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Fujifilm GFX100RF in viaggio: prova sul campo, pregi, difetti e a chi la consigliamo
La Fujifilm GFX100RF è una fotocamera particolare.
Non è una compatta nel senso tradizionale del termine, ma nemmeno una classica medio formato ad ottiche intercambiabili. È piuttosto un prodotto che cerca di portare la filosofia della serie X100 all’interno del sistema GFX: sensore da 100 megapixel, obiettivo fisso, corpo relativamente compatto e approccio fotografico essenziale.
L’abbiamo utilizzata durante un viaggio a Madeira, non per realizzare il solito test da laboratorio, ma per capire come si comporta davvero sul campo.
Ed è emersa una fotocamera con una qualità d’immagine straordinaria, ma anche con una filosofia d’uso molto precisa.
Una medio formato realmente trasportabile
Uno dei principali vantaggi della GFX100RF è proprio la portabilità.
Non è piccola come una X100VI, ma rispetto a un sistema medio formato tradizionale è sorprendentemente compatta e leggera.
Durante il viaggio è stata portata al collo anche lungo sentieri molto lunghi senza particolari problemi.
Ed è forse questo il vero punto di forza del progetto: poter avere sempre con sé un sensore medio formato da 100 megapixel senza dover utilizzare un corpo voluminoso e diversi obiettivi.
Per chi cerca la massima qualità possibile in un sistema relativamente semplice, è un concetto molto interessante.
Il 28 mm equivalente è stata una scelta intelligente
L’obiettivo integrato corrisponde a circa 28 mm nel formato full frame.
Inizialmente questa scelta può sembrare meno interessante di un 35 mm, focale amata da moltissimi fotografi.
Durante un viaggio, però, il 28 mm mostra tutta la propria versatilità.
In interni, strade strette, mercati, architettura o situazioni nelle quali non è possibile arretrare, avere un angolo di campo più ampio diventa estremamente utile.
E soprattutto, partendo da un sensore da 100 megapixel, si può sempre restringere l’inquadratura tramite crop.
Il contrario, naturalmente, non è possibile.
Crop digitale: molto più utile di quanto sembri
La GFX100RF permette di simulare direttamente in macchina diversi campi di inquadratura.
Il vantaggio è evidente: anche effettuando crop importanti rimane comunque una quantità di pixel più che sufficiente.
A circa 50 mm equivalenti si dispone ancora di circa 30 megapixel.
Arrivando intorno agli 80 mm equivalenti, rimangono circa 20 megapixel.
Questo rende il crop realmente utilizzabile nel paesaggio, nella street, nel reportage e nella fotografia di viaggio.
Naturalmente un 28 mm croppato non diventa otticamente un vero 80 mm.
Cambiano l’angolo di campo e la composizione, ma non prospettiva e profondità di campo.
Tuttavia, per molti utilizzi pratici, il sistema funziona molto bene.
Comporre direttamente nel crop è un vantaggio
Qualcuno potrebbe obiettare che si può sempre ritagliare successivamente in Photoshop.
Ed è vero.
Ma poter vedere direttamente nel mirino l’inquadratura finale è molto diverso.
Permette di comporre immediatamente utilizzando il formato desiderato, senza dover immaginare mentalmente il ritaglio successivo.
È particolarmente utile nella fotografia di viaggio, dove spesso non è possibile avvicinarsi al soggetto oppure cambiare posizione.
I rapporti d’aspetto sono una delle funzioni migliori
Ancora più interessante del crop focale è risultata la possibilità di cambiare rapidamente il formato dell’immagine.
Si può lavorare in 4:3, 3:2, 5:4, quadrato oppure panoramico.
Con 100 megapixel a disposizione, anche i formati più estremi mantengono una risoluzione enorme.
Il formato panoramico, in particolare, consente di ottenere file perfettamente adatti a stampe di grandi dimensioni.
Ma il vantaggio non è soltanto tecnico.
Vedere il formato direttamente nel mirino significa pensare e comporre già per quell’immagine finale.
Ed è una possibilità creativa che abbiamo utilizzato molto più del previsto.
Qualità d’immagine: il vero motivo per acquistare la GFX100RF
Il punto sul quale la GFX100RF impressiona maggiormente è naturalmente la qualità del file.
Gamma dinamica, dettaglio, alti ISO, recupero delle ombre e sfumature tonali sono di livello elevatissimo.
Il sensore da 100 megapixel offre una quantità enorme di informazioni.
E questa ricchezza emerge soprattutto quando si lavora il RAW in post-produzione.
Non è soltanto una questione di risoluzione.
Il vero vantaggio è la qualità con la quale vengono mantenute le transizioni tonali e le informazioni nelle zone più difficili dell’immagine.
Gamma dinamica impressionante
Durante il viaggio abbiamo affrontato situazioni molto contrastate, con sole intenso e zone profonde in ombra.
La GFX100RF riesce a mantenere una quantità enorme di dettaglio in entrambi gli estremi.
In molti casi un singolo file consente recuperi che normalmente potrebbero far pensare all’utilizzo di tecniche HDR.
Le modalità DR di Fujifilm aggiungono ulteriore margine, ma già il sensore nativo offre prestazioni notevolissime.
Le alte luci sono difficili da bruciare e, soprattutto, le ombre possono essere aperte in maniera molto importante senza far collassare immediatamente il file.
Il vantaggio del RAW a 16 bit
Uno degli aspetti più interessanti è il comportamento dei file a 16 bit.
In condizioni normali le differenze rispetto a sensori più piccoli possono apparire meno evidenti di quanto suggeriscano i numeri.
Ma quando si iniziano a recuperare fortemente le ombre, il vantaggio diventa molto più chiaro.
Le zone apparentemente quasi nere mantengono informazioni, dettaglio e soprattutto sfumature.
Durante una lunga esposizione realizzata sulla costa di Madeira, parte dell’immagine sembrava praticamente inutilizzabile.
Recuperando il RAW è invece emersa una quantità di informazione sorprendente, sia nel cielo sia nell’acqua.
È in situazioni di questo tipo che il sensore mostra realmente la propria superiorità.
Alti ISO: il limite dell’f/4 pesa meno del previsto
L’obiettivo della GFX100RF ha apertura massima f/4 e la fotocamera non dispone di stabilizzazione sul sensore.
È inevitabile quindi utilizzare valori ISO relativamente elevati anche in situazioni non particolarmente estreme.
In ombra o con tempi rapidi si arriva facilmente a 640, 1000, 3200 ISO.
Fortunatamente il sensore gestisce le alte sensibilità in maniera eccellente.
A 3200 ISO il rapporto dettaglio-rumore è ancora estremamente elevato.
Anche a 6400 ISO i file rimangono molto puliti.
Avere un f/2 sarebbe naturalmente preferibile, ma significherebbe anche realizzare un obiettivo decisamente più grande e pesante.
Fujifilm ha chiaramente privilegiato la trasportabilità.
Sfumature tonali e tridimensionalità
Più del semplice rumore, ci hanno colpito soprattutto le sfumature.
Madeira è un ambiente ideale per mettere in difficoltà un sensore: verdi di moltissime tonalità, nebbia, rocce, acqua, ombre profonde e forti contrasti.
La GFX100RF riesce a restituire queste transizioni con grande naturalezza.
Le immagini hanno una sensazione di profondità e tridimensionalità molto evidente.
L’obiettivo ha una resa moderna, estremamente nitida, ma il sensore riesce comunque a evitare quell’effetto eccessivamente digitale che a volte può caratterizzare i sistemi ad altissima risoluzione.
Classic Chrome, Nostalgic Negative e Acros
Anche i JPEG Fujifilm continuano a rappresentare un valore aggiunto.
Durante il viaggio abbiamo utilizzato soprattutto Classic Chrome e Nostalgic Negative.
Entrambi producono file molto piacevoli già direttamente in macchina.
Per il bianco e nero, invece, Acros continua a essere una delle simulazioni più interessanti.
Abbinato alla grande gamma dinamica del sensore permette di ottenere immagini con una ricchezza tonale notevole.
Obiettivo molto buono, ma la distorsione è corretta dal software
L’ottica della GFX100RF è complessivamente eccellente.
È nitida anche a distanze relativamente ridotte e mantiene una resa molto omogenea.
La distorsione nativa, però, è presente.
Osservando un RAW senza correzioni software si può vedere chiaramente quanto lavoro venga effettuato dal profilo Fujifilm.
Nei JPEG in macchina, invece, linee, porte, colonne e architetture risultano molto più corrette.
Non è necessariamente un problema.
Molti obiettivi moderni vengono progettati considerando insieme ottica e software.
È però importante sapere che parte della resa geometrica finale dipende proprio dalla correzione digitale.
Ergonomia: bella, ma non perfetta
La GFX100RF è una fotocamera molto bella.
La versione silver, in particolare, ha un grande fascino.
Anche la costruzione è eccellente e le ghiere trasmettono una sensazione premium.
Alcune scelte ergonomiche, però, ci hanno convinto meno.
La ghiera tempi/ISO è molto elegante, ma non sempre rapidissima da utilizzare.
Al buio è difficile leggere le indicazioni e i controlli anteriori sono abbastanza vicini tra loro.
Durante l’utilizzo veloce può capitare di spostare involontariamente il crop oppure modificare una funzione diversa da quella desiderata.
Non sono problemi gravi.
Ma una fotocamera di questa fascia porta inevitabilmente a essere molto più esigenti sui dettagli.
Autonomia molto buona
La batteria ci ha invece convinto pienamente.
Durante il viaggio una seconda batteria è stata portata per sicurezza, ma raramente è stata necessaria.
La ricarica USB-C permette inoltre di recuperare energia facilmente durante gli spostamenti.
Considerando sensore, display e mirino, l’autonomia è decisamente buona.
Tropicalizzazione
Con il filtro previsto da Fujifilm la macchina offre protezione dagli agenti atmosferici.
Durante il viaggio è stata utilizzata anche in presenza di acqua e condizioni ambientali difficili senza problemi.
Per chi pensa alla GFX100RF come macchina da viaggio e da paesaggio, la tropicalizzazione è un aspetto tutt’altro che secondario.
Autofocus e reattività
La GFX100RF non dà la sensazione di essere una medio formato lenta.
L’autofocus singolo è rapido e il ritardo allo scatto è ridotto.
Questo permette di utilizzarla tranquillamente anche nella street photography.
Se vediamo un gesto oppure un passo preciso e premiamo il pulsante, la macchina risponde in maniera sufficientemente immediata.
È un aspetto che sorprende, soprattutto considerando l’enorme quantità di dati che deve essere gestita dal sensore.
Il vero difetto: il mirino in luce molto scarsa
Il mirino è enorme, dettagliato e molto piacevole in condizioni normali.
Ma è anche l’aspetto che ci ha deluso maggiormente.
In buona luce abbiamo notato che l’anteprima non sempre corrisponde perfettamente all’esposizione finale.
Più importante ancora è il comportamento nella fotografia notturna e durante la blue hour.
Quando la luminosità diventa estremamente bassa, mirino e display diventano rumorosi e molto scuri.
In alcune situazioni può diventare difficile persino distinguere correttamente la composizione.
Per un fotografo di paesaggio che utilizza frequentemente lunghe esposizioni questo è un limite reale.
Ed è probabilmente il difetto più importante emerso durante la prova.
I file sono giganteschi
I 100 megapixel hanno inevitabilmente un prezzo.
Non soltanto quello della fotocamera.
Un RAW a 16 bit non compresso può superare tranquillamente i 200 MB.
Convertendo l’immagine in TIFF si può arrivare a file nell’ordine dei 600 MB.
Naturalmente esistono modalità compresse e Fujifilm offre la compressione senza perdita.
Ma rimangono comunque file molto pesanti.
Questo significa dover considerare:
- schede di memoria più grandi;
- SSD più capienti;
- sistemi di backup;
- maggiore potenza del computer;
- tempi di trasferimento superiori.
È un costo che va valutato prima dell’acquisto.
Non è una macchina da fotografia compulsiva
Secondo noi questo è l’aspetto fondamentale.
La GFX100RF non va interpretata come una semplice compatta premium.
È una macchina che mantiene la filosofia del medio formato.
Invita a osservare di più e scattare meno.
Per certi aspetti ricorda il modo di lavorare con una Rolleiflex o con altre medio formato analogiche.
Naturalmente tecnicamente siamo in mondi completamente diversi.
Ma l’approccio può essere simile.
Si osserva.
Si compone.
Si sceglie.
Si scatta.
Utilizzarla per produrre migliaia di immagini casuali durante una vacanza significa probabilmente non sfruttare realmente ciò per cui è stata progettata.
A chi la consigliamo
La GFX100RF ha molto senso per chi:
- utilizza prevalentemente focali tra 28 e 50 mm;
- fotografa viaggio, paesaggio, street o reportage;
- vuole una medio formato realmente trasportabile;
- sfrutta crop e formati differenti;
- cerca la massima qualità d’immagine;
- lavora seriamente i file RAW;
- stampa in grande formato;
- ha un approccio fotografico ragionato;
- non ha bisogno di cambiare continuamente obiettivo.
Per questo tipo di fotografo può essere una macchina straordinaria.
A chi non la consigliamo
È invece meno indicata per chi vuole semplicemente una fotocamera da vacanza.
Se l’obiettivo è produrre centinaia di fotografie ricordo senza particolare necessità di grande post-produzione o stampa, una X100VI, una X-T5 oppure una macchina ad ottiche intercambiabili più tradizionale possono essere soluzioni molto più razionali.
La stessa cosa vale per chi utilizza abitualmente teleobiettivi o focali estremamente differenti.
Il crop offre una grande flessibilità, ma non può sostituire completamente un vero corredo.
Conclusioni
Dopo diversi giorni di utilizzo a Madeira, la Fujifilm GFX100RF si è dimostrata una fotocamera estremamente affascinante.
La qualità d’immagine è il suo vero punto di forza.
Gamma dinamica, recupero delle ombre, alti ISO, tonalità e dettaglio raggiungono livelli elevatissimi.
Il 28 mm equivalente, che inizialmente ci aveva lasciato qualche dubbio, si è rivelato molto adatto al viaggio.
I 100 megapixel rendono il crop realmente utilizzabile e la possibilità di cambiare formato direttamente in macchina diventa un vero strumento creativo.
La costruzione è eccellente e la trasportabilità rappresenta un risultato notevole per un sensore di queste dimensioni.
Ci sono però anche limiti.
Alcune scelte ergonomiche potrebbero essere migliori.
L’obiettivo dipende parecchio dalle correzioni software per la distorsione.
I file sono enormi.
E soprattutto il mirino in condizioni di luce molto scarsa non ci ha convinto.
La GFX100RF rimane comunque un prodotto molto riuscito.
Ma è una fotocamera che deve essere scelta con consapevolezza.
Non è una macchina per tutti e non vuole esserlo.
È pensata per chi conosce bene il proprio modo di fotografare, ama le focali grandangolari moderate, vuole lavorare con calma e pretende una qualità d’immagine molto elevata senza portarsi dietro un intero sistema medio formato.
Per quel fotografo, la GFX100RF può avere davvero molto senso.
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