Laowa 4,5-10mm f/2.8 Fisheye Zoom: prova sul campo con OM System OM-3
Oggi vi parlo di un obiettivo decisamente fuori dagli schemi: il Laowa 4,5-10mm f/2.8 Fisheye Zoom, provato sul campo con la mia OM System OM-3.
Laowa è un marchio cinese ormai molto conosciuto tra gli appassionati di fotografia, soprattutto perché propone spesso obiettivi particolari: super macro, grandangolari estremi, fisheye e soluzioni che difficilmente troviamo nei cataloghi dei produttori più tradizionali.
Questo 4,5-10mm f/2.8 rientra perfettamente in questa filosofia.
Non ho voluto realizzare il classico test da laboratorio fatto esclusivamente di mire ottiche, grafici e confronti di nitidezza. Ho preferito utilizzarlo per alcune ore nella mia città, Parma, cercando di capire soprattutto quanto possa essere divertente e creativo fotografare con un obiettivo così particolare.
E devo dire che mi sono divertito parecchio.
Uno zoom fisheye davvero particolare
La caratteristica principale di questo Laowa è immediatamente evidente dalla sua escursione focale.
Sulla versione Micro Quattro Terzi si parte da 4,5 mm per arrivare a 10 mm, mantenendo una luminosità costante di f/2.8.
Alla focale minima di 4,5 mm l’immagine assume il classico aspetto del fisheye circolare, con il fotogramma che appare completamente rotondo all’interno del sensore.
Aumentando progressivamente la focale, il cerchio diventa sempre più grande fino a coprire completamente il fotogramma.
Sulla OM-3 ho verificato che già intorno ai 7-8 mm l’immagine arriva sostanzialmente a coprire tutto il frame.
Questo permette quindi di passare da un effetto fisheye estremamente evidente a un’inquadratura decisamente più tradizionale semplicemente ruotando la ghiera dello zoom.
Ed è proprio questa versatilità a rendere l’obiettivo interessante.
Costruzione: sorprendentemente curata
Una delle prime cose che colpisce prendendo in mano questo Laowa è la qualità della costruzione.
L’obiettivo è quasi interamente meccanico e trasmette una piacevole sensazione di solidità.
La ghiera di messa a fuoco è estremamente fluida.
Davvero piacevole da utilizzare.
Lo stesso vale per la ghiera dello zoom e per quella dei diaframmi, che offre click presenti ma non eccessivamente marcati.
Si percepisce molta meccanica, e sotto questo aspetto Laowa ha fatto un ottimo lavoro.
L’unico aspetto ergonomico che mi ha convinto meno riguarda proprio le ghiere di zoom e diaframma.
Sono molto vicine tra loro e utilizzando rapidamente l’obiettivo mi è capitato più di una volta di muovere il comando sbagliato.
Avrei preferito una maggiore separazione fisica tra le due.
Manual focus: nessun contatto elettronico
È importante precisarlo subito.
Il Laowa 4,5-10mm f/2.8 è completamente manual focus.
Non dispone di autofocus e non trasmette informazioni elettroniche alla fotocamera.
Questo significa che la macchina non conosce automaticamente né la focale utilizzata né il diaframma impostato.
Nel caso della OM-3, quindi, alcune informazioni devono essere eventualmente inserite o annotate manualmente.
In realtà, con focali così corte, la messa a fuoco manuale non rappresenta un grande problema.
Diaframmando leggermente si dispone infatti di una profondità di campo enorme.
Una volta compreso il comportamento dell’obiettivo, si può lavorare quasi tranquillamente in iperfocale.
Le caratteristiche tecniche principali
Il Laowa offre un angolo di campo massimo di circa 180°.
Lo schema ottico è composto da 13 elementi in 9 gruppi e comprende elementi speciali destinati a contenere aberrazioni e dispersioni.
Il diaframma utilizza 7 lamelle, che producono un piacevole effetto stella a 14 raggi quando si fotografano sorgenti luminose con diaframmi chiusi.
La minima distanza di messa a fuoco è di circa 10 cm dal piano focale, quindi estremamente ridotta.
Il rapporto massimo di ingrandimento è di circa 0,27x.
Il peso si aggira intorno ai 338 grammi, mentre le dimensioni sono nell’ordine dei 59 mm di lunghezza per circa 69 mm di diametro.
È quindi un obiettivo relativamente compatto e che si abbina molto bene al corpo della OM-3.
Una lente frontale molto sporgente
Come accade su molti fisheye, la lente frontale è fortemente bombata e molto prominente.
Durante la zoomata il gruppo frontale si muove visibilmente.
Questo comporta due conseguenze.
La prima è che non è possibile utilizzare filtri tradizionali anteriori.
La seconda riguarda la gestione della luce laterale e del flare, argomento sul quale torneremo tra poco.
Non è inoltre presente un vero sistema di tropicalizzazione dichiarato.
Ed è un peccato, soprattutto considerando che la OM-3, come le altre OM System di fascia medio-alta, offre una protezione dagli agenti atmosferici molto elevata.
Un obiettivo parafocale
Un aspetto molto interessante è il comportamento durante lo zoom.
Il Laowa viene dichiarato come parafocale, quindi dovrebbe mantenere sostanzialmente il punto di messa a fuoco quando si cambia focale.
Durante le prove ho verificato che il comportamento è effettivamente molto buono.
Una volta regolata la messa a fuoco, passando da una focale all’altra il piano di fuoco rimane praticamente invariato.
Questo è particolarmente interessante non soltanto per la fotografia, ma soprattutto per chi vuole utilizzarlo nel video.
La prova sul campo a Parma
Per capire davvero il carattere dell’obiettivo ho preferito portarlo in giro per Parma.
Ho fotografato soprattutto interni, chiese, architettura urbana, Piazza Duomo, il Battistero, il Duomo e alcune zone del centro storico.
Le immagini che ho utilizzato per il test sono principalmente JPEG prodotti direttamente dalla OM-3, con interventi minimi sull’esposizione.
Ho volutamente evitato correzioni pesanti per mostrare il comportamento reale dell’obiettivo.
Nitidezza: decisamente buona
Una delle sorprese maggiori è stata proprio la nitidezza.
Al centro il Laowa è molto valido.
Anche ingrandendo i file al 100%, il livello di dettaglio rimane elevato.
Utilizzando focali intorno ai 7-8 mm e chiudendo il diaframma, anche gli angoli mantengono una resa più che soddisfacente.
Alla focale estrema di 4,5 mm, con il fisheye circolare, è inevitabile osservare una maggiore perdita di qualità nelle zone più periferiche.
Ma considerando la natura dell’obiettivo, il comportamento rimane assolutamente accettabile.
Non è certamente un obiettivo da acquistare per fotografare mire ottiche.
È un obiettivo creativo.
Ma questo non significa che sia otticamente mediocre.
Anzi.
I diaframmi migliori
Dalle prove sul campo ho avuto la sensazione che il Laowa lavori particolarmente bene tra f/4 e f/8.
Con un fisheye così estremo non serve chiudere eccessivamente il diaframma per ottenere una grande profondità di campo.
Anzi, andare molto oltre f/8 su Micro Quattro Terzi significa iniziare a pagare in maniera evidente la diffrazione.
Personalmente lo utilizzerei prevalentemente tra:
f/4, f/5.6 e f/8.
Già in questo intervallo è possibile avere praticamente tutto nitido da distanze molto ridotte fino all’infinito.
Profondità di campo enorme
Questo è probabilmente uno degli aspetti più divertenti dell’obiettivo.
A 7-8 mm, chiudendo il diaframma, è possibile mettere a fuoco a pochissima distanza e mantenere contemporaneamente nitido quasi tutto lo sfondo.
Durante alcune prove sono arrivato estremamente vicino ai soggetti, nell’ordine di pochi centimetri.
Nonostante questo, la profondità di campo rimane impressionante.
È proprio qui che un obiettivo del genere permette di creare immagini visivamente molto particolari.
Si può avvicinare moltissimo un elemento in primo piano e contemporaneamente mantenere leggibile l’intero ambiente.
La minima distanza apre possibilità creative
Ho realizzato alcuni scatti avvicinandomi quasi alla minima distanza di messa a fuoco.
Il dettaglio rimane molto buono.
In particolare, utilizzando luce radente si riesce a valorizzare perfettamente la texture dei soggetti.
Naturalmente non stiamo parlando di un macro.
Ma il rapporto di ingrandimento, combinato con il grandissimo angolo di campo, permette di ottenere immagini estremamente dinamiche.
Il soggetto principale può diventare enorme nel primo piano mentre l’ambiente rimane completamente riconoscibile sullo sfondo.
Distorsione: fa parte del gioco
Parlare di distorsione su un fisheye è quasi paradossale.
È una caratteristica intrinseca dell’obiettivo.
Alla focale di 4,5 mm l’effetto è volutamente estremo.
Le linee vengono curvate pesantemente e il mondo assume quasi un aspetto sferico.
Aumentando la focale verso 7-8 mm, la distorsione rimane evidente ma diventa più gestibile.
Arrivando a 10 mm, invece, l’effetto fisheye si riduce notevolmente e l’immagine diventa molto più naturale.
Naturalmente non aspettatevi il comportamento di un grandangolare rettilineare.
La filosofia rimane comunque quella del fisheye.
A 10 mm diventa molto più convenzionale
È proprio a 10 mm che l’obiettivo cambia carattere.
L’immagine appare decisamente meno estrema e diventa utilizzabile anche per fotografie più tradizionali.
Si perde naturalmente parte dell’angolo di campo spettacolare delle focali inferiori, ma la geometria diventa più gestibile.
Questa è una delle ragioni per cui trovo particolarmente interessante il fatto che Laowa abbia realizzato uno zoom invece del classico fisheye fisso.
Si passa con estrema rapidità da un effetto quasi surreale a una prospettiva decisamente più convenzionale.
Aberrazioni cromatiche
Ho cercato volutamente situazioni difficili: rami contro il cielo, sorgenti luminose intense e forti contrasti.
Qualche aberrazione cromatica è presente.
Non posso dire che sia completamente assente.
Ma nel complesso il comportamento mi è sembrato buono.
Considerando l’angolo di campo estremo e il prezzo dell’obiettivo, ho visto fisheye comportarsi molto peggio.
Inoltre, naturalmente, le aberrazioni residue possono essere corrette abbastanza facilmente in post-produzione.
Il vero limite: il flare
Se devo indicare il principale difetto ottico del Laowa, non ho molti dubbi.
Il flare.
La lente anteriore molto bombata raccoglie facilmente la luce laterale.
Se una sorgente luminosa intensa entra nell’inquadratura con l’angolazione sbagliata, possono comparire flare piuttosto evidenti e riflessi interni.
In alcune fotografie realizzate all’interno delle chiese ho volutamente fatto entrare fasci di luce molto intensi per mettere in difficoltà l’obiettivo.
Il risultato è stato evidente.
Quando la sorgente luminosa entra direttamente nella lente, il flare può diventare importante.
È quindi un aspetto da conoscere.
Il flare può però diventare creativo
Detto questo, con un minimo di attenzione il problema può essere gestito.
Spostando leggermente l’inquadratura o utilizzando la sorgente luminosa in maniera consapevole, il flare può anche diventare parte dell’immagine.
In alcuni scatti il sole che filtrava tra gli edifici produceva un effetto perfettamente compatibile con il carattere dell’obiettivo.
Bisogna semplicemente imparare a conoscerlo.
Non è una lente che perdona distrazioni con il sole frontale.
Ma può offrire risultati molto interessanti proprio sfruttandone i limiti.
L’effetto stella è davvero piacevole
Le sette lamelle del diaframma producono un effetto stella a 14 raggi.
Quando si chiude il diaframma e una sorgente luminosa entra nell’inquadratura, il risultato può essere molto gradevole.
Durante il test l’ho utilizzato diverse volte all’interno delle chiese e anche con il sole.
Se non diventa eccessivamente invasivo, aggiunge un elemento grafico molto interessante.
In questo caso il Laowa mi è piaciuto parecchio.
OM-3 e Laowa: un’accoppiata divertente
Devo ammettere che questo obiettivo mi ha fatto apprezzare ancora di più la OM System OM-3.
La macchina è piccola, leggera e soprattutto offre una serie di funzioni computazionali che diventano particolarmente interessanti proprio con un obiettivo del genere.
Durante alcuni scatti ho utilizzato, per esempio, il Live GND per compensare direttamente in macchina la differenza di luminosità tra cielo e primo piano.
Ho inoltre sfruttato la stabilizzazione sul sensore per fotografare a tempi molto lenti.
In alcune situazioni sono riuscito a lavorare tranquillamente a mano libera intorno a 1/6, 1/3 o 1/13 di secondo.
Il risultato è stato sorprendentemente nitido.
Micro Quattro Terzi e alti ISO
Durante gli interni del Duomo ho lavorato anche intorno ai 1000 ISO.
E ancora una volta bisogna sfatare il luogo comune secondo cui il Micro Quattro Terzi diventerebbe inutilizzabile appena la luce scende.
I file della OM-3 sono assolutamente validi.
Buon dettaglio, rumore contenuto e colori molto piacevoli.
Naturalmente un sensore più grande mantiene i propri vantaggi fisici, ma nell’utilizzo reale moderno il Micro Quattro Terzi offre risultati che pochi anni fa sarebbero stati impensabili.
E lo sfocato?
Dimenticatelo.
O quasi.
Non è questo l’obiettivo da acquistare per il bokeh.
Avvicinandosi moltissimo al soggetto e aprendo il diaframma si può naturalmente ottenere un minimo di separazione dallo sfondo.
Lo sfocato non è nemmeno particolarmente brutto, anche se tende a essere leggermente nervoso.
Ma è completamente fuori dalla filosofia dell’ottica.
Questo obiettivo va utilizzato soprattutto sfruttando:
- profondità di campo;
- prospettive estreme;
- primi piani esasperati;
- linee geometriche;
- effetto fisheye.
Come si comporta nel video?
Ho voluto provarlo anche per alcune riprese video.
Premessa necessaria: non sono un videomaker e quindi non ho certamente la tecnica di camminata o di gestione tipica di chi lavora professionalmente con il video.
Nonostante questo, la combinazione tra Laowa e stabilizzazione della OM-3 si è comportata abbastanza bene.
L’obiettivo non è stabilizzato, quindi lavora esclusivamente la stabilizzazione sul sensore.
Con focali intorno ai 7-8 mm il risultato è già interessante.
Durante la camminata rimane qualche movimento, naturalmente, ma la ripresa è assolutamente sfruttabile.
Con un gimbal si potrebbero ottenere risultati ancora migliori.
Attenzione ai bordi durante la stabilizzazione video
Con focali così estreme, soprattutto avvicinandosi al fisheye circolare, la stabilizzazione digitale o meccanica può produrre un effetto visivo particolare ai bordi.
Durante la camminata si nota talvolta una sorta di “gelatina” o deformazione dinamica periferica.
Non dipende necessariamente da un difetto dell’obiettivo.
È il risultato dell’interazione tra:
- enorme angolo di campo;
- distorsione fisheye;
- movimento della fotocamera;
- compensazione del sensore.
Quando la macchina rimane ferma, l’effetto praticamente scompare.
Interessante anche per il vlog
Un’altra applicazione curiosa è il vlog.
A focali intorno agli 8 mm l’inquadratura è estremamente ampia.
Questo significa che si può tenere la fotocamera relativamente vicina senza perdere l’ambiente circostante.
L’unico vero limite rimane la messa a fuoco manuale.
Ma grazie alla profondità di campo enorme basta chiudere leggermente il diaframma e impostare correttamente la distanza per avere un margine operativo molto ampio.
Per chi realizza contenuti creativi e vuole un look diverso dal solito, può diventare una soluzione divertente.
Il fisheye nel video: soprattutto creatività
Alla focale minima l’effetto video diventa quasi surreale.
È un’estetica molto particolare e sicuramente non adatta a qualsiasi produzione.
Ma proprio per questo può essere interessante per videoclip, contenuti social, sport, skate, eventi o video destinati a un pubblico giovane.
Si possono creare composizioni geometriche completamente diverse rispetto a quelle ottenibili con un normale grandangolare.
Non è un obiettivo “universale”.
È un obiettivo da utilizzare quando si vuole ottenere qualcosa di deliberatamente diverso.
Pregi
Dopo averlo utilizzato sul campo, gli aspetti che ho apprezzato maggiormente sono:
- costruzione molto buona;
- ghiere estremamente fluide;
- zoom fisheye realmente versatile;
- ottima nitidezza al centro;
- buona tenuta ai bordi considerando la categoria;
- minima distanza di messa a fuoco molto ridotta;
- interessante effetto stella;
- comportamento parafocale;
- dimensioni e peso contenuti;
- grande potenziale creativo;
- prezzo relativamente accessibile per un obiettivo così particolare.
Difetti
Naturalmente non è perfetto.
I principali limiti che ho riscontrato sono:
- assenza di autofocus;
- nessun contatto elettronico con il corpo macchina;
- assenza di tropicalizzazione dichiarata;
- impossibilità di utilizzare filtri anteriori tradizionali;
- ghiere di zoom e diaframma troppo vicine;
- flare piuttosto evidente in condizioni difficili;
- perdita di qualità ai bordi alla focale fisheye estrema;
- utilizzo specialistico e poco adatto a chi cerca un grandangolare tradizionale.
Quanto costa?
Il prezzo si colloca intorno ai 400 euro più IVA, a seconda della versione e dell’innesto.
Non è certamente poco in assoluto, ma considerando la costruzione, la particolare escursione focale e soprattutto l’unicità del progetto, considero il prezzo abbastanza coerente.
Non è un obiettivo indispensabile.
Ma non nasce nemmeno per esserlo.
È una lente da acquistare quando si vuole aggiungere qualcosa di particolare al proprio corredo.
A chi lo consiglierei?
Sicuramente a chi ama sperimentare.
Può essere molto interessante per:
- fotografia urbana;
- architettura creativa;
- reportage non convenzionale;
- fotografia di interni;
- paesaggio;
- video sperimentale;
- vlog;
- sport e action;
- fotografia con prospettive molto spinte.
Lo trovo invece meno indicato per chi cerca semplicemente un supergrandangolare corretto e lineare.
In quel caso esistono soluzioni decisamente più appropriate.
Conclusioni
Il Laowa 4,5-10mm f/2.8 Fisheye Zoom è uno di quegli obiettivi che ricordano perché fotografare può essere ancora semplicemente divertente.
Non è perfetto.
Il flare è il suo limite principale, l’assenza dell’autofocus richiede un minimo di abitudine e l’effetto fisheye certamente non piace a tutti.
Ma quando si entra nella sua logica diventa uno strumento creativo estremamente interessante.
La nitidezza è più che buona, la costruzione è convincente, la minima distanza permette prospettive spettacolari e la possibilità di passare da un fisheye circolare a un’inquadratura quasi tradizionale semplicemente ruotando lo zoom lo rende molto più versatile di quanto possa sembrare.
Abbinato alla OM System OM-3 mi sono davvero divertito a girare per Parma, cercando prospettive diverse e immagini che probabilmente con un obiettivo normale non avrei nemmeno pensato di realizzare.
Ed è forse proprio questo il complimento migliore che si possa fare a un obiettivo di questo tipo:
ti spinge a guardare il mondo in maniera diversa.





