SIGMA 85mm f1.2 DG ART: NON è solo questione di LUMINOSITÀ

da | 10-09-2026 | Consigli agli aquisti

Sigma 85mm f/1.2 Art: perché scegliere un f/1.2 quando esiste già l’85mm f/1.4?

Sigma ha presentato un nuovo 85mm f/1.2 Art e la prima domanda viene quasi spontanea:

ma serviva davvero?

Perché Sigma dispone già di un eccellente 85mm f/1.4.

È un obiettivo che conosciamo bene, molto nitido, rapido, relativamente compatto per la categoria e capace di offrire un ottimo compromesso tra prestazioni, peso e prezzo.

Perché quindi realizzare anche un 85mm f/1.2?

La risposta, secondo noi, non va cercata tanto nella maggiore luminosità.

La vera differenza sta soprattutto nel carattere dell’immagine, nello stacco dei piani e nella possibilità di ottenere una profondità di campo ancora più ridotta.

Ed è proprio da qui che bisogna partire per capire questo nuovo obiettivo.

Non è semplicemente un 85mm più luminoso

Tra f/1.4 e f/1.2 la differenza di esposizione non è enorme.

Parliamo di circa mezzo stop.

Con le prestazioni ad alti ISO delle fotocamere moderne, difficilmente sarà quello il motivo principale per scegliere un f/1.2.

Se fotografiamo a ISO 3200 con un f/1.4, passando a f/1.2 potremo scendere qualcosa.

Ma non è certo una rivoluzione.

Quindi il nuovo Sigma non nasce principalmente per “vedere al buio”.

Nasce per fare qualcos’altro.

La vera ragione: lo sfocato

Un 85mm f/1.2 viene acquistato soprattutto per ciò che succede fuori dal piano di fuoco.

A tutta apertura la profondità di campo può diventare estremamente ridotta.

Questo permette di separare il soggetto dallo sfondo in maniera ancora più decisa.

Il risultato può essere quello che oggi viene spesso definito effetto pop-up:

soggetto molto nitido e staccato, sfondo completamente dissolto.

È una resa molto moderna e molto ricercata soprattutto nel ritratto.

Non necessariamente uno sfocato “sognante”

Qui però bisogna fare una distinzione.

Guardando le specifiche e soprattutto i grafici MTF forniti da Sigma, l’impressione è che questo 85mm non sia stato progettato per offrire una resa morbida e romantica.

Sulla carta sembra piuttosto il contrario.

Ci aspettiamo un obiettivo:

  • estremamente nitido;
  • molto corretto;
  • con grande microcontrasto;
  • con transizione fuoco-fuori fuoco piuttosto netta;
  • con forte separazione dei piani.

Quindi più che uno sfocato “sognante”, potremmo trovarci davanti a uno sfocato moderno, molto pulito e associato a un soggetto estremamente inciso.

Naturalmente sarà la prova sul campo a confermarlo.

Linea Art: nessun compromesso

Il nuovo 85mm appartiene alla famiglia Sigma Art.

E questo dice già molto.

La linea Art rappresenta da anni la fascia nella quale Sigma punta soprattutto alla massima qualità ottica.

Dimensioni e peso diventano quindi secondari rispetto alla prestazione.

Ed effettivamente questo nuovo 85mm non è certo un peso piuma.

905 grammi

Il peso dichiarato è di circa 905 grammi.

Quasi un chilogrammo.

Non è poco.

Soprattutto se pensiamo a un fotografo di matrimonio oppure a chi deve utilizzarlo per diverse ore consecutive.

Montato su una mirrorless full frame il sistema diventa inevitabilmente importante.

Però, considerando apertura f/1.2 e complessità del progetto ottico, sinceramente ci aspettavamo anche qualcosa di peggio.

Uno schema ottico molto complesso

Il nuovo 85mm utilizza 17 elementi in 12 gruppi.

All’interno troviamo elementi speciali a bassa dispersione e lenti asferiche.

È uno schema importante.

Ed è chiaramente pensato per controllare le aberrazioni anche lavorando alla massima apertura.

Questo è probabilmente uno dei punti sui quali Sigma ha investito maggiormente.

Perché realizzare un f/1.2 non significa semplicemente aumentare il diametro della lente frontale.

Significa soprattutto riuscire a mantenere qualità quando l’obiettivo lavora completamente aperto.

Le aberrazioni sono il vero problema degli ultraluminosi

Più aumentiamo l’apertura, più diventa complesso controllare:

  • aberrazione sferica;
  • aberrazioni cromatiche;
  • coma;
  • astigmatismo;
  • vignettatura;
  • perdita di nitidezza ai bordi.

Ed è proprio qui che si misura la qualità di un progetto moderno.

Non serve molto avere scritto f/1.2 sul barilotto se poi dobbiamo chiudere a f/2 per ottenere una resa convincente.

La vera sfida è essere realmente utilizzabile a tutta apertura.

13 lamelle arrotondate

Altro dato interessante:

13 lamelle del diaframma.

È un numero elevato.

Oggi molti obiettivi utilizzano 9 oppure 11 lamelle.

Tredici lamelle aiutano a mantenere l’apertura molto vicina alla forma circolare anche chiudendo leggermente il diaframma.

Questo dovrebbe contribuire a rendere più regolari i punti luce fuori fuoco.

Per un’ottica da ritratto è una caratteristica importante.

Bokeh: attenzione all’effetto “cipolla”

Naturalmente non basta avere molte lamelle per ottenere automaticamente un bokeh perfetto.

Bisognerà verificare anche la struttura interna dei punti luce.

Le lenti asferiche, soprattutto se lavorate in determinati modi, possono talvolta produrre il cosiddetto onion ring, il classico effetto “a cipolla” all’interno dei dischi di sfocato.

Non sappiamo ancora come si comporterà questo Sigma.

È uno degli aspetti che controlleremo attentamente nella recensione.

Sistema flottante

Un elemento tecnicamente molto interessante è la presenza di un sistema ottico con più gruppi mobili.

Sigma utilizza infatti un sistema flottante che permette di modificare la posizione relativa di diversi gruppi ottici durante la messa a fuoco.

Perché è importante?

Perché un obiettivo non rende necessariamente allo stesso modo a tutte le distanze.

Perché testiamo sempre a distanze diverse

Quando proviamo un obiettivo non ci limitiamo mai alla classica fotografia a infinito.

Testiamo:

  • breve distanza;
  • distanza media;
  • infinito.

Questo perché le aberrazioni possono cambiare in maniera significativa.

Un obiettivo può essere straordinario a infinito ma perdere molto nel ritratto ravvicinato.

Oppure il contrario.

I gruppi flottanti vengono utilizzati proprio per cercare di mantenere una resa più uniforme a distanze differenti.

Una soluzione tecnicamente sofisticata

In passato i sistemi flottanti erano spesso riservati agli obiettivi più costosi.

Richiedevano meccaniche molto complesse.

Oggi, con autofocus elettronici sempre più sofisticati, la sfida diventa ancora maggiore.

Bisogna muovere diversi elementi:

velocemente;

con precisione;

in maniera silenziosa;

e, sempre più spesso, con un comportamento sufficientemente fluido anche per il video.

Da questo punto di vista sarà molto interessante vedere come si comporterà il nuovo Sigma.

Gli MTF promettono molto

Analizzando i grafici MTF ufficiali, la sensazione iniziale è molto chiara:

Sigma sembra aver puntato tantissimo sulla nitidezza già a tutta apertura.

Naturalmente un MTF non racconta tutto.

Non ci dice realmente come sarà il bokeh.

Non racconta il flare.

Non ci dice se la transizione fuoco-fuori fuoco sarà piacevole.

Ma può darci alcune indicazioni.

E quelle indicazioni sembrano suggerire un obiettivo estremamente performante.

Un 85mm “moderno”

Se le impressioni suggerite dai grafici saranno confermate, probabilmente ci troveremo davanti a un 85mm molto moderno.

Non una lente pensata per nascondere le imperfezioni.

Piuttosto il contrario.

Massimo dettaglio sul soggetto.

Aberrazioni fortemente controllate.

Stacco molto marcato.

Bokeh pulito.

Prestazioni molto elevate già da f/1.2.

È una filosofia oggi molto richiesta.

Il confronto inevitabile con l’85mm f/1.4

Ed eccoci al punto decisivo.

Sigma dispone già di un eccellente 85mm f/1.4.

Quindi per capire il senso del nuovo f/1.2 bisogna inevitabilmente confrontare i due.

Il f/1.4 utilizza uno schema meno complesso e soprattutto è nettamente più leggero.

La differenza di peso è notevole.

Il nuovo f/1.2 arriva a circa 905 grammi.

Il f/1.4 si ferma intorno ai 625 grammi.

Quasi 300 grammi di differenza.

Anche il diametro filtri cresce

Il nuovo f/1.2 utilizza filtri da 82 mm.

Il f/1.4 utilizza invece filtri più piccoli.

Anche questo è un elemento da considerare.

Un buon polarizzatore oppure un ND da 82 mm costa.

Non è certamente il fattore principale nella scelta di un obiettivo di questa fascia, ma fa parte del costo complessivo del sistema.

L’85mm f/1.4 rimane un obiettivo eccellente

Bisogna dirlo con molta chiarezza.

Il nuovo f/1.2 non rende improvvisamente mediocre il precedente f/1.4.

Assolutamente no.

L’85mm f/1.4 Sigma rimane un obiettivo:

  • molto nitido;
  • rapido;
  • relativamente compatto;
  • più leggero;
  • con ottimo autofocus;
  • con una resa moderna ma piacevole;
  • economicamente molto interessante.

Per moltissimi fotografi continuerà probabilmente a essere la scelta più razionale.

Allora perché f/1.2?

Per chi vuole andare ancora oltre.

Questo è probabilmente il senso del nuovo obiettivo.

Non serve a chi cerca semplicemente “un buon 85”.

Serve a chi vuole il massimo possibile nello stacco del soggetto, una profondità di campo estremamente ridotta e una resa ottica di altissimo livello già a tutta apertura.

È una scelta più specialistica.

Fotografia di ritratto

Naturalmente il terreno principale è il ritratto.

L’85 mm è diventato nel tempo una delle focali più utilizzate per questo genere.

Permette di mantenere una distanza abbastanza naturale dal soggetto e offre una prospettiva particolarmente piacevole.

Con f/1.2 il volto può emergere in maniera fortissima dallo sfondo.

Ritratto classico o ritratto ambientato?

Noi abbiamo una nostra visione abbastanza precisa.

Per un ritratto molto stretto tendiamo spesso a preferire focali più lunghe, anche da 135 mm in su.

L’85 mm rimane invece straordinario per:

  • mezzo busto;
  • figura;
  • ritratto ambientato;
  • matrimonio;
  • moda;
  • editoriale.

Naturalmente non esistono regole assolute.

Ma è proprio in queste situazioni che il nuovo Sigma potrebbe esprimersi molto bene.

Matrimonio: serve davvero f/1.2?

Qui la risposta diventa più complessa.

Per un matrimonialista il Sigma 85mm f/1.4 è già più che sufficiente nella maggior parte delle situazioni.

È più leggero.

È rapido.

È molto luminoso.

E durante una giornata di lavoro 300 grammi possono fare la differenza.

Il f/1.2 diventa interessante soprattutto per chi costruisce molto del proprio stile proprio sullo sfocato estremamente pronunciato.

Il peso conta davvero

Bisogna sempre distinguere la prova di un obiettivo per mezz’ora dall’utilizzo professionale per otto o dieci ore.

905 grammi montati sulla fotocamera non sono pochi.

Se aggiungiamo un secondo corpo e altre ottiche, la borsa cresce rapidamente.

Per questo il nuovo 85 mm non è necessariamente la scelta più intelligente per tutti.

La qualità assoluta va sempre valutata insieme alla praticità.

Per i videomaker potrebbe essere molto interessante

C’è poi un pubblico che negli ultimi anni utilizza moltissimo gli obiettivi f/1.2:

i videomaker.

Nel video lo stacco dei piani viene ricercato spesso in maniera molto evidente.

Un soggetto estremamente nitido su uno sfondo molto morbido crea immediatamente un look cinematografico molto riconoscibile.

Ed è probabile che Sigma abbia pensato anche a questo tipo di utenza.

Autofocus: uno dei test più importanti

Sarà però necessario verificare con attenzione l’autofocus.

Muovere gruppi ottici importanti all’interno di un obiettivo f/1.2 non è banale.

Ci interesserà soprattutto capire:

  • velocità AF-S;
  • tracking;
  • riconoscimento occhi;
  • precisione a f/1.2;
  • comportamento con soggetti in movimento;
  • rumorosità;
  • fluidità nel video.

Con una profondità di campo così ridotta, anche un errore minimo diventa immediatamente evidente.

f/1.2 può diventare anche un trabocchetto

È importante ricordarlo.

A tutta apertura la profondità di campo può essere veramente minima.

Nel ritratto ravvicinato può capitare di avere perfettamente a fuoco un occhio e già l’altro leggermente fuori dal piano.

Quindi f/1.2 non significa automaticamente fotografia migliore.

Bisogna utilizzarlo quando ha senso.

Non bisogna fotografare tutto a tutta apertura

Questo vale per qualsiasi ottica molto luminosa.

Comprare un f/1.2 non significa doverlo utilizzare costantemente a f/1.2.

A volte f/2 oppure f/2.8 producono un’immagine più equilibrata.

L’apertura massima è una possibilità creativa.

Non un obbligo.

Il rapporto con il 135mm f/1.4

Sigma ha già dimostrato di voler esplorare il settore degli obiettivi da ritratto estremamente luminosi anche con il 135mm f/1.4 Art.

Un’ottica molto specialistica, decisamente importante per dimensioni e peso, ma capace di produrre uno stacco dei piani straordinario.

Il nuovo 85mm f/1.2 segue una filosofia simile, ma con una focale molto più versatile.

Il vantaggio dell’85mm

Un 135 mm richiede spazio.

In interni può diventare complicato.

Un 85 mm può invece essere utilizzato molto più facilmente anche in ambienti relativamente piccoli.

Questo rende il nuovo f/1.2 più universale.

Rimane un’ottica specialistica, ma meno estrema rispetto a un 135 f/1.4.

Sigma sta costruendo una nuova famiglia di superluminosi

La strategia appare piuttosto chiara.

Sigma sta creando una serie di ottiche destinate a chi cerca prestazioni estreme.

Non necessariamente le più leggere.

Non necessariamente le più pratiche.

Ma capaci di offrire una firma visiva molto marcata.

Per un determinato pubblico è esattamente ciò che serve.

Chi dovrebbe comprarlo?

Sulla carta, il nuovo Sigma 85mm f/1.2 Art può avere molto senso per:

  • ritrattisti;
  • fotografi di moda;
  • fotografi matrimonialisti che lavorano molto sullo sfocato;
  • videomaker;
  • filmmaker;
  • chi vuole massimo stacco dei piani;
  • chi cerca la massima qualità ottica già a tutta apertura;
  • chi accetta peso e dimensioni in cambio della prestazione.

Chi probabilmente sta meglio con l’85mm f/1.4?

Per molti altri il Sigma 85mm f/1.4 rimane probabilmente la scelta migliore.

Soprattutto per chi vuole:

  • meno peso;
  • maggiore maneggevolezza;
  • prestazioni comunque elevatissime;
  • autofocus rapido;
  • costo inferiore;
  • un obiettivo più adatto a lunghe giornate di lavoro.

La differenza tra i due non può quindi essere letta soltanto come “nuovo contro vecchio”.

Sono due strumenti con priorità differenti.

Quale confronteremo?

Quando avremo il nuovo Sigma 85mm f/1.2 tra le mani, uno dei confronti più interessanti sarà naturalmente con il Sigma 85mm f/1.4.

Ma sarà molto interessante metterlo anche a confronto con un altro riferimento moderno della categoria, come il Sony 85mm f/1.4 GM.

Non tanto per decretare un vincitore assoluto.

Quanto per capire le differenze di filosofia:

nitidezza;

bokeh;

progressione dello sfocato;

autofocus;

peso;

dimensioni;

carattere dell’immagine.

Le specifiche non bastano

Ed è proprio questo il limite di qualsiasi prima analisi.

Possiamo leggere gli MTF.

Possiamo studiare lo schema ottico.

Possiamo confrontare peso e dimensioni.

Possiamo ragionare sulle 13 lamelle e sui gruppi flottanti.

Ma alla fine un obiettivo da ritratto deve essere giudicato soprattutto sulle fotografie.

Il vero test sarà lo sfocato

Sul nuovo Sigma ci interesserà soprattutto capire:

quanto è graduale il passaggio tra fuoco e fuori fuoco?

Come vengono riprodotti i punti luce?

Ci sono onion rings?

Come reagisce lo sfondo con rami e vegetazione?

Quanto è morbido il bokeh davanti al piano di fuoco?

E dietro?

Quanto è netto lo stacco?

Sono tutti elementi che un grafico non può raccontare completamente.

E poi la resa della pelle

Per un 85 mm da ritratto non possiamo limitarci alla risoluzione.

Un obiettivo estremamente nitido può essere eccezionale in laboratorio ma molto meno piacevole su un volto.

Sarà quindi interessante osservare:

microcontrasto;

passaggi tonali;

resa della pelle;

contrasto locale;

transizioni.

Perché il ritratto non è un test chart.

Conclusioni

Il nuovo Sigma 85mm f/1.2 Art è un obiettivo che sulla carta appare estremamente ambizioso.

Lo schema ottico è complesso.

La luminosità è elevatissima.

Le 13 lamelle suggeriscono grande attenzione allo sfocato.

Il sistema flottante dovrebbe aiutare a mantenere prestazioni elevate alle diverse distanze.

Gli MTF promettono una nitidezza molto importante.

Ma soprattutto il progetto sembra avere un obiettivo molto preciso:

creare un 85mm moderno, estremamente nitido e capace di offrire uno stacco dei piani molto marcato.

Non è necessariamente la scelta migliore per tutti.

Il Sigma 85mm f/1.4 rimane probabilmente più razionale per moltissimi fotografi, soprattutto per chi lavora molte ore e considera peso e maneggevolezza elementi fondamentali.

Il nuovo f/1.2 parla invece a chi vuole qualcosa in più.

Non tanto mezzo stop di luce.

Quanto più sfocato, più separazione e una resa visiva più estrema.

La domanda quindi non è semplicemente:

“L’85mm f/1.2 è migliore dell’85mm f/1.4?”

La domanda giusta è:

“Ho davvero bisogno di ciò che l’f/1.2 mi offre?”

Quando lo avremo provato sul campo potremo finalmente capire se tutte queste promesse si traducono davvero nelle fotografie.

Ed è lì, come sempre, che arriverà il giudizio definitivo.

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