PAESAGGIO: questi ACCESSORI contano più della FOTOCAMERA! | Freewell K2

da | 10-09-2026 | Consigli agli aquisti

Freewell K2: prova sul campo dei filtri magnetici per fotografia di paesaggio

Quando si parla di fotografia di paesaggio, molto spesso l’attenzione finisce sempre sulle fotocamere.

Più megapixel.

Nuovi sensori.

Autofocus più evoluti.

Ultimi modelli appena usciti.

Tutto interessante, naturalmente.

Ma se vogliamo fare fotografia di paesaggio seriamente, ci sono due accessori che possono incidere molto di più sul risultato finale:

un buon treppiede e un sistema di filtri di qualità.

È proprio da questa considerazione che nasce questa prova dei Freewell K2, un sistema di filtri magnetici pensato soprattutto per il paesaggio, ma utilizzabile anche in ambito video.

Li sto utilizzando da diverso tempo e ho voluto testarli realmente sul campo, in situazioni dove velocità, praticità, qualità del vetro e robustezza fanno la differenza.

Perché i filtri sono ancora importanti

Qualcuno potrebbe chiedersi se oggi, con sensori dotati di grande gamma dinamica e software sempre più evoluti, abbia ancora senso utilizzare filtri fotografici.

La risposta è sì.

Assolutamente.

Ci sono effetti che in post-produzione possono essere simulati.

Ma ce ne sono altri che devono essere ottenuti direttamente in fase di scatto.

Pensiamo alla gestione dei riflessi tramite polarizzatore.

Oppure alla possibilità di allungare realmente i tempi di esposizione con un filtro ND.

O ancora al bilanciamento della luminosità tra cielo e terreno tramite un filtro degradante.

In questi casi il filtro non è un vezzo.

È uno strumento creativo.

Prima regola: qualità del vetro

Un filtro viene posizionato davanti all’obiettivo.

Sembra una banalità, ma significa che qualsiasi difetto introdotto dal filtro andrà inevitabilmente a influire sull’intera immagine.

Per questo la qualità del materiale è fondamentale.

Personalmente preferisco filtri in vetro di qualità ed evito, quando possibile, soluzioni economiche in resina.

Non ha molto senso acquistare un obiettivo costoso e molto risolvente per poi mettere davanti alla lente un filtro mediocre che abbassa nitidezza e contrasto.

Cosa deve avere un buon filtro

Quando valuto un sistema per il paesaggio considero soprattutto quattro aspetti:

  • qualità ottica;
  • fedeltà cromatica;
  • controllo di flare e riflessi;
  • praticità d’utilizzo.

Il Freewell K2 nasce con una particolare attenzione proprio alla fedeltà cromatica.

La serie viene infatti indicata come True Color.

Naturalmente nessun filtro è completamente neutro in senso assoluto.

Un minimo di variazione può sempre essere presente.

Quello che conta è che lo shift cromatico rimanga molto contenuto e facilmente gestibile.

Perché la praticità è fondamentale

C’è poi un aspetto che sulle schede tecniche viene spesso sottovalutato:

quanto è semplice utilizzare realmente il sistema?

In studio possiamo prenderci tutto il tempo che vogliamo.

Nel paesaggio no.

Possiamo trovarci:

  • al freddo;
  • con i guanti;
  • sotto la pioggia;
  • in mezzo al vento;
  • vicino all’acqua;
  • su un terreno instabile.

In queste condizioni un sistema troppo complicato diventa rapidamente fastidioso.

E un filtro fastidioso da montare rischia semplicemente di rimanere nello zaino.

Il vantaggio dell’attacco magnetico

Il sistema Freewell K2 utilizza un innesto magnetico.

È uno dei suoi aspetti più interessanti.

Una volta montato l’adattatore sull’obiettivo, i vari elementi possono essere aggiunti o sostituiti in maniera molto rapida.

Questo è particolarmente utile quando la luce cambia rapidamente oppure quando vogliamo passare da un obiettivo all’altro.

Nel paesaggio questi dettagli operativi diventano molto importanti.

Come è composto il kit

Il kit K2 è piuttosto completo.

All’interno troviamo diversi elementi destinati a coprire praticamente tutte le esigenze più comuni del paesaggista.

Tra questi:

  • holder;
  • anelli adattatori;
  • polarizzatore CPL;
  • filtri ND;
  • ND variabile;
  • filtro GND degradante;
  • filtro Mist;
  • protezioni e tappi.

Uno dei punti di forza è proprio la completezza.

Con un singolo sistema possiamo affrontare situazioni molto differenti senza costruire un corredo di filtri separati.

Costruzione

La sensazione generale è di un prodotto ben costruito.

Gran parte del sistema è realizzato in metallo.

L’holder è robusto.

Gli agganci trasmettono sicurezza.

Una volta serrato il sistema sull’obiettivo, non dà la sensazione di potersi sganciare facilmente.

È un aspetto importante.

Quando abbiamo davanti alla lente filtri costosi, magari sopra un torrente o su una scogliera, vogliamo essere certi che il sistema rimanga solidale all’obiettivo.

Montaggio sull’obiettivo

La procedura è relativamente semplice.

Si avvita sull’obiettivo l’anello adattatore corrispondente al diametro della lente.

A quel punto si aggancia l’holder.

Due clip laterali permettono di inserirlo e rimuoverlo.

Successivamente si serrano le viti di sicurezza.

Una volta montato, il sistema rimane stabile.

È presente anche una piccola livella che aiuta a mantenere correttamente orientato l’holder.

Dettaglio utile soprattutto quando lavoriamo con filtri degradanti.

Polarizzatore

Il CPL può essere utilizzato per ridurre i riflessi e aumentare la percezione di saturazione e contrasto.

Nel paesaggio è particolarmente utile su:

  • acqua;
  • fogliame;
  • rocce bagnate;
  • superfici riflettenti.

Il polarizzatore non è semplicemente un filtro “per rendere il cielo più blu”.

La sua funzione più interessante è spesso proprio il controllo della luce riflessa.

Ed è qualcosa che non possiamo replicare completamente in post-produzione.

ND variabile

Uno degli elementi più versatili del kit è il sistema ND variabile.

Permette di ridurre progressivamente la quantità di luce che raggiunge il sensore.

Questo consente di passare, per esempio, da tempi molto rapidi a tempi decisamente più lunghi senza modificare diaframma e ISO.

È particolarmente utile sia in fotografia sia nel video.

Perché usare un ND nel paesaggio

L’utilizzo più classico è naturalmente l’acqua.

Riducendo la luce possiamo allungare il tempo di esposizione fino a ottenere:

  • effetto seta;
  • movimento nelle nuvole;
  • superfici d’acqua più uniformi;
  • sensazione di maggiore dinamismo.

Ma l’ND non serve soltanto a creare fotografie “mosse”.

Permette anche di lavorare con il diaframma desiderato quando la luce è troppo intensa.

ND variabile anche per il video

Nel video il filtro ND diventa ancora più importante.

Se vogliamo mantenere un tempo di esposizione coerente con il frame rate, non possiamo semplicemente continuare ad accorciare il tempo quando aumenta la luce.

Il filtro ND consente di controllare l’esposizione mantenendo apertura e tempo desiderati.

La regolazione variabile rende l’operazione particolarmente rapida.

Attenzione alla qualità degli ND variabili

Uno dei problemi tipici degli ND variabili economici è la comparsa della cosiddetta croce scura alle densità più elevate.

Possono inoltre comparire:

  • vignettatura;
  • dominanti cromatiche;
  • perdita di contrasto;
  • riduzione della nitidezza.

Durante il test del K2, anche spingendo molto la densità, non abbiamo riscontrato problemi particolarmente evidenti di questo tipo.

Ed è uno degli aspetti più positivi del sistema.

Filtro degradante GND

Il filtro che rimane probabilmente più legato alla fotografia di paesaggio tradizionale è il GND, cioè il filtro degradante.

Nel kit è presente una versione morbida da circa tre stop.

Serve a compensare situazioni nelle quali una parte della scena è molto più luminosa dell’altra.

L’esempio classico:

cielo molto luminoso e terreno in ombra.

Perché non basta sempre la gamma dinamica del sensore

Immaginiamo di trovarci davanti a una cascata.

Se esponiamo correttamente per la parte più scura del paesaggio, il cielo rischia di diventare troppo luminoso.

Se esponiamo invece per il cielo, le ombre possono chiudersi eccessivamente.

I sensori moderni recuperano tantissimo.

Ma partire da un file più equilibrato rimane spesso preferibile.

Il filtro degradante permette di ridurre la luminosità soltanto nella zona superiore dell’immagine, mantenendo invariata quella inferiore.

Utilizzare insieme ND e GND

Ed è qui che un sistema modulare diventa realmente interessante.

Possiamo usare un ND per allungare il tempo di esposizione e contemporaneamente un GND per bilanciare cielo e terreno.

Sono due problemi completamente diversi.

Il primo riguarda il tempo di esposizione.

Il secondo riguarda il contrasto della scena.

Utilizzandoli insieme possiamo risolverli entrambi direttamente sul campo.

Il sistema a lastra

Il GND viene inserito dall’alto nell’apposito supporto.

La struttura permette di farlo scorrere verticalmente e quindi decidere dove posizionare la transizione.

È fondamentale perché l’orizzonte non si trova sempre esattamente al centro dell’inquadratura.

Possiamo quindi abbassare o alzare il filtro in funzione della scena.

Protezione del filtro

Una soluzione interessante è la struttura metallica che protegge il filtro.

Nel paesaggio i filtri a lastra possono essere piuttosto delicati.

Basta una caduta o un urto per danneggiarli.

Avere una cornice che li protegge aggiunge robustezza e rende anche più sicura la manipolazione.

Filtro Mist

Nel kit è presente anche un filtro Mist.

È un elemento meno indispensabile rispetto a ND, GND e CPL, ma può avere un utilizzo creativo.

In condizioni di:

  • nebbia;
  • neve;
  • controluce;
  • luce diffusa;

può ammorbidire ulteriormente la resa e creare un’atmosfera particolare.

È probabilmente un filtro che molti utilizzeranno meno frequentemente, ma amplia comunque le possibilità del kit.

Prova reale sul campo

Il sistema è stato provato in condizioni reali, nei boschi e nei paesaggi dell’Appennino parmense.

L’obiettivo non era verificare soltanto se i filtri “funzionassero”.

Volevo soprattutto capire se fossero pratici dopo diverse ore di utilizzo.

Perché un prodotto può essere perfetto sul tavolo.

Ma è sul campo che emergono i veri difetti.

Qualità ottica

Dal punto di vista della resa il giudizio è molto positivo.

Non abbiamo osservato una perdita evidente di dettaglio.

Non sono emerse aberrazioni particolarmente problematiche.

Il flare rimane ben controllato.

E soprattutto la colorimetria rimane piuttosto neutra.

La denominazione True Color, almeno per quello che abbiamo potuto osservare, è coerente con il comportamento reale.

Fedeltà cromatica

Con filtri ND molto densi è abbastanza comune vedere dominanti più o meno marcate.

Magenta.

Verde.

Blu.

Caldo.

Con i Freewell K2 lo shift è contenuto.

Non significa che sia matematicamente assente.

Ma non siamo davanti a quelle variazioni pesanti che obbligano poi a interventi importanti in post-produzione.

Ed è proprio ciò che ci si aspetta da un filtro di fascia alta.

Nessuna croce evidente con il VND

Anche alle densità più importanti il filtro ND variabile si è comportato bene.

Non abbiamo riscontrato quella fastidiosa croce scura che spesso compare con sistemi economici.

Anche la vignettatura agli angoli è risultata complessivamente sotto controllo.

Questo rende il VND effettivamente sfruttabile lungo gran parte della propria escursione.

Robustezza

Dopo diversi mesi di utilizzo il sistema è ancora in ottime condizioni.

Non abbiamo osservato problemi evidenti alle viti.

Gli agganci continuano a funzionare correttamente.

La verniciatura non presenta deterioramenti particolari.

Naturalmente non possiamo dire cosa succederà dopo cinque o dieci anni.

Ma la prima impressione sulla durata è decisamente buona.

La custodia

Anche la confezione rigida merita una considerazione.

È molto protettiva.

All’inizio può sembrare più ingombrante rispetto a una custodia morbida.

Nell’utilizzo reale, però, l’abbiamo trovata più pratica del previsto.

È possibile fissarla alla cintura e utilizzarla quasi come una piccola stazione di lavoro da cui estrarre rapidamente i filtri.

Sono dettagli che sul campo fanno la differenza.

Cosa non ci è piaciuto

Il sistema non è perfetto.

Ci sono soprattutto un paio di aspetti che migliorerei.

Il primo riguarda il tappo metallico frontale.

Il magnete è molto forte.

Forse persino troppo.

Senza guanti non è un problema enorme.

Con i guanti invernali può diventare fastidioso rimuoverlo.

Il problema dei guanti

Lo stesso discorso vale per alcuni elementi interni del sistema.

Quando la temperatura scende molto, togliersi i guanti per manipolare componenti metallici non è propriamente piacevole.

Altri produttori utilizzano piccole linguette che rendono più facile estrarre i filtri.

È una soluzione che avremmo apprezzato anche sul K2.

Non è un difetto grave.

Ma è uno di quei dettagli che si notano soltanto quando il prodotto viene utilizzato realmente sul campo.

Pratico, ma non il più pratico in assoluto

Nel complesso il sistema è comodo.

L’attacco magnetico funziona molto bene.

La possibilità di spostare rapidamente l’intero holder tra obiettivi differenti è interessante.

La solidità è ottima.

Ma sul mercato esistono anche sistemi che, in alcuni dettagli, risultano ancora più rapidi e raffinati.

Per questo non diremmo che il Freewell K2 sia il sistema più pratico in assoluto.

Diremmo però che è sicuramente pratico e perfettamente utilizzabile anche in condizioni impegnative.

Il vero punto di forza: la completezza

La cosa che distingue maggiormente il K2 è probabilmente la quantità di soluzioni contenute nello stesso ecosistema.

Polarizzatore.

ND variabile.

GND.

Mist.

Adattatori.

Holder.

Sistema magnetico.

È veramente difficile trovarsi sul campo e pensare:

“Mi manca proprio quel filtro.”

Per chi vuole costruire un unico kit da paesaggio, questo è un vantaggio significativo.

Il prezzo e la concorrenza

Arriviamo inevitabilmente a un punto importante.

Il Freewell K2 si posiziona in una fascia di prezzo dove esistono concorrenti molto importanti e storicamente molto conosciuti.

E questo significa che non va acquistato automaticamente soltanto perché è un buon prodotto.

Bisogna confrontarlo.

Alcuni sistemi concorrenti offrono meccanismi di aggancio che potrebbero piacere di più.

Altri potrebbero proporre configurazioni differenti.

La scelta dipende quindi molto dal proprio modo di lavorare.

Non è “il migliore del mercato”

Non abbiamo alcun interesse nel dirvi che il Freewell K2 sia il migliore sistema di filtri esistente.

Non sarebbe corretto.

Esistono prodotti eccellenti di altri marchi.

E sotto alcuni aspetti ci sono soluzioni persino più comode.

Quello che possiamo dire dopo averlo utilizzato è un’altra cosa:

il K2 mantiene le promesse.

La qualità ottica c’è.

La costruzione c’è.

La fedeltà cromatica c’è.

La modularità c’è.

La praticità complessiva è buona.

A chi lo consigliamo

Il Freewell K2 può avere particolarmente senso per chi cerca:

  • un kit molto completo;
  • un solo sistema per più filtri;
  • attacco magnetico;
  • buona qualità ottica;
  • filtri ND variabili;
  • GND a lastra;
  • CPL;
  • robustezza;
  • utilizzo sia fotografico sia video.

È soprattutto indicato per chi vuole acquistare un sistema completo una volta sola e avere praticamente tutto ciò che serve per paesaggio e lunghe esposizioni.

A chi potrebbe interessare meno

Potrebbe invece essere meno interessante per chi utilizza soltanto un singolo filtro.

Se avete bisogno esclusivamente di un polarizzatore, per esempio, un kit così completo può essere sovradimensionato.

Lo stesso vale se avete già costruito nel tempo un sistema di filtri di un altro produttore.

In quel caso cambiare ecosistema potrebbe non avere molto senso.

Filtri o nuova fotocamera?

Chiudiamo tornando alla considerazione iniziale.

Se avete già una buona fotocamera e volete migliorare le vostre fotografie di paesaggio, prima di pensare all’ennesimo cambio corpo fermatevi un momento.

Chiedetevi:

ho un buon treppiede?

Ho un polarizzatore di qualità?

Posso fare lunghe esposizioni?

Posso gestire correttamente scene con forti differenze di luminosità?

Perché spesso sono proprio questi strumenti ad aprire nuove possibilità fotografiche.

Non dieci megapixel in più.

La creatività viene prima della scheda tecnica

Un filtro ND vi permette di trasformare il movimento dell’acqua.

Un GND vi permette di gestire un cielo luminoso senza sacrificare il terreno.

Un polarizzatore elimina riflessi che nessun sensore potrà recuperare successivamente.

Sono strumenti che cambiano ciò che possiamo fotografare.

Ed è per questo che, nel paesaggio, considero un buon sistema di filtri un investimento molto più intelligente rispetto a rincorrere continuamente l’ultimo modello di fotocamera.

Conclusioni

Il Freewell K2 ci ha convinto soprattutto per tre aspetti:

qualità ottica, completezza e robustezza.

Il sistema magnetico rende il lavoro abbastanza rapido.

La resa cromatica è molto buona.

Gli ND variabili mantengono un comportamento convincente anche alle densità elevate.

Il GND completa perfettamente il kit per il paesaggio.

La costruzione prevalentemente metallica restituisce una buona sensazione di affidabilità.

Non è però un sistema perfetto.

Il tappo magnetico anteriore è fin troppo tenace.

Alcuni filtri potrebbero essere più semplici da manipolare con i guanti.

E considerando il prezzo è corretto confrontarlo attentamente con i migliori sistemi concorrenti.

Ma dopo diversi mesi di utilizzo possiamo dire che il giudizio è positivo.

Non è necessariamente il miglior sistema di filtri del mercato, ma è un sistema serio, completo e capace di offrire risultati di ottimo livello.

E soprattutto conferma una cosa che continuiamo a ripetere:

se amate davvero la fotografia di paesaggio, investite meno nell’ossessione per l’ultima fotocamera e un po’ di più negli strumenti che possono realmente cambiare le vostre fotografie.

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