale.
La costruzione ci è sembrata robusta e lo schermo ha un certo spessore, trasmettendo una buona sensazione di solidità.
Alla luminosità standard, in piena luce, la visibilità non è eccezionale.
Portandolo alla massima luminosità migliora sensibilmente.
I riflessi rimangono presenti, ma naturalmente abbiamo sempre a disposizione il mirino elettronico.
Un solo slot di memoria
La nuova PEN dispone di un solo slot per scheda di memoria.
Non sorprende.
Anche prodotti di fascia più alta possono utilizzare un singolo slot e, su una fotocamera progettata attorno alla compattezza, inserire un secondo vano avrebbe inevitabilmente aumentato dimensioni e complessità.
Per uso professionale intensivo potrebbe essere un limite.
Per la filosofia di questo prodotto lo consideriamo invece comprensibile.
Nuova batteria
La batteria è differente rispetto a quella della OM-5 Mark II.
Questo significa che chi arriva da quel modello dovrà acquistare eventualmente batterie aggiuntive specifiche.
Il vantaggio è però un’autonomia migliorata e una ricarica più rapida.
La fotocamera dispone naturalmente di USB-C, utilizzabile anche per la ricarica.
Sono presenti inoltre HDMI e ingresso microfono.
Profili colore: una delle caratteristiche più interessanti
Qui arriviamo a uno degli aspetti che abbiamo apprezzato maggiormente.
La nuova PEN continua la filosofia introdotta sulle Olympus PEN-F e sviluppata ulteriormente sulla OM-3:
profili colore e monocromatici fortemente personalizzabili.
Ed è una funzione perfettamente coerente con il concetto di macchina quotidiana.
Perché permette di ottenere JPEG già molto caratterizzati senza dover necessariamente passare ogni fotografia attraverso il computer.
Colore e bianco e nero
Attraverso i controlli dedicati possiamo creare look personalizzati.
Nel colore possiamo intervenire in maniera molto precisa sulle diverse componenti cromatiche.
Nel bianco e nero possiamo invece modificare:
- filtri colore;
- contrasto;
- grana;
- curva tonale;
- resa complessiva.
La possibilità di lavorare con questi parametri trasforma il JPEG da semplice file “pronto macchina” in una vera scelta creativa.
La stessa filosofia della OM-3
La personalizzazione ricorda molto da vicino quella della OM-3.
Possiamo costruire le nostre ricette e richiamarle rapidamente.
OM Workspace permette inoltre di lavorare ulteriormente sui profili e di creare un workflow coerente tra fotocamera e software.
Ne abbiamo già parlato approfonditamente nei nostri tutorial.
Per chi ama fotografare direttamente in JPEG è una delle caratteristiche più interessanti dell’intero sistema OM.
La ghiera dedicata ai profili
La fotocamera dispone di un controllo dedicato proprio alla gestione dei profili.
Rispetto alla OM-3 la posizione è leggermente differente.
Durante il primo utilizzo abbiamo però trovato la ghiera piuttosto dura e relativamente vicina all’innesto dell’obiettivo.
Non sappiamo se dipendesse dall’esemplare di pre-produzione.
È uno degli aspetti che controlleremo meglio durante la recensione definitiva.
JPEG che non sono un ripiego
Uno degli elementi storicamente interessanti di Olympus, e oggi OM System, è proprio l’attenzione ai JPEG.
Il JPEG non deve necessariamente essere considerato il file “povero” rispetto al RAW.
Se la fotocamera permette una personalizzazione raffinata e utilizza una compressione di qualità, il JPEG può diventare tranquillamente il file definitivo per molti utilizzi.
E su una macchina nata per essere sempre con sé questa filosofia acquista ancora più senso.
Autofocus derivato dalla OM-5 Mark II
La sensazione avuta durante la prova è che il sistema autofocus sia molto vicino a quello della OM-5 Mark II.
Non abbiamo ancora realizzato un test strumentale completo, quindi rimandiamo i giudizi definitivi.
Ma la prima impressione è positiva.
L’autofocus singolo è estremamente rapido.
Ed è proprio ciò che serve a una macchina pensata anche per street e viaggio.
Riconoscimento volto e occhi
Abbiamo provato anche il riconoscimento del volto e degli occhi.
Durante un breve ritratto, utilizzando il piccolo 45mm f/1.8, la fotocamera ha agganciato correttamente il soggetto.
Il 45 mm, tra l’altro, sembra quasi nato per questo corpo.
Compatto.
Leggero.
Luminoso.
È una combinazione estremamente piacevole.
Tracking
Il tracking ci è sembrato leggermente inferiore rispetto alle top di gamma OM System come OM-3 e OM-1 Mark II.
Ma questo è perfettamente comprensibile.
La PEN non nasce per essere una macchina sportiva professionale.
Per la fotografia quotidiana, street, viaggio e famiglia, le prestazioni appaiono più che adeguate.
Pre Capture anche sulla PEN
Una sorpresa particolarmente interessante è la presenza del Pre Capture.
È una funzione che permette alla fotocamera di iniziare a registrare immagini prima della pressione completa del pulsante di scatto.
Questo significa poter recuperare anche un momento avvenuto immediatamente prima della nostra reazione.
Non ha naturalmente la stessa velocità delle macchine di fascia superiore.
Ma funziona.
Ed è notevole trovarlo su un prodotto di questa categoria.
Fotografia computazionale: uno dei veri vantaggi OM System
Qui si arriva probabilmente all’elemento che distingue maggiormente OM System da buona parte della concorrenza.
Le funzioni computazionali.
La nuova PEN eredita gran parte di ciò che troviamo sulla OM-5 Mark II.
Ed è proprio questo a renderla molto più interessante di una semplice “piccola mirrorless”.
Stabilizzazione
La stabilizzazione è uno dei tradizionali punti di forza del sistema.
Durante la prova ci ha nuovamente impressionato.
OM System ha costruito negli anni un vantaggio importante proprio in quest’area.
E quando la fotocamera viene utilizzata con focali compatte per street e viaggio, poter scendere molto con i tempi significa evitare spesso di alzare gli ISO.
Ma soprattutto apre possibilità creative.
Live ND
La nuova PEN dispone del Live ND.
In pratica la fotocamera simula attraverso elaborazione computazionale l’effetto di un filtro a densità neutra.
Questo permette di ottenere tempi più lunghi senza montare fisicamente un filtro davanti all’obiettivo.
Durante la prova siamo riusciti a lavorare a mano libera intorno a 1/4 di secondo, mantenendo perfettamente ferme le parti statiche della scena e lasciando invece movimento nelle persone.
Per la fotografia urbana è una funzione estremamente creativa.
Non solo paesaggio
Spesso associamo il Live ND a:
cascate;
acqua setosa;
nuvole;
paesaggio.
Ma è limitante.
In città possiamo utilizzarlo per creare movimento:
persone che camminano;
mezzi;
folla;
elementi dinamici.
E grazie alla stabilizzazione possiamo farlo spesso senza cavalletto.
Questo cambia radicalmente il modo di utilizzare una funzione apparentemente nata soltanto per il paesaggio.
High Resolution Shot
È presente anche la funzione ad alta risoluzione.
Abbiamo potuto verificare la modalità a mano libera e quella su treppiede.
L’esemplare utilizzato aveva però un firmware estremamente preliminare, quindi alcuni valori mostrati non erano ancora definitivi.
Per questo preferiamo rimandare qualsiasi conclusione alla recensione finale.
La presenza della funzione rimane comunque estremamente interessante.
Focus Stacking in macchina
Altra funzione importantissima:
Focus Stacking.
Abbiamo provato la PEN con il 60mm Macro.
La fotocamera ha eseguito una sequenza rapidissima di immagini variando automaticamente il punto di messa a fuoco e ha prodotto direttamente un file con profondità di campo estesa.
Il risultato è stato estremamente convincente.
Focus Stacking anche a mano libera
La cosa più sorprendente è che l’intero processo può essere utilizzato anche senza cavalletto in molte situazioni.
La raffica è così veloce da sembrare quasi un singolo scatto.
Naturalmente bisogna conoscere il funzionamento.
La composizione finale comporta un piccolo crop.
La fotocamera mostra comunque una cornice che aiuta a prevederlo.
E rimangono disponibili anche i singoli file originali.
Qualità d’immagine: prime impressioni
Per una valutazione approfondita dovremo naturalmente lavorare sui RAW e confrontare direttamente i file.
Durante l’anteprima erano disponibili principalmente JPEG.
Ma, conoscendo bene la OM-5 Mark II e utilizzando abitualmente OM-3, la sensazione è di una resa perfettamente coerente con quello che ci aspettavamo.
Il sensore è da 20 megapixel.
E la qualità dei JPEG ci è sembrata molto buona.
Bianco e nero particolarmente divertente
Durante la prova ho utilizzato parecchio i profili monocromatici.
Contrasto.
Grana.
Filtri.
Resa quasi analogica.
La combinazione tra questi profili e il Live ND permette di realizzare immagini estremamente interessanti.
Una scena perfettamente ferma.
Persone mosse.
Bianco e nero contrastato.
Tutto direttamente in macchina.
Ed è probabilmente questa la parola giusta per descrivere la PEN:
divertente.
PEN oppure OM-5 Mark II?
Arriviamo inevitabilmente alla domanda principale.
Se gran parte della tecnologia è condivisa con la OM-5 Mark II, perché scegliere una oppure l’altra?
Perché sono due macchine rivolte a utilizzi differenti.
Quando sceglierei la PEN
Sceglierei la nuova PEN per:
- street photography;
- viaggio leggero;
- fotografia familiare;
- uso quotidiano;
- piccoli obiettivi fissi;
- reportage urbano;
- JPEG personalizzati;
- fotografia creativa senza cavalletto.
È la fotocamera che prendi quando vuoi uscire senza sentirti “in servizio fotografico”.
Quella che metti nella borsa anche quando non sai se scatterai.
Quando sceglierei la OM-5 Mark II
Preferirei invece la OM-5 Mark II quando voglio utilizzare ottiche più grandi.
Per esempio:
40-150mm;
zoom più importanti;
teleobiettivi;
ottiche con maggiore massa.
Il grip della OM-5 Mark II offre un’impugnatura più sicura e rende il sistema complessivamente più bilanciato.
Per outdoor e utilizzo più impegnativo rimane quindi un corpo più razionale.
La PEN come “compagna di vita”
Ed è qui che secondo noi si comprende realmente il prodotto.
Questa PEN è una compagna di vita.
È il concetto stesso della penna e del taccuino.
La porti con te per raccontare quello che succede.
Una passeggiata.
Un viaggio.
La famiglia.
Una strada.
Un dettaglio.
Non devi avere necessariamente un progetto.
La macchina è semplicemente lì.
Il paragone con Ricoh GR
Da questo punto di vista ricorda in parte la filosofia della Ricoh GR.
La Ricoh rimane naturalmente molto più tascabile.
È praticamente unica sotto questo aspetto.
Ma la PEN offre vantaggi completamente differenti:
- mirino elettronico;
- ottiche intercambiabili;
- autofocus più evoluto;
- stabilizzazione;
- fotografia computazionale;
- profili colore;
- Focus Stacking;
- Live ND.
Sono quindi due interpretazioni differenti dello stesso concetto di fotocamera quotidiana.
La forza delle funzioni computazionali
Questo è probabilmente l’aspetto che chi non ha mai utilizzato seriamente OM System tende a sottovalutare.
Live ND.
High Resolution Shot.
Focus Stacking.
Pre Capture.
Stabilizzazione.
Non sono semplicemente funzioni da leggere nella scheda tecnica.
Quando impariamo a utilizzarle diventano veri strumenti fotografici.
E aumentano concretamente le possibilità creative.
Una filosofia coerente
La nuova PEN ci sembra quindi un prodotto molto più coerente di quanto potrebbe sembrare osservandola superficialmente.
Non vuole essere una top di gamma in miniatura.
Non vuole sostituire la OM-1.
Non vuole sostituire la OM-3.
E soprattutto non vuole essere la nuova PEN-F.
Vuole essere una PEN.
Nel significato originale del termine.
Non giudicatela aspettando una PEN-F
Probabilmente questo sarà uno dei principali equivoci.
Chi aspettava una moderna PEN-F potrebbe rimanere deluso osservando costruzione e specifiche.
Ma significherebbe giudicare il prodotto per qualcosa che non vuole essere.
La PEN-F aveva un’altra filosofia.
Questa macchina punta maggiormente a:
compattezza;
accessibilità;
semplicità;
portabilità;
uso quotidiano.
Sono due categorie differenti.
Un prodotto importante per OM System
Potrebbe essere anche un prodotto strategicamente importante.
Negli ultimi anni OM System è stata identificata molto con:
outdoor;
avifauna;
teleobiettivi;
fotografia naturalistica.
Tutti settori nei quali il sistema offre vantaggi importanti.
Ma il DNA Olympus è sempre stato molto più ampio.
Street.
Viaggio.
Reportage.
Fotografia quotidiana.
Piccoli corpi.
Piccole ottiche.
La nuova PEN può contribuire a riportare l’attenzione proprio su questa parte della storia del marchio.
Conclusioni
Dopo il primo contatto, la nuova OM System PEN ci ha lasciato sensazioni positive.
È piccola.
È leggera.
È stabilizzata.
È protetta dagli agenti atmosferici.
Ha un mirino elettronico.
Dispone di autofocus rapido.
Integra Pre Capture, Live ND, High Resolution Shot e Focus Stacking.
Permette una personalizzazione molto approfondita dei profili colore e bianco e nero.
E soprattutto è divertente da utilizzare.
Naturalmente rimangono aspetti da approfondire.
Dovremo verificare il comportamento del RAW.
L’autofocus in situazioni più impegnative.
L’autonomia reale.
La resa ad alti ISO.
La stabilizzazione con misurazioni più precise.
La funzione High Resolution.
E tutti quei dettagli che possono emergere soltanto dopo un utilizzo prolungato.
Ma una cosa ci sembra già chiara.
Questa PEN non deve essere giudicata come una PEN-F economica.
È un prodotto differente.
È la reinterpretazione moderna di un’idea nata nel 1959:
una fotocamera piccola, sempre disponibile, capace di accompagnarci nella vita quotidiana.
Una macchina con cui non dobbiamo necessariamente “andare a fotografare”.
Una macchina che possiamo semplicemente avere con noi.
E forse è proprio questa semplicità, in un mondo fotografico sempre più ossessionato da specifiche, megapixel e prestazioni estreme, a renderla particolarmente interessante.





