Perfetto. Da questi sottotitoli ricaverei un articolo molto interessante perché non parla solo di quote di mercato, ma prova soprattutto a spiegare perché alcuni marchi stanno crescendo e altri stanno facendo più fatica. Mantengo quindi il taglio ragionato del video e non una semplice sequenza di numeri.
Mercato fotografico: Canon domina, Fujifilm cresce, Sony rallenta. E gli altri?
Il mercato fotografico continua a cambiare.
Alcuni marchi stanno consolidando le proprie posizioni, altri stanno crescendo in maniera sorprendente, mentre altri ancora sembrano avere difficoltà a trovare un’identità realmente forte.
I dati presi in esame nel video mostrano una situazione piuttosto interessante.
Canon continua a dominare il mercato, Fujifilm cresce in maniera importante fino a superare Nikon, Sony rimane saldamente al secondo posto ma mostra un rallentamento, mentre Panasonic, Ricoh e OM System occupano quote decisamente più contenute.
Ma i numeri, da soli, raccontano soltanto una parte della storia.
La domanda più interessante è un’altra:
perché alcuni marchi stanno crescendo e altri fanno più fatica?
È proprio su questo che vogliamo ragionare.
Canon: la forza di essere ovunque
Canon continua a rappresentare il riferimento assoluto in termini di volumi.
Nei dati analizzati raggiunge una quota di mercato intorno al 45,7%, con circa 4,5 milioni di unità vendute e una crescita significativa rispetto agli anni precedenti.
Numeri impressionanti.
Ma il successo di Canon non deriva soltanto dalla qualità dei prodotti.
La vera forza del marchio è probabilmente la sua capacità di coprire praticamente ogni fascia di mercato.
Canon parte dalle fotocamere entry level relativamente economiche e arriva fino alle ammiraglie professionali.
Questo significa poter intercettare:
- il principiante;
- il fotoamatore;
- il content creator;
- il professionista;
- il videomaker;
- il fotografo sportivo;
- chi acquista la prima fotocamera.
È una segmentazione estremamente ampia.
Ed è sempre stata una delle grandi capacità di Canon.
Dal supermercato al professionista
Storicamente Canon ha sempre saputo creare un percorso molto chiaro.
Si poteva entrare nel sistema con una reflex economica e, nel corso degli anni, arrivare alle macchine professionali senza cambiare marchio.
Oggi la stessa logica continua con il sistema EOS R.
L’offerta parte da prodotti relativamente accessibili fino ad arrivare alle macchine professionali di fascia più alta.
A questo si aggiunge una crescente attenzione verso il video e il mondo dei content creator.
Prodotti come le varianti dedicate maggiormente alla produzione video dimostrano che Canon sta cercando di segmentare il mercato ancora di più.
E soprattutto c’è un elemento fondamentale:
chi compra Canon sa abbastanza bene cosa sta comprando.
Tecnologia consolidata.
Autofocus affidabile.
Sistema ampio.
Assistenza.
Storia.
È un insieme di elementi che genera fiducia.
E se Canon aprisse maggiormente la baionetta RF?
Uno dei temi più discussi riguarda naturalmente la compatibilità con gli obiettivi di terze parti.
Canon ha mantenuto per lungo tempo un controllo molto stretto sul sistema RF.
Nonostante questo, continua a dominare il mercato.
È interessante quindi chiedersi cosa potrebbe accadere se l’apertura verso produttori terzi diventasse molto più ampia.
Un’offerta maggiore di obiettivi Sigma, Tamron e altri marchi potrebbe rendere il sistema ancora più competitivo.
E considerando la posizione di partenza, sarebbe una mossa potenzialmente molto importante.
Sony: davvero in difficoltà?
Sony rimane saldamente al secondo posto, con una quota di mercato intorno al 24-25% nei dati analizzati.
Si registra però una flessione percentuale.
Bisogna interpretarla correttamente.
Non significa necessariamente che Sony stia vivendo una crisi.
In termini assoluti, le vendite rimangono elevate.
Probabilmente siamo davanti anche a una precisa scelta strategica.
Sony sembra concentrarsi maggiormente sulle fasce enthusiast e professionali, dove il margine economico per singolo prodotto è superiore.
La vera entry level economica è molto meno presente rispetto a Canon.
Sony punta più sul margine che sui volumi?
Questa potrebbe essere una delle chiavi.
Canon sembra puntare fortemente alla quota di mercato.
Sony potrebbe essere più interessata alla redditività.
Vendere meno unità, ma con un prezzo medio superiore, può essere perfettamente sensato dal punto di vista industriale.
Il problema nasce se la distanza dal leader continua ad aumentare.
Per diversi anni Canon e Sony sembravano molto più vicine.
Ora il divario appare decisamente più ampio.
Sarà quindi interessante capire se Sony continuerà su questa strategia oppure deciderà di tornare a investire maggiormente sulle fasce più economiche.
Il grande buco Sony: APS-C
Secondo noi c’è soprattutto un settore che Sony potrebbe sviluppare molto di più:
APS-C.
Il marchio dispone naturalmente di fotocamere APS-C molto valide, ma non esiste oggi una gamma articolata e completa paragonabile a quella costruita da Fujifilm.
Manca soprattutto una vera APS-C professionale capace di rappresentare un riferimento autonomo.
Se Sony decidesse di creare un sistema APS-C più completo, partendo da una vera entry level fino ad arrivare a una macchina professionale, potrebbe probabilmente recuperare ulteriori quote.
Tecnologicamente avrebbe tutte le possibilità per farlo.
Fujifilm: la vera sorpresa
Il risultato più interessante è probabilmente quello di Fujifilm.
Nei dati analizzati raggiunge circa l’11,8% del mercato, superando Nikon e conquistando la terza posizione.
Ed è un risultato particolarmente importante perché Fujifilm non compete con Canon sullo stesso terreno.
Non punta a essere semplicemente “un’altra azienda tecnologica”.
Ha fatto qualcosa di diverso.
Secondo noi Fujifilm è riuscita più di qualsiasi altro produttore a trasformare la fotocamera da strumento tecnologico a oggetto culturale.
Ed è probabilmente questa la chiave del successo.
Quando compri Fujifilm sai perché la compri
Il vantaggio più grande di Fujifilm è l’identità.
Se chiediamo a un appassionato perché acquista Fujifilm, le risposte arrivano immediatamente:
- design;
- ghiere tradizionali;
- simulazioni pellicola;
- esperienza fotografica;
- estetica vintage;
- X100;
- mirino ibrido;
- medio formato GFX;
- colore.
Esiste una personalità chiarissima.
Non importa nemmeno che ogni elemento sia tecnicamente migliore della concorrenza.
Conta il fatto che il cliente sappia immediatamente che cosa rappresenta Fujifilm.
Una strategia per cluster
Fujifilm ha inoltre sviluppato prodotti destinati a gruppi molto specifici di fotografi.
Pensiamo alla serie X100.
Non è semplicemente una compatta APS-C.
È diventata quasi un oggetto iconico.
Lo stesso vale per la serie GFX.
Fujifilm ha di fatto reso il medio formato molto più accessibile e ha costruito una gamma estremamente ampia.
Nel suo catalogo troviamo prodotti molto diversi, ma tutti riconoscibili.
E questa coerenza crea cultura di marchio.
Fujifilm e il ruolo degli Ambassador
Un altro aspetto importante è stata la comunicazione.
Fujifilm ha investito molto negli X-Photographers, mostrando fin dall’inizio il sistema nelle mani di fotografi professionisti.
Questo ha contribuito a creare credibilità.
Chi osservava il sistema vedeva fotografie reali, progetti e professionisti che lo utilizzavano.
Non era soltanto una campagna basata sulle specifiche tecniche.
Era un racconto.
E il racconto del prodotto, soprattutto in fotografia, conta moltissimo.
È interessante notare che questa crescita è avvenuta nonostante Fujifilm abbia attraversato anche momenti di forte critica, soprattutto per alcune problematiche legate all’autofocus.
Il fatto che il marchio abbia continuato a crescere dimostra quanto forte sia diventata la sua identità.
Nikon: prodotti eccellenti, ma qual è il messaggio?
Arriviamo probabilmente al caso più complesso.
Nikon perde la terza posizione e scende al quarto posto, con una quota di mercato intorno al 9% nei dati analizzati.
E qui nasce un paradosso.
Perché Nikon realizza prodotti eccellenti.
Z8 e Z9, per esempio, sono macchine di altissimo livello.
Il sistema Z dispone di ottiche straordinarie.
Anche le fotocamere di fascia inferiore sono competitive.
Quindi il problema non sembra essere la qualità del prodotto.
Il problema potrebbe essere soprattutto l’identità.
Perché dovrei comprare Nikon?
È una domanda tipicamente di marketing, ma fondamentale.
Perché una persona dovrebbe scegliere proprio quel marchio?
Sony risponde con tecnologia e innovazione.
Canon con affidabilità, completezza e sistema.
Fujifilm con cultura fotografica ed esperienza.
OM System con leggerezza, outdoor e fotografia computazionale.
E Nikon?
Per un nikonista storico la risposta è ovvia:
perché è Nikon.
Ma per un nuovo cliente?
Qui il messaggio diventa meno immediato.
Nikon dovrebbe valorizzare maggiormente la propria storia?
Secondo noi sì.
Nikon possiede un patrimonio storico enorme.
Potrebbe sfruttarlo molto più aggressivamente.
Prodotti come Nikon Zf hanno dimostrato che esiste un pubblico molto sensibile a una fotografia più emozionale, al design e alla tradizione.
Invece di cercare continuamente lo scontro frontale con Canon e Sony sul terreno puramente tecnologico, Nikon potrebbe rafforzare una propria identità.
Una sorta, permetteteci la semplificazione, di “Leica giapponese”, con una forte attenzione alla storia, all’esperienza fotografica, al design e alla qualità.
Naturalmente mantenendo parallelamente macchine professionali come Z8 e Z9.
Panasonic: ottimi prodotti, identità poco chiara
Panasonic cresce leggermente e si posiziona intorno al 4%.
Il problema è che, ancora una volta, la qualità delle fotocamere non è la questione principale.
Le Lumix moderne sono prodotti estremamente validi.
Il passaggio finalmente all’autofocus a rilevamento di fase ha eliminato uno dei principali limiti storici del sistema.
Il comparto video rimane tra i migliori.
La stabilizzazione è eccellente.
Il sistema L-Mount offre numerose ottiche grazie anche alla collaborazione con Sigma.
Quindi dove sta il problema?
Ancora una volta:
perché un fotografo dovrebbe scegliere Panasonic invece di Sony, Canon o Nikon?
Panasonic è molto più forte nel video che nella fotografia
Se parliamo con un videomaker, la risposta è molto più semplice.
Lumix ha un’identità forte.
Funzioni video evolute.
Formati professionali.
Stabilizzazione.
Ventole.
Strumenti dedicati.
Per un content creator o un videomaker il marchio ha perfettamente senso.
Nel mondo della fotografia, però, l’identità è molto meno evidente.
Ed è secondo noi un problema soprattutto di comunicazione.
Dove sono gli Ambassador Lumix?
Panasonic avrebbe probabilmente bisogno di una presenza molto più forte nel mondo fotografico professionale.
Bisognerebbe vedere continuamente fotografi di alto livello utilizzare le Lumix.
Vedere progetti.
Vedere immagini.
Vedere cosa si può ottenere.
Fujifilm lo ha fatto benissimo.
Sony lo ha fatto.
Canon possiede già un’enorme notorietà storica.
Panasonic molto meno.
E quando un marchio deve costruire una nuova identità, la comunicazione diventa fondamentale.
L’occasione persa del Micro Quattro Terzi
Secondo noi Panasonic avrebbe potuto inoltre sfruttare molto meglio il Micro Quattro Terzi.
Il formato è perfetto per il mondo moderno dei content creator:
- corpi piccoli;
- ottiche piccole;
- ottima stabilizzazione;
- grande profondità di campo;
- costi relativamente contenuti;
- qualità video elevata.
Con una strategia più aggressiva sarebbe stato possibile creare una gamma fortemente identificata con vlog, produzione social e viaggio.
Panasonic ha continuato a sviluppare il formato, ma l’impressione è che negli ultimi anni abbia dedicato molta più energia al full frame.
E forse ha lasciato sul tavolo un’opportunità importante.
Ricoh: quando essere piccoli diventa un vantaggio
Una delle grandi sorprese è invece Ricoh, che nei dati analizzati supera OM System.
Ed è una storia estremamente interessante.
Ricoh dispone di risorse decisamente inferiori rispetto ai grandi colossi.
Non può sfidare Sony o Canon sul numero di prodotti.
E quindi ha fatto la cosa più intelligente:
ha smesso di giocare la stessa partita.
Prodotti diversi, non prodotti migliori sulla carta
Pensiamo alla Pentax K-3 III Monochrome.
Oppure alla Ricoh GR Monochrome.
Sono prodotti molto particolari.
Non sono economici.
Non sono per tutti.
Ma hanno una ragione precisa di esistere.
E quando arrivano sul mercato, spesso diventano difficili da trovare.
Questo dimostra un concetto fondamentale:
anche un marchio relativamente piccolo può ottenere ottimi risultati se propone qualcosa che gli altri non hanno.
Non serve necessariamente avere la raffica più veloce o l’autofocus più intelligente.
Bisogna creare desiderio.
Ricoh, in questo momento, sembra averlo capito molto bene.
OM System: il caso più preoccupante
Arriviamo infine a OM System, che nei dati analizzati si posiziona intorno all’1,5%.
Ed è probabilmente il risultato che ci dispiace maggiormente.
Perché OM System dispone di prodotti eccellenti.
Ha tecnologie uniche.
Ha una stabilizzazione tra le migliori del mercato.
Ha funzioni computazionali che molti concorrenti non possiedono.
Ha corpi tropicalizzati, relativamente piccoli e progettati per lavorare in condizioni difficili.
Quindi perché la quota rimane così bassa?
Secondo noi il problema è principalmente strategico.
La nicchia dentro la nicchia
OM System ha scelto di posizionarsi molto fortemente nella fotografia naturalistica, nell’avifauna e nell’outdoor.
Una strategia comprensibile.
Il Micro Quattro Terzi offre vantaggi importanti proprio con i teleobiettivi.
Ma c’è un rischio.
Il Micro Quattro Terzi è già un segmento relativamente piccolo del mercato.
Se all’interno di quel segmento si sceglie di parlare quasi esclusivamente a una nicchia ancora più specifica, il pubblico potenziale diventa inevitabilmente molto ridotto.
E matematicamente diventa difficile crescere.
OM System potrebbe essere molto più di un sistema per avifauna
Il paradosso è che le qualità del sistema sarebbero perfette anche per moltissimi altri fotografi.
Pensiamo a:
- viaggio;
- street photography;
- trekking;
- montagna;
- cicloturismo;
- reportage;
- fotografia urbana;
- content creator.
Un corpo piccolo, tropicalizzato e stabilizzato dovrebbe essere praticamente ideale per questi utenti.
Eppure gran parte della comunicazione continua a concentrarsi soprattutto sui teleobiettivi, sugli animali e sulla fotografia naturalistica.
Secondo noi è un limite importante.
Servirebbero nuove ottiche
Anche il catalogo potrebbe essere sviluppato in maniera più aggressiva.
Servirebbero, per esempio:
- nuovi fissi luminosi;
- una vera linea f/1.4 moderna;
- zoom luminosi più compatti;
- ottiche dedicate ai content creator;
- prodotti pensati specificamente per street e viaggio.
OM System dispone della tecnologia.
Manca forse una maggiore aggressività nel prodotto e nel posizionamento.
Una OM System Monochrome?
Una possibile strada potrebbe essere proprio quella seguita da Ricoh.
Prodotti diversi.
Una OM System monocromatica, per esempio, avrebbe caratteristiche uniche.
Immaginate un sensore monocromatico abbinato a:
- stabilizzazione OM System;
- Live ND;
- High Resolution;
- Live Composite;
- tropicalizzazione;
- corpo compatto.
Sarebbe un prodotto realmente differente.
Non necessariamente destinato a milioni di clienti, ma capace di generare attenzione e identità.
E perché non recuperare la tradizione Olympus?
Olympus possiede una storia straordinaria nella fotografia documentaria e di strada.
OM-1.
OM-2.
OM-3.
OM-4.
Fotocamere che incarnavano perfettamente il concetto di sistema piccolo, raffinato e professionale.
Quella tradizione potrebbe essere sfruttata molto di più.
Una moderna reinterpretazione di quella filosofia potrebbe intercettare proprio il pubblico che oggi guarda a Fujifilm, Ricoh o Leica.
OM System avrebbe tutte le carte tecnologiche per farlo.
Il problema della comunicazione
C’è infine il tema Ambassador.
Da anni riteniamo che il Micro Quattro Terzi abbia un bisogno enorme di fotografi capaci di mostrare concretamente ciò che il formato può fare.
Non semplicemente testimonial.
Fotografi realmente bravi.
Progetti.
Stampe.
Lavori professionali.
Immagini capaci di eliminare immediatamente discussioni infinite su rumore, dimensioni del sensore e profondità di campo.
Se un fotografo vede risultati di alto livello realizzati con quel sistema, cambia completamente la percezione.
Fujifilm ha costruito parte del proprio successo proprio così.
OM System potrebbe farlo molto di più.
Cosa ci raccontano davvero questi numeri?
Il dato più interessante non è semplicemente che Canon venda più di Sony oppure che Fujifilm abbia superato Nikon.
Il vero messaggio è un altro.
Oggi non basta costruire buone fotocamere.
Quasi tutti i produttori costruiscono ottime fotocamere.
La differenza viene fatta da:
- identità;
- posizionamento;
- comunicazione;
- gamma;
- cultura del marchio;
- capacità di distinguersi.
Canon vince con la completezza.
Sony con la tecnologia.
Fujifilm con la cultura e l’esperienza.
Ricoh con la specializzazione intelligente.
Panasonic, Nikon e OM System devono invece rendere ancora più chiaro il motivo per cui un nuovo cliente dovrebbe scegliere proprio loro.
Il futuro sarà ancora più competitivo
Il mercato fotografico è molto più piccolo rispetto a quindici anni fa.
Questo significa che ogni punto percentuale diventa più importante.
Non c’è spazio per prodotti indistinguibili dalla concorrenza.
Ogni marchio deve spiegare chiaramente:
“Perché dovresti comprare me?”
Chi riuscirà a rispondere bene continuerà a crescere.
Chi si limiterà a produrre ottime fotocamere senza costruire un’identità rischierà invece di perdere progressivamente spazio.
Ed è proprio questo che rende i prossimi anni particolarmente interessanti.
Perché Canon oggi è nettamente davanti.
Fujifilm sta crescendo.
Sony dovrà decidere come reagire.
Nikon deve probabilmente rafforzare la propria identità.
Panasonic deve conquistare davvero i fotografi.
Ricoh sta dimostrando che la nicchia può funzionare.
E OM System deve probabilmente allargare il proprio messaggio oltre l’avifauna e l’outdoor.
La partita, quindi, è tutt’altro che chiusa.
E voi cosa ne pensate?
Quale marchio secondo voi sta seguendo oggi la strategia più intelligente?
E soprattutto: quale produttore rischia maggiormente nei prossimi anni se non cambia direzione?





